Più pratica e sempre più lontana dall'originale. Ma sarebbe ora di non considerare più intoccabile nessuna icona

La MINI a cinque porte è uno scandalo. Aggiungendo due porte dietro (un po' piccole, a dire il vero), allungando il passo di poco più di 7 centimetri e la carrozzeria di 16, la celebre MINI di Alec Issigonis che stava in un fazzoletto non c'è più. Scandalo? Dovremmo smetterla di pensare a quel che è stato o a quelle che si chiamano icone come se fossero intoccabili e il tempo non fosse passato invano. Due porte in più significano praticità, che poi è la richiesta di un mercato dove consumi e modo di consumare sono cambiati, nell'auto come altrove. Cinque anni di crisi economica dopo lo sfacelo dei mutui subprime in America non sono passati invano nemmeno qui.


Andando oltre la MINI, in questi anni ci siamo abituati a ben altro. A guidare per esempio delle Porsche con start e stop di serie, poi ibride, per finire su una Tesla Model S elettrica che da ferma è capace di partire a razzo. In senso letterale e con una emozione che si pensava finora appannaggio dei soliti motori pluricilindrici o di ben altri marchi. La MINI a cinque porte (che poi: la Countryman ha già cinque porte, è solo più alta e pompata e con trazione integrale...) fa venire in mente quanto si chiacchiera in casa Piaggio. Fare o non fare una Vespa, anzi un Vespone ancora più grande della Gts 300? Toccare o non toccare un'altra icona motoristica del secolo scorso giunta intatta nel suo splendore al terzo millennio? Un Vespone più one buono per commuting extraurbano e coprire un altro pezzetto di mercato, rischiando di alterare l'immagine di un prodotto urbano per eccellenza? La Vespa no, la MINI sì? Forse sarebbe ora di pensare che lo scandalo vero è ritenere che ci sia scandalo. Ma perché mai?

MINI 5 porte, più lunga e quindi più comoda

Foto di: Eleonora Lilli