Dai massaggi alle miniere il percorso è breve

50 sfumature di Toscana


Regalarsi un weekend nella Toscana meno storica, quella in cui a sorprenderti non è il monumento o la storia in esso celata ma la natura, la sua bellezza, i suoi sapori, le sue montagne e i colori del mare al tramonto: a bordo della Lexus GS 450H è ancora più facile raggiungere questo sogno.


Chi ben comincia... qualche ora in spa!


Parola d'ordine: relax. All'insegna di questo diktat comincia il nostro viaggio verso le località toscane meno ricche dal punto di vista dei palazzi storici ma dove c'è tanto da scoprire dal punto di vista umano. Godere di un angolo di paradiso: non ci sono altre definizioni per parlare del Fonteverde Tuscan Resort & Spa a San Casciano dei Bagni. Un ambiente ospitale che sa come intrattenere ospiti di ogni età e dalle svariate esigenze accomunati da un unico intento: far riposare corpo e mente. Puntiamo come prima tappa proprio verso il piccolo paese a circa 70 km da Siena per trascorrere qualche ora nello splendido resort qui ubicato: con il finestrino abbassato sentiamo la brezza tagliente di questo periodo dell'anno ma anche l'aria pulita e sincera, difficile da assaporare in città, pronta ad entrare in auto e ad accarezzare il viso. Incrociamo diversi trattori e chiediamo indicazioni a un gruppo di anziane donne che non sembrano stupite dal passaggio di “stranieri” tra le case basse e le stradine di San Casciano: persino loro, che non masticano certo pane e macchine ogni giorno, si fermano ad ammirare la linea sportiva della nostra Lexus e si affacciano caute a guardarne l'interno quasi fosse un'astronave. Se effettivamente salissero a bordo, la plancia di comando non sembrerebbe loro così familiare: basti pensare al navigatore - il più grande della gamma – e ai tanti dettagli tecnologici che rendono speciale viaggiare sulla GX 450H. Al sentire parlare del resort le donne ritornano “in posizione” e le braccia si tendono all'unisono nella direzione della nostra meta. Appena entrati ci si rende conto di aver portato oltre la soglia anche il silenzio della natura: ambienti che mettono serenità, i toni del verde che contraddistinguono l'intera struttura con colori delle pareti che cambiano nella parte riservata ai trattamenti, nelle sale dedicate all'ayurveda o nella zona delle piscine termali affacciate sulle colline circostanti. Gli ospiti sembrano quasi privi di parola, estasiati dal benessere donato dalle mani esperte degli operatori che con trattamenti viso, microdermolift e massaggi corpo sanno donare una seconda vita a chiunque opti per questo tipo di coccola. E ancora luci soft di candele, creme profumate, silenzio interrotto solo dal delicato borbottio dell'idromassaggio. Una giornata così è veramente rigenerante: il lettino di sale (salidarium) con cui concludiamo la nostra sosta nella spa rappresenta il giusto sprint per procedere con la visita dei dintorni.


Abbadia San Salvatore, una perla alle falde del Monte Amiata - I sapori


Ci spostiamo verso Abbadia San Salvatore, delizioso borgo medioevale dove ci è stato segnalato un ristorante: basta chiedere de “Il Cantinone” per essere indirizzati verso una struttura in pietra preceduta da un piccolo parcheggio (pieno: buon segno!) e con ai tavoli molti avventori (non solo locali). Alessio, lo chef, è giovane ma sembra sapere il fatto suo nella cucina di un ristorante rilevato circa 8 anni fa: l'impiattamento attento anticipa i sapori genuini e composti dei suoi piatti. Antipasti, primi e secondi si inchinano ai prodotti del territorio: la pera picciola, i salumi, la carne, la pasta fatta in casa; un tripudio di gusto e sapori che si incontrano tra loro armoniosamente. Scegliamo antipasti e crostini, pici al ragù di cinta senese, tortelloni maremmani, filettino di maiale alle pere e brandy assaporando anche la location dall'atmosfera calda e conviviale: il legno dona immediato calore a questa sala con camino dove i tavoli sono vicini e tutti si salutano come in una grande, unita famiglia. Per il dolce non ci sarebbe posto ma ascoltando le proposte sembra difficile rinunciare almeno a una “prova” che poi si trasformerà in un bis di assaggi: crostata mascarpone e lamponi e mousse ai tre cioccolati. Usciamo satolli ma decisamente felici di aver trovato un ristorante dove il prezzo onesto corrisponde a una qualità alta.


L'abbazia


Risaliamo in macchina e, attraversata via Cavour, ci immettiamo in via del Monastero dove improvvisa si apre la piazza, chiusa al traffico. Alta e ben protetta dalle vicine casette in pietra si staglia l'Abbazia di San Salvatore, la cui architettura attuale è il risultato di diverse ristrutturazioni del secolo scorso. La chiesa, dalla pianta a croce latina (cioè a una sola navata), è piena di luce: il presbiterio rimane sopraelevato e raggiungibile superando una quindicina di gradini che avvicinano al grande crocifisso ligneo risalente alla fine del XII secolo che domina interamente l'Abbazia. Scendendo le scale invece si raggiunge la vera perla di questa struttura, una cripta longobarda dell'VIII secolo con 36 colonne differenti illuminate in un'atmosfera mistica da faretti a terra.


Il museo minerario


Procediamo verso l'ultima meta di questo paese che ci ha già regalato due tappe a loro modo entrambe interessanti e che ci riserva una visita ancora più particolare: il museo minerario. Introdotto da una locomotiva originale, con i suoi pannelli esplicativi si percorrono i ricordi e la storia di una popolazione che nella miniera di mercurio (aperta nel 1897 e che a lungo ha rappresentato la più importante a livello mondiale) ha trascorso molto del suo tempo. L'estrazione del mercurio e del suo minerale (il cinabro) è infatti stata a lungo una fonte di reddito, gioia, dolore e fatica per molte delle famiglie di questa zona. Osservati gli strumenti da lavoro che hanno modificato le loro funzionalità e il tipo di aiuto a sostegno degli uomini da un decennio all'altro passiamo alla parte più interessante di questa visita: indossati gli elmetti dotati di luce percorriamo a piedi la perfetta ricostruzione di quella che fu la vicina miniera di Abbadia. Per raccontarci particolari, storie di vita vissuta e descriverci minuziosamente ciò che vediamo, integrando con importanti dettagli la ricostruzione sonora dei diversi periodi storici, ci accompagna Marcello, la nostra guida, che conosce nel dettaglio questi posti e che ne sta seguendo gli sviluppi futuri perché la storia di questo luogo non resti dimenticata in qualche libro ma sia “sfruttabile” da tutti. Il mondo in cui veniamo trasportati ci piace talmente tanto che qui sotto, nel buio della miniera, il tempo scorre senza farsi sentire: usciamo che il buio sta già calando su Abbadia e sui suoi preziosi tesori.


La provincia di Grosseto: l'altra metà della mela (e del viaggio)


Al calare del sole percorriamo la distanza che ci separa da Arcidosso iniziando a prendere confidenza con il Monte Amiata, il suo profilo e le sue ombre (vista l'ora bisogna rimandare a domani il racconto di colori e sfumature). Scegliamo il Park Hotel Colle degli Angeli per cenare e precipitare in un sonno ristoratore. La sala con l'enorme camino e i putti disegnati sulle pareti sembra accoglierci e stringerci in un caldo abbraccio durante la splendida cena che ci godiamo subito dopo aver preso possesso delle camere: ordiniamo un aspic di verdure con gamberetti, un saporito raviolo ai pecorini toscani, la terrina di tacchinella e un tortino al cioccolato bianco. Gusti raffinati e presentazioni d'eccellenza sono gli ingredienti principali dei piatti scelti, suggeriti dai cuochi dell'albergo. Pieni di immagini, sapori e pensieri positivi attraversiamo l’accogliente hall tentati dall’angolo del biliardo e dal caratteristico salotto del bar mentre ci ritiriamo in camera dove un comodo letto sembra solo aspettare di accompagnarci tra le braccia di Morfeo. Il primo giorno è trascorso nel completo rispetto della parola d'ordine di oggi: relax è stato!

Fotogallery: Dal Monte Amiata all'Argentario