Con 280 CV, differenziale autobloccante e sospensioni elettroniche non fa "pesare" il grande spazio dietro e si guida alla grande

Ce ne siamo un po’ dimenticati, ma noi italiani fino a pochi anni fa eravamo letteralmente innamorati delle station wagon. Sportive incluse: pensate a quante Audi RS4 ed RS6, BMW M5 e Mercedes Classe AMG con le loro brave “code” si vedevano per strada, nonostante i prezzi di listino. Per molti versi erano le vere auto totali, buone per viaggiare con la famiglia come per star dietro a una Ferrari o ad una Porsche su un passo di montagna, e in grado anche di reggere l’uso in pista. Ed è proprio in pista che ho guidato la Seat Leon ST Cupra, che ripropone a distanza di anni questo concetto di sportività senza compromessi, intesa come possibilità di divertirsi alla guida senza rinunce in termini di spazio e praticità. E con una gustosissima efficacia, come potete intuire nel video: viene proprio volta di sfruttare tutti i 280 CV, senza pensieri, grazie soprattutto alla riuscita accoppiata fra la trazione anteriore e il differenziale autobloccante meccanico a controllo elettronico.


Piattaforma, nel vero senso della parola


Portato a questo livello di prestazioni il pianale (o piattaforma che dir si voglia) MQB dimostra di saperci fare. Lo si apprezza in pieno quando ci si butta nei curvoni veloci della pista di Castelloli, vicino Barcellona, che con i suoi saliscendi è anche un buon terreno di prova per apprezzare la precisione di un telaio, la rigidezza alla torsione di una scocca. Cosa che su una carrozzeria station wagon come quella della Leon Cupra ST è ancora più importante per avere fiducia nella guida al limite. E gli ammortizzatori a controllo elettronico fanno il resto.


Non sempre un cambio deve cambiare


Parlando ancora di elettronica, un piccolo appunto sul cambio automatico doppia-frizione DSG: anche in modalità Sport non lascia al pilota la possibilità di “tenere il rapporto” in accelerazione, perché cambia una volta arrivati al limitatore. E questo ci può stare, in fondo stiamo pur sempre parlando di una familiare. Ci starebbe bene, invece, una gestione elettronica che impedisca - sempre salendo di rapporto - l’inserimento della marcia superiore con il paddle al volante, quando ormai l’innesto è già avvenuto in automatico. In altre parole, in allungo capita di essere anticipati dal cambio automatico e passare a due marce successive tirando la levetta destra, quando basterebbe un algoritmo per impedire questa sovrapposizione di comandi.


Meno cattiva fuori e dentro, ma sotto non scherza


Per il resto, lo sterzo elettromeccanico a rapporto variabile lavora bene, è preciso e lineare anche nel programma di guida più “cattivo”, mentre il motore resta uno dei 2.0 “”tirati” migliori, anche rispetto a concorrenti più potenti. Ha la doppia iniezione (diretta e indiretta) di benzina, 280 CV e una coppia che riesce a dare il massimo praticamente a qualsiasi numero di giri: 350 Nm a 1700-5600 giri. E fa anche un bel rumore. Bene anche i sedili sportivi, comodi pur essendo in grado di sostenere lateralmente anche durante la guida in pista. Magari gli appassionati delle Cupra del passato li avrebbero preferiti più spinti nel look, che non è eccessivo nemmeno nel resto dell’abitacolo e sulla carrozzeria. Ma questo può invece ingolosire ancora di più altre persone, per cui una macchina veloce e divertente non dev’essere necessariamente un giocattolo, un capriccio. E permettere magari di non rimpiangere la sportiva che guidavano prima di sposarsi e fare figli, continuando a togliersi il pallino al volante anche dopo, mettendo sul piatto circa 35.000 euro.

Seat Leon ST Cupra, spazio ai 280 CV

Foto di: Fabio Gemelli