Dopo la nuova media, anche l'alto di gamma è tutta nuova al NYIAS

Prima mondiale per la Jaguar XF al Salone di New York. E la mia sensazione è che gli inglesi abbiano seguito l’ordine alfabetico anche per lo stile. La somiglianza infatti con la XE è evidente, sia fuori sia dentro, e anche la coda perde il portellone per tornare alla tradizione del cofano, ma gli occhi più sottili le danno un po’ di mistero in più che non guasta. Trovo un po’ troppa vistosa la pinna sul tetto: va beh che Oltremanica la pioggia è di casa e l’acqua è un elemento naturale per un’isola, ma forse un tocco di matita più rapido non sarebbe guastato. E anche un po’ meno effetto Audi: va bene il family feeling, ma poi si rischia di scontentare chi compra il modello più grande, senza che nessuno se ne accorga.


A questo proposito, con autentico humour britannico, le hostess sullo stand hanno inscenato una “ombrellata” con i colori della Union Flag. Dopo lo scampato pericolo della scissione con la Scozia e con l’industria dell’automobile che va con il vento in poppa – con marchi britannici e non – un po’ di sano orgoglio non guasta proprio. E a proposito di unione, Jaguar e Land Rover stanno guancia a guancia, su un unico stand senza soluzione di continuità, al contrario di quello che fanno invece altri gruppi, dove i marchi premium vengono tenuti ben distanti da quelli generalisti. La “Union” britannica fa decisamente la forza, una forza d’alluminio, come il 75% della scocca per un peso tagliato di 190 kg.

Salone di New York: Jaguar XF, dopo la XE c'è lei

Foto di: Nicola Desiderio