A Suzu, in Giappone, una Prius è in fase di sperimentazione

Messa così sembra la più classica delle "bufale" inventate appositamente per rubare click. Invece in Toyota ci stanno pensando molto seriamente: sfruttare la tecnologia dell'auto a guida autonoma per sostituire il traporto anziani. Altro che top manager iper efficienti che devono ottimizzare quello che loro amano definire il "time for commuting" (il tempo speso in coda, semplicemente) mandando mail dall'abitacolo della propria auto. Qui si parla di motivazioni più profonde, con risvolti sociali che ogni amministrazione seria non dovrebbe trascurare. Perché se è vero che nelle grandi città le organizzazioni che si occupano del trasporto di anziani e, più in generale, di persone con difficolta motorie, sono numerose, nelle località sperdute c'è il rischio di isolamento per i soggetti più deboli. Non solo: le città sono popolate da persone mediamente più giovani, le stesse che spesso lasciano i paesini di campagna dove l'età media si impenna.

 

Una soluzione per gli anziani di campagna

 

La domanda che sorge spontanea è la seguente: quali sarebbero i vantaggi nel passare da un guidatore professionista (anche se poi, molto spesso, si tratta di pensionati che prestano servizio a titolo di volontariato) a un dispositivo tecnologico? Innanzitutto, la presa/consegna sarà più capillare e, nei luoghi meno abitati - in cui le organizzazioni che si occupano di servizi sociali sono cosa più unica che rara - ci sarebbe possibilità di spostamento per tutti. Indipendentemente da età e condizioni psico-fisiche. Non a caso, il progetto pilota è stato avviato a Suzu, nella penisola giapponese di Noto. Qui, dieci anni fa, la società ferroviaria ha interrotto il servizio, mentre quella di bus ha diminuito le corse. Un grosso problema, specialmente per la popolazione di Noto, per metà oltre i 65 anni di età.

 

Un modello di integrazione pubblico privato

 

La vettura oggetto della sperimentazione è una Toyota Prius, che per mesi ha percorso le strade di Suzu in lungo e in largo, attirando l'attenzione di tutti per via anche della "torretta" montata sul tetto, carica di sensori, telecamere e radar per captare qualsiasi cosa accada davanti, dietro e accanto all'auto. A portare avanti i collaudi e gli studi sono i della Toyota guidati da Ken Koibuchi, insieme agli studenti dell'Università di Kanazawa e ad alcuni esponenti dell'amministrazione di Suzu, sullo sfondo di un investimento da parte del Governo di Shinzo Abe pari a circa 15 miliardi di euro per lo sviluppo della guida autonoma e delle mappe nel proprio Paese. Insomma, se ancora ce ne fosse bisogno, il caso Toyota-Suzu dimostra che il progresso sociale e tecnologico non può prescindere da un supporto economico della politica.

 

[Foto: Kanazawa University]