Il 2.0 TDI riconosce la prova di omologazione e "inquina di meno". Possibile una multa di 18 mld di dollari

Una tempesta, lo scandalo dieselgate, si sta abbattendo sul Gruppo Volkswagen, accusato della Environmental Protection Agency (EPA) – l'agenzia federale americana che certifica i consumi delle auto – di aver truccato il software dei motori diesel in modo da diminuire drasticamente le emissioni in sede di omologazione. La faccenda è molto seria, sia perché si prospetta una multa da 18 miliardi di dollari a carico di Volkswagen North America, sia perché nelle prime due ore dell'apertura della Borsa di Francoforte il titolo del gruppo ha perso il 22%, bruciando circa 16 miliardi di euro di valore e scendendo a 60,4 miliardi. È il peggiore tracollo da ottobre 2008 e avviene mentre i padiglioni del Salone di Francoforte sono pieni di novità ecologiche del Gruppo, che ha subito ammesso le proprie colpe.


Ammessa la colpevolezza


Martin Winterkorn, numero uno di Volkswagen Group, si è cosparso il capo di cenere "Mi dispiace profondamente di aver deluso i nostri clienti e l'opinione pubblica. Ci impegniamo a collaborare pienamente e abbiamo già ordinato un'indagine esterna". Tutto questo avviene mentre negli Stati Uniti la vendita di molti modelli a gasolio è già stata bloccata dalla Casa madre. Le automobili incriminate sono, secondo la stampa tedesca e americana, le Jetta 2009-2015; le Beetle 2009-2015; le Audi A3 2009-2015; le Golf 2009-2015 e le Passat 2014-2015. Si tratta di 482.000 vetture circolanti che montano il 2 litri turbodiesel, il cui software è in grado di riconoscere le condizioni della prova di omologazione e di adattare le prestazioni di conseguenza. Peccato che i valori riscontrati nella guida reale siano tra le dieci e le quaranta volte più alti di quelli omologati.


Winterkorn in bilico


In pratica, la Casa tedesca ha violato il "Clean Air Act", cioè una legge federale, compiendo "un atto illegale e mettendo a rischio la salute pubblica", secondo Cynthia Giles, portavoce dell'EPA. Così, ora Volkswagen rischia di dover pagare una sanzione di 37.500 dollari per veicolo, cioè circa 18 miliardi, che sarebbe la più alta della storia e niente in confronto a quella pagata dalle coreane Hyundai e Kia pochi mesi fa – 100 milioni di dollari – per lo stesso motivo. Le normative statunitensi, infatti, sono molto rigorose sul rispetto delle omologazioni e sono state inasprite dopo lo scandalo dei blocchetti di accensione General Motors. Ma non è tutto, perché quasi sicuramente partirà una class action di risarcimento e inoltre il CEO Winterkorn rischia in prima persona, perché sia che sapesse della violazione, sia che non ne fosse a conoscenza, sarebbe colpevole in entrambi i casi.

Dieselgate, nuove irregolarità in Germania

Foto di: Fabio Gemelli