Da tempo non si vedevano tanti italiani, come ai tempi delle vittorie Ferrari

Mezzo secolo dopo c'è ancora, ad aprire l'annata delle competizioni in pista. La 24 Ore di Daytona compie 50 anni e lo fa con una edizione in cui la novità principale è un regolamento tecnico che ha aperto ai costruttori. Per prima è arrivata la Corvette, che ha allestito nuovi Daytona Prototype di gran lunga più aggraziati dei DP finora utilizzati e, secondo quanto visto nei "Roar Before", i test che precedono il via della 24 Ore "d'America", che sembrano già competitivi nonostante si dicesse fossero meno aerodinamicamente efficenti rispetto ai "vecchi" prototipi di Riley e Dallara. Ma a rendere particolarmente interessante questa edizione del mezzo secolo sono i tanti intrecci con la tradizione motoristica nostrana.

ITALIANI D'AMERICA

Nella categoria maggiore hanno buone possibilità di vittoria i due "Max" italiani e veterani della Grand-Am, quest'anno entrambi su un DP Corvette: Max Angelelli, che è stato il più veloce nei tre giorni di test di due settimane fa, proverà a ripetersi insieme ai compagni Briscoe e Taylor, così come Max Papis ci proverà insieme a Barbosa, Borcheller e France. La concorrenza comunque è fortissima, a partire dal dream team di Ganassi, vincitore nel 2011, composto da Pruett-Rojas-Rahal-Hand. Nomi importanti anche nella classe GT, con i debutti di di lusso alla classica della Florida di Andrea Bertolini (con Beretta e Vilander), Giancarlo Fisichella e Gianmaria Bruni (insieme a Raphael Matos), tutti con la nuova 458 Italia Grand-Am del Risi Competizione. Rientrante di lusso è invece Emanuele Pirro, che dopo 31 anni ritorna a Daytona con una Audi R8 condivisa con Baas, Canache, Norman e von Moltke.

LA DAYTONA TRICOLORE

Rientra Ferrari, dunque, marchio che da parecchi anni a Daytona non trionfa. Dal 1998, per la precisione, con la Ferrari 333SP di Mauro Baldi e Gianpiero Moretti, scomparso a 71 anni poche settimane fa, che furono in quella impresa affiancati da Luyendyk e Theys. Eppure il Cavallino ha trascorsi molto positivi a Daytona: vinse già alla seconda edizione disputata sulla distanza di 3 ore, nel 1963, con Pedro Rodriguez su 250 GTO e il messicano si ripetè l'anno successivo in coppia con Phil Hill. Memorabile però è l'edizione del 1967, nella quale vinsero Lorenzo Bandini e Chris Amon su 330 P3/4 e il Cavallino fece tripletta con la 330 P4 affidata a Mike Parkes e Lodovico Scarfiotti e la 412 P di Rodriguez-Guichet. Gli altri successi firmati da driver italiani sono quelli di Giovanni Lavaggi nel 1995 (su Kremer K8 con Werner, Bouchut e Lassig), dei citati Papis e Baldi nel 2002 (su Dallara SP1-Judd insieme a Lienhard e Theys) e Angelelli nel 2005 (con Taylor e Collard su Pontiac-Riley MKXI).