Ci sono tre versioni del software, in circolazione dal 2009, che vanno aggiornate

Dopo le indiscrezioni emerse nei giorni scorsi, è arrivata la conferma ufficiale. Anche il 3.0 V6 TDI è coinvolto nel Dieselgate, almeno per quanto riguarda le unità montate e omologate sui modelli destinati agli USA di Audi, Porsche e Volkswagen. E' lo stesso Gruppo tedesco a confermarlo, annunciando che d'accordo con la US Environmental Protection Agency e con il California Air Resources Board, richiamerà i veicoli interessati per procedere a un aggiornamento software, non appena questo sarà approvato. Secondo Audi, inoltre, il costo dell'operazione dovrebbe essere di alcune decine di milioni di euro. Nello specifico, il problema è che il funzionamento e le specifiche dei dispositivi “Auxiliary Emission Control” installati su questi 3.0 V6 TDI non sono stati spiegati e documentati a sufficienza. Mancanza che verrà colmata unitamente all'aggiornamento del software.


Nella fattispecie ci sono tre versioni dei dispositivi AEC che vanno aggiornate. La prima circa le temperature di lavoro del sistema di ricircolo dei gas di scarico, le altre due riguardo i livelli di utilizzo dell'additivo Ad-Blue e dei suoi effetti sugli idrocarburi incombusti nel catalizzatore SCR. Sono proprio queste ultime che, in alcune circostanza, possono agire come un “defeat device”, ovvero un dispositivo che modifica le emissioni del veicolo in situazioni particolari. Per questo Audi ha ribadito che sta collaborando con le autorità americane al 100% e secondo i principi della trasparenza, con la volontà di trovare una soluzione rapida, efficace e che non disturbi i clienti. Intanto, le vendite dei modelli motorizzati con il 3.0 V6 TDI rimangono sospese, mentre le auto che andranno richiamate – tutte US Spec e in ogni caso sicure - sono le Audi A6, A7, A8, Q5 e Q7 prodotte dal 2009, la Volkswagen Touareg e la Porsche Cayenne, a partire dal model year 2013.

Dieselgate, nuove irregolarità in Germania

Foto di: Fabio Gemelli