“In Italia condizioni industriali impossibili”: troppe difficoltà nel fare impresa nel nostro Paese, ma il ministro Giovannini non è d’accordo

Giorni caldi per Fiat e non solo per l’estate. La notizia più importante per il futuro del Lingotto sembrava essere il rinvio della scalata azionaria a Chrysler con l’acquisto delle azioni in mano al sindacato dei lavoratori americani, che seguiva a sua volta la pubblicazione del bilancio (globalmente positivo) dell’ultimo semestre. Ma l’ad italo-canadese del gruppo Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne, nella conference call con gli analisti si è sfogato dicendo che “in Italia le condizioni per fare industria restano impossibili”, appellandosi così al governo italiano perché intervenga. Secondo il ministro del Lavoro Enrico Giovannini "Marchionne ha torto" perché, questo il parere dell'ex presidente dell'Istat, il nostro Paese riesce ancora ad essere terreno fertile per le aziende, che possono così fare industria e generare posti di lavoro e che i problemi con i sindacati vadano risolti attraverso gli accordi tra le parti.

FIAT DIREBBE ADDIO ALL’ITALIA

Le parole di Marchionne seguono quelle pronunciate alla Sevel di Atessa in seguito alla sentenza che ha riconosciuto come incostituzionale l’articolo 9 dello Statuto dei lavoratori: “Se le condizioni in Italia restano quelle attuali, è impossibile gestire bene le relazioni industriali. Anche se ci impegnassimo sugli investimenti, sarebbe un impegno vuoto. Abbiamo chiesto con urgenza al governo di varare delle misure che rimedino a questo vuoto ma per ora non vediamo niente. Stiamo cercando di capire le implicazioni della sentenza per le nostre attività in Italia. Incontreremo anche il sindacato al centro di questo contenzioso, vedremo il risultato”. Le preoccupazioni del numero uno di Fiat-Chrysler porterebbero ad un cambio strategico nei piani industriali del Lingotto in Italia, per non rischiare di buttare i soldi investiti in un Paese con regole che vanno cambiate. Come, lo chiede all’esecutivo, a cui spetterebbe l’obbligo di intervenire sulla normativa che vige in tema di rappresentanza sindacale. Per questo resta confermato l’incontro di giovedì a Roma tra Fiat, Maurizio Landini della Fiom e altre sigle sindacali.

E ALFA ROMEO ANDREBBE ALL’ESTERO

Anche il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, ha detto che dovrebbe “incontrare Marchionne prima della pausa estiva, prima del agosto. A Grugliasco ho visto un investimento importante (la fabbrica che produce le Maserati Quattroporte e Ghibli, ndr) che mi ha dato l’idea della volontà di Fiat di rimanere a produrre in Italia. Ragioneremo sulle questioni del piano industriale e sul rilancio della produzione”. Secondo Marchionne, però le Alfa Romeo possono essere realizzate “ovunque nel mondo” e dunque la rivisitazione dei piani cambierebbe lo scenario previsto per il Biscione. Per la nuova Alfa Romeo Spider, erede del Duetto che nasce come gemella della nuova Mazda MX-5, era già previsto che venisse assemblata in Giappone, ad Hiroshima. Si arenerebbe, invece, il tentativo di riportare in Italia, a Cassino, la produzione dell’Alfa Romeo Giulia - sviluppata sulla piattaforma dell’Alfa Romeo Giulietta, della Dodge Dart e della Fiat Viaggio -, per lasciarla allo stabilimento negli USA già individuato. Punto interrogativo anche per l’ammiraglia Alfa Romeo derivata dalla Maserati Ghibli, che si pensava appunto potesse nascere proprio dalle linee delle Officine di Grugliasco che costrutiscono le nuove berline del Tridente.

Sciopero in Maserati: Marchionne interviene