Per la prima volta dal 1939 la più grande kermesse britannica non si svolgerà

La recessione è tornata ad abbattersi sui Saloni dell'auto come una mannaia. Dopo il successo di Ginevra, che aveva regalato al mondo dell'auto una boccata d'ossigeno nella triste atmosfera assenteista di Detroit, è arrivata dal Regno Unito una comunicazione ufficiale che congela di nuovo gli animi: "A seguito di consultazioni con l'industria dell'auto britannica, l'Associazione dei costruttori ha preso la difficile decisione di annullare l'edizione 2010 del British International Motor Show. La recessione e le difficoltà senza precedenti nel Regno Unito e nel mondo rendono impossibile per i costruttori impegnarsi a partecipare a questo appuntamento".

Una nota che cancella in un solo colpo e, per la prima volta dal 1939, l'evento biennale che, accanto a Ginevra, è uno degli appuntamenti più importanti del settore in Europa. "Il British International Motor Show è un evento fondamentale ed eliminarlo è stata una decisione molto sofferta", ha detto Paul Everitt, presidente dell'Associazione dei costruttori britannici - ma il mercato dell'automobile è sotto ad una pressione straordinaria che ha diffuso un clima di incertezza insostenibile". Colossi come General Motors e Chrysler sono sull'orlo del fallimento e dipendono come non mai dall'aiuto di Washington, mentre la terza americana, Ford, sta cercando di vendere Volvo.

I costruttori giapponesi, anche loro alle prese con un eccezionale crollo delle immatricolazioni, hanno diversi stabilimenti nel Regno Unito da cui dipendono 800.000 posti di lavoro: a Sunderland sono a rischio 1.200 dipendenti della Nissan, a Swindon la Honda ha annunciato una riduzione della produttività per 4 mesi e Toyota ha tagliato del 10% lo stipendio dei dipendenti di ben 3 fabbriche. Uno scenario di grave difficoltà in cui le case costruttrici hanno chiesto al governo britannico di intervenire ed hanno finora ottenuto un pacchetto di sostegno da 2,5 miliardi di euro.