Se vi piacciono i V8 americani certamente conoscerete il Chrysler 426 Hemi, quello che si trova sotto il cofano della Dodge Charger dei cugini Bo e Luke della Contea di Hazzard e della Plymouth Barracuda che Dominic Toretto guida in Fast and Furious 6. È un propulsore nato essenzialmente per le gare Nascar a inizio anni Sessanta, con le regole di omologazione che imposero di realizzarne anche una versione stradale. Ne sono stati prodotti non più di 11.000 e per gli americani è una specie di leggenda, perché nel 1964, quando fu disponibile per la prima volta era il propulsore più grande in produzione. Con i suoi 7 litri di cilindrata e le sue misure extra-large si guadagnò subito il soprannome “The Elephant Engine”.


Testate emisferiche per la Nascar


Lo scorso 30 aprile, all’età di 85 anni, si è spento Tom Hoover, cioè il papà del 426 Hemi. Ingegnere dell’automobile e fisico, Hoover entrò in Chrysler nel 1955 dimostrando subito una spiccata passione per il mondo racing. Nel 1963 fu chiaro che per competere allo stesso livello di Ford e General Motors nella Nascar il vecchio 413 V8 Wedge con testate a cuneo non era sufficiente, così nel mese di aprile iniziò lo sviluppo del 426 Hemi, proprio a partire dal basamento del 413. Le testate emisferiche non erano certo una novità, visto che in Europa si utilizzavano già nei primi del Novecento, ma negli Stati Uniti rappresentavano il massimo della tecnologia sportiva, visto che le quattro valvole per cilindro sarebbero arrivate diversi anni dopo (Alfa Romeo le montava già nel 1950 sulla 1900)


Oltre 300 kg e 750 CV


Nel 1964 il 426 Hemi si dimostrò subito vincente, installato a bordo della Plymouth Barracuda, tanto che nel 1965 un cambio di regolamento ne impedì l’utilizzo. Così per il 1966 fu approntata una nuova versione conforme con le nuove regole, che rimase competitiva a lungo, vincendo ben sette campionati Nascar tra il 66 e il 75. Ma quali sono i veri numeri dell’Elephant Engine. Se il motore di serie era dato per 425 CV a 5.000 giri e 664 Nm di coppia a 4.000 giri, quello da gara poteva anche raggiungere i 750 CV a quasi 8.000 giri. Considerando che si trattava di un propulsore con una massa complessiva di oltre 300 kg, con pistoni che percorrevano 95,25 mm di corsa su e giù ed erano larghi 107,95 mm, non è proprio niente male.

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Foto di: Fabio Gemelli