Il nuovo governo dovrà aprire gli occhi sul comparto o nel 2013 si perderanno altri migliaia di posti di lavoro e l'11% circa del PIL

Domenica 24 e lunedì 25 febbraio gli italiani sono chiamati alle urne per rinnovare i due rami del Parlamento italiano: la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica. Le elezioni politiche del 2013 sono molto importanti per diverse ragioni e senza elencarle tutte ci limiteremo a ricordare perché sono fondamentali anche per il settore auto. Sono cinque anni che le immatricolazioni si riducono: nel 2008 il calo è stato del 13,3%, nel 2009 l'auto ha perso lo 0,17%, nel 2010 il 9,2%, nel 2011 il 10,88% e nel 2012 siamo tornati ai livelli di 33 anni fa con una flessione del 19,9%. La crisi è profonda e, per quanto possa sembrare un problema marginale o solo di nicchia, è importante ricordare che il settore auto rappresenta il 12% circa del PIL e impiega 1.200.000 persone (indotto compreso). Senza un quadro politico stabile la previsione per il 2013 è netta: o si riparte o si affonda. Chiunque entrerà in Parlamento avrà la responsabilità di risollevare l'Italia e per questo OmniAuto.it ha analizzato accuratamente i programmi dei principali schieramenti politici ed ha dato ascolto agli automobilisti-elettori che si recheranno alle urne. Gli aventi diritto al voto per la Camera dei Deputati sono circa 51 milioni ed oltre a loro anche l'industria dell'auto è pronta a fare la sua richiesta. OmniAuto.it, in qualità di Magazine dell'auto che da oltre dieci anni vi tiene informati sul mondo delle quattro ruote, si è impegnato a seguire l'operato del nuovo governo e ad essere proattivo nella rinascita del settore: seguite il Dossier Elezioni 2013.

L'AUTOMOBILISTA NON E' UN BANCOMAT

Il prossimo governo deve cambiare atteggiamento verso gli automobilisti. I precedenti esecutivi hanno colpito troppo spesso l'automobile introducendo nuove accise sui carburanti, riducendo la deducibilità dell'auto aziendale, aumentando l'IVA e l'IPT, inventando il superbollo, aumentando i pedaggi autostradali... La pressione è stata così tanta che per la prima volta dal 1965 l'UNRAE, l'associazione delle Case estere che operano in Italia, ha annullato nel 2012 la tradizionale conferenza stampa di fine anno per contestare l'esecutivo: "Chi vorrà, potrà intendere il nostro silenzio un atto di chiara protesta contro le recenti decisioni fiscali del Governo che hanno inflitto ripetuti colpi al mercato dell’auto e come testimonianza di acuta sofferenza per un settore che per un anno intero è stato non soltanto totalmente trascurato, ma anche saccheggiato".

LE STRADE DEVONO ESSERE PIU' SICURE E MENO INQUINATE

L'automobile non solo è un mezzo che fa muovere gli italiani, è anche pronta a rispettare l'ambiente con tecnologie poco o per nulla inquinanti. Tuttavia queste stentano a decollare perché hanno bisogno di una spinta governativa, come accade negli altri paesi. Ad esempio sugli incentivi all'auto elettrica l'Italia è arrivata molto in ritardo rispetto all'Europa, alla Cina o agli Stati Uniti. Gli stessi incentivi 2013 per l'auto ecologica sono molto scarsi e basteranno a soddisfare pochissime richieste. Anche le infrastrutture di ricarica per l'auto elettrica sono rimaste indietro mentre nel resto del mondo avanzano... E non è tutto. L'Italia ha bisogno di strade più sicure perché l'obiettivo comunitario di dimezzare in dieci anni gli incidenti stradali non è stato raggiunto ed ogni giorno se ne verificano 500 circa per un costo sociale annuo di 28 miliardi di euro.