La polizia di Dehli usa l'app per bloccare gli operatori, considerati abusivi da circa sei mesi

Uber e altre aziende simili continuano ad operare sul suolo indiano nonostante ci sia espresso divieto da circa sei mesi? I poliziotti di Dehli hanno ricevuto l'ordine di scaricare le relative app sul proprio smartphone, prenotare una corsa e sequestrare i veicoli al loro arrivo. Un pugno di ferro di fronte al quale le sentenze dei Tribunali di Milano, di Francoforte e di varie altre città del mondo impallidiscono. Leggete cos'ha dichiarato Muktesh Chander, commissario speciale della Polizia stradale di Dehli: "Queste aziende hanno giocato troppo a lungo al gatto col topo, ora siamo determinati ad affrontarle in modo aggressivo". C'è poco da scherzare, insomma, anche perché localizzare i "noleggiatori" è molto semplice: nella sola giornata di mercoledì sono stati sequestrati 120 mezzi.


A determinare il blocco di Uber, ma anche di Ola e TaxiForSure, è stato lo stupro di una passeggera, in dicembre, da parte di un conducente Uber; per la cronaca, l'accusato si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. Dopo questo episodio, il corrispettivo del Ministero dei Trasporti ha comunicato a tutte le compagnie che non possono operare servizio di taxi senza regolare licenza. Ad aggravare la situazione - e a spingere verso il pugno di ferro - è stata la denuncia da parte di un'altra donna di aver subito nei giorni scorsi molestie da parte di un autista di Uber a Gurgaon (a pochi km da Dehli). Da parte sua, Uber ha dichiarato che continuerà a supportare, come ha sempre fatto, i propri affiliati; di più: ha inviato un SMS a ciascuno dei suoi autisti rassicurandoli sul fatto che potranno sempre contare sul supporto dell'azienda. Non ci sono invece dichiarazioni ufficiali da parte di esponenti di Ola e TaxiForSure.

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