Lo dice la Cassazione, ma si arriva fino al terzo grado di giudizio prima del rimborso

Il caso è semplicissimo: un’auto finisce fuori strada, e probabilmente le conseguenze del sinistro sarebbero state più lievi se su quel tratto ci fosse stato un guardrail. In conseguenza di questo, secondo la Cassazione, il gestore deve risarcire l’automobilista: lo ha stabilito la sentenza 15859/15, che ha preso in esame un incidente del 1990. E qui va aperta immediatamente una parentesi: ma è mai possibile che un cittadino debba attendere 15 anni per vincere una causa? Oltretutto, ballano circa 150.000 euro, non noccioline: soldi di cui il guidatore aveva diritto di disporre molti anni fa.


Anas nel mirino


Per la precisione, almeno riguardo a questo incidente, è l’Anas (il gestore delle strade e autostrade nazionali) a dover pagare i danni. Si parla della Strada statale numero 536, nei pressi di Polistena (Reggio Calabria). Infatti, se l’asfalto è scivoloso perché ricoperto d’acqua e fango, non sono stati apposti segnali di pericolo e, per di più, la vettura finisce fuori strada per l’assenza del guardrail, l’Anas ne è responsabile. In teoria (perché poi si sa che la realtà è ben diversa), la pubblica amministrazione dovrebbe impedire il degrado delle strade, così da favorire la sicurezza stradale.


Una difesa… “bizzarra”


L’Anas eccepiva che la responsabilità dell'incidente doveva ascriversi non a un'insidia stradale, ma alla condotta di guida dell’automobilista, “la cui velocità eccedente quella massima consentita (30 km/h) aveva fatto si che l'auto non fosse trattenuta dal terrapieno posto a margine della carreggiata”. Come se un eccesso di velocità potesse giustificare la mancanza del guardrail, o l’assenza di manutenzione...


Molto più difficile di quanto sembri


Il guaio è che ottenere il risarcimento dai gestori delle strade era e resta difficilissimo. Lo dimostra anche quest’ultima sentenza: si va addirittura in terzo grado di giudizio, dopo il tribunale e l’appello, per vedersi riconoscere un proprio diritto. Passano anni e occorre investire denaro prima di avere quanto ci spetta: chi è disposto a sobbarcarsi quest’onere, per giunta a distanza di un decennio o più? Chi, specie al giorno d’oggi, intende rischiare di non vedersi riconoscere un euro? Perché la giurisprudenza in materia è molto variegata: talvolta, la spuntano i gestori, sulla base di sentenza quantomeno discutibili in linea di principio.