Turchi, tielle e montagne spaccate

L'approdo di Enea


Sono sempre il mare (da un lato) e la montagna (dall'altro) ad accompagnare il mio tragitto da Sperlonga a Gaeta, borgo marinaro di grande tradizione (nel Medioevo Gaeta era considerata la "quinta Repubblica Marinara") che prende il suo nome da Cajeta, la nutrice di Enea che secondo Virgilio proprio in queste terre spirò e fu sepolta dall'eroe troiano, sbarcato su questo tratto di costa laziale. La via Flacca, che congiunge Gaeta e Sperlonga, mi permette di godere di tutti i migliori panorami costieri. Il tempo è incerto e promette temporali quindi abbandono l'idea della spiaggia e decido che la mia prima metà sarà il Parco di Monte Orlando, la riserva naturale che sovrasta e circonda Gaeta, nel cuore del Parco Regionale Riviera d'Ulisse, per scoprire i segreti della cosiddetta "Montagna spaccata".


Il mare dentro la montagna


Mi attende padre Bernardino al Santuario della SS. Trinità, proprio all'ingresso per visitare la Montagna Spaccata. La tradizione racconta che questa montagna si spaccò, creando una spettacolare fenditura sul mare, proprio nell'istante in cui la terra tremò per la morte di Cristo. Dal santuario scendo una scalinata lunghissima che si addentra nel cuore della roccia, fino ad una spettacolare fenditura sul mare al cui interno i predoni saraceni, nell'Alto Medioevo, si nascondevano con le loro navi cariche di bottino. Grazie a Padre Bernardino il custode spirituale di questo convento, posso visitare in solitudine la grotta dov'è situata la cosiddetta "Mano del Turco". Cos'è? Si tratta di un'insolita impronta a forma di mano impressa nella roccia. Secondo la leggenda un marinaio saraceno, che non credeva all'origine "cristiana" della fenditura nella montagna, toccò la roccia, e questa si fuse sotto le sue mani come burro.


A spasso nel Parco di Monte Orlando


Dopo questa pausa mistica mi addentro nel bosco fitto del parco grazie ad un permesso speciale e alla guida di un gentilissimo Guardiaparco. Mi diverto a provare la Trax sullo sterrato e nelle curve tortuose che si snodano tra gli alberi, per arrivare nel punto più panoramico della riserva naturale, dove posso godermi la vista dall'alto di Gaeta medievale (anche nota come "Gaeta Vecchia") con i suoi vicoli candidi e antichi, dominata dall'imponente castello Angioino-Aragonese che troneggia alto davanti al mare. Proprio questa parte di Gaeta fu protagonista di una delle battaglie cruciali per l'Unità d'Italia ("l'assedio di Gaeta", per l'appunto), nel corso della quale le truppe borboniche cedettero alle armate sabaude, allora intente nell'opera di unificazione della penisola. Non resisto quindi alla tentazione di passeggiare un po' tra i vicoli di "Gaeta Vecchia", così pregni di storia ma anche di vita vissuta e salsedine.


I segreti della tiella gaetana


Non si può passare una giornata a Gaeta senza assaggiare la sua Tiella, e il modo migliore per farlo, secondo me, è passeggiare nella centralissima e caratteristica via Indipendenza, per una sosta all'Antico Forno Giordano. Lì, ad accogliermi, c'è il Signor Enrico, un uomo mite e dotato della gentilezza tipica di chi svolge con passione un mestiere che appartiene alla propria famiglia da ben quattro generazioni. Enrico (bisnipote di un panettiere alla corte di re Ferdinando II) mi fa entrare nel laboratorio dove dal 1890 si producono le tielle in un grande forno di pietra refrattaria, svelandomi tutti i segreti di questo piatto tipico così delizioso. Mi racconta che la tiella nasce a Gaeta dallo spirito pratico e dall'intelligenza delle donne gaetane, le quali - dovendo preparare ai mariti marinai o agricoltori un pasto completo, capace di conservarsi per tutto il giorno nei campi o sulle paranze – inventarono questa soluzione pratica e gustosa: una focaccia ripiena, al cui interno potevano essere messi tutti gli avanzi dei giorni precedenti. E così per non buttare nemmeno una foglia di insalata, nacque ad esempio la tiella alla scarola e olive (che, tra l'altro, si cuociono direttamente dentro questa torta chiusa di pastella per non perdere valori nutritivi e sali minerali).Il signor Enrico è fiducioso e mi affida il mattarello e la pastella da tirare pronta su un tavolo imbandito con tutti gli ingredienti per preparare le quattro varianti di tiella: al polipo e pomodorini, alla scarola e olive, alla cipolla e alle zucchine e ricotta. Si stende un primo strato sottile di pasta su uno stampo rotondo fino al bordo superiore, si farcisce con gli ingredienti crudi o quasi e si ricopre con un altro strato sottile che chiude la torta. Il segreto, mi dice è fare un buchetto al centro per fare uscire il vapore della cottura e lasciare l'impasto asciutto e morbido. Inforno una tiella preparata con le mie mani e nell'attesa assaggio tutte le altre preparate per me da questo gentile signore. Mentre mangio mi rendo conto che sue tielle hanno il gusto della tradizione e due ingredienti segreti: l'amore e la passione che mette il Signor Enrico nel suo mestiere. Tutto questo mi colpisce e, in fondo, sento che questo amore e questa passione hanno contagiato anche me.


L'ultimo bagno e poi...in città!


Il mio primo viaggio on the road richiede una degna conclusione e cosa c'è di meglio che imboccare di nuovo la strada costiera al tramonto, per cedere alla tentazione di fare – nonostante il tempo non ideale – un veloce bagno nelle acque del Tirreno? Un tuffo e poi via: è tempo di tornare in città, anche se non ho voglia di rinchiudermi già tra le mura domestiche. Decido allora di fare un giro turistico di Roma dall'alto della mia Trax, seguito da un bell'aperitivo. Ed ora eccomi seduta per uno spritz al "Porto fluviale", con la mia moleskine e una penna alla mano, per rimettere insieme sensazioni e ricordi di un week-end racchiuso tra storia, mare e paesaggi, da vivere e rivivere ancora.

Fotogallery: Gaeta, la 'quinta' Repubblica Marinara