Si torna a parlare di un "tetto" alla produzione di Maranello per preservare l'esclusività del marchio e delle auto

"La Ferrari non è una vettura, ma è e deve rimanere un sogno". Montezemolo ha ripreso con quest'affermazione un tema che aveva fatto molto scalpore lo scorso giugno e cioè la scelta di Ferrari di “contingentare” la sua produzione. "Per non perdere esclusività" si era detto allora e oggi al Salone di Francoforte il concetto è stato ribadito con alcune puntualizzazioni.

"Ogni minuto - ha spiegato Montezemolo - vengono venduti 90 prodotti a marchio Ferrari, considerando auto, merchandising e licensing. La nostra produzione di auto, fatta eccezione per il 2009, è sempre cresciuta e abbiamo una gamma di modelli diversificata come mai nella storia". E per fare tutto questo "In Ferrari si lavora a ritmi forsennati". Continuare a crescere così è pericoloso secondo Montezemolo: "A me sta a cuore la forza del marchio, le richieste aumentano e io ho detto basta: iniettare troppe auto sul mercato fa perdere esclusività".

Il ragionamento non fa una piega anche perchè è un'applicazione del più classico modello economico di "domanda e offerta". Nel caso della Ferrari viene avvalorato da alcuni dati segnalati dallo stesso Montezemolo, come l’indagine del Wall Street Journal che evidenzia come il valore residuo delle Ferrari sia quadruplicato dagli anni ’90 ad oggi. Per non parlare dei record macinati in aste recenti in cui gli esemplari più preziosi del Cavallino sono stati battuti per oltre 25 milioni di euro.

Ma qual è allora il numero giusto di auto da produrre per uni Costruttore come la Ferrari? Secondo Montezemolo non bisogna superare le 7.000 unità all’anno e questo sarà il tetto massimo imposto alla fabbrica sia nel 2013 che nel 2014 contro le quasi 7.400 vetture prodotte nel 2012. "Poi si vedrà" fermo restando che Ferrari non è e non diventerà mai un costruttore con volumi di vendita della Porsche. Parola di Montezemolo.

Salone di Francoforte, prime impressioni della Ferrari 458 Speciale [VIDEO]

Foto di: Giuliano Daniele