La SUV fuoristrada compatta attira l'interesse di tutti e si dimostra anche ben abitabile

Chi l'avrebbe mai detto che un giorno una Jeep sarebbe stata costruita in Italia? Nessuno, tranne forse Sergio Marchionne, fautore di questa stranezza figlia della globalizzazione presentata al Salone di Ginevra. Detto questo, della Jeep vera e propria la Renegade ha ben poco, visto che sotto la sua carrozzeria squadrata si cela la meccanica della futura 500X, la SUV secondo Fiat. Carrozzeria squadrata? Sì, in questo caso la Renegade è in pieno mood Jeep: i volumi sono tutti ben definiti, i passaruota massicci e ampi, mentre la calandra è solcata dalle classiche sette feritoie. Al punto che a prima vista sarebbe impossibile per chiunque comprendere che questa Jeep Renegade, in realtà, ha un patrimonio genetico al 90% Fiat.

Dentro, la parentela con la Fiat 500L (da cui la 500X deriva) è molto più evidente e balza all'occhio anche dei meno esperti: il sistema multimediale U-Connect è identico, così come i comandi del climatizzatore. Buono lo spazio disponibile per i passeggeri – al punto che non è impossibile viaggiare in cinque adulti – così come quello per i bagagli, mentre i materiali e le finiture si fanno ricordare più per la concretezza con cui sono realizzati che per il livello di morbidezza o di cura, buona ma non maniacale.

Visto che di 500X sotto mentite spoglie si tratta, i motori non dovrebbero discostarsi da quelli offerti dalla torinese: il più interessante dal punto di vista delle vendite dovrebbe essere il turbodiesel 1.6. La trazione? Ovviamente integrale, ma non dovrebbero mancare versioni a trazione anteriore, per ridurre prezzo di listino e consumi, andando a soddisfare chi cerca soprattutto il look della SUV, ma l'offroad non sa nemmeno cosa sia.

Fotogallery: Jeep Renegade, bagno di folla a Ginevra