Dai mostri di Bomarzo ai principi di Vignanello

Mattina tra i mostri, pranzo con i principi


Ci muoviamo alla volta della provincia di Viterbo a bordo di una Lexus RX Hybrid, macchina potente e rombante della quale sfrutteremo alternativamente la modalità elettrica di guida e lo scatto ruggente. Una vettura degna dell'esperienza che ci attende all'ora di pranzo quando godremo di un pasto principesco... nel vero senso della parola. Ma andiamo per ordine!


Tra misteriose iscrizioni e case pendenti al parco dei mostri di Bomarzo


Imbocchiamo l'autostrada lasciando alle spalle un'afosa giornata settembrina: per primo decidiamo di visitare l’antico e misterioso parco dei mostri di Bomarzo che sorge alle porte dell’omonimo paese in provincia di Viterbo. Nella metà del Cinquecento Vicino Orsini decise di raccogliere qui statue ed opere meravigliose dal sapore antico; alla morte del principe il progetto venne abbandonato e, per circa 400 anni, queste opere sono state sommerse dalla natura che ha vinto sull'indecisione umana e ha goduto unica e sola di ciò che pian piano veniva nascosto alla vista. E’ con la famiglia Bettini che il parco torna nuovamente alla luce con il suo splendore, permettendo ai numerosi visitatori italiani e stranieri che lo percorrono in ogni periodo dell'anno di camminare nella Casa Pendente, farsi fotografare nella bocca del celeberrimo mostro simbolo del parco, passeggiando tra Cerere, Ercole, enormi statue di elefanti e di donne, tra piazzali circondati da pigne e vasi e introdotti da leoni. Mentre i bambini attraversano questi luoghi correndo, il resto dei visitatori lo fa con ammirazione e sorpresa, catturato dal loro fascino e dalla loro storia. Il Parco ha attratto molti registi che hanno ambientato in queste location spezzoni di film, spot televisivi e diverse pubblicità, scegliendo di volta in volta il Tempio del Vignola piuttosto che la Casa Pendente, in ogni caso ambientazioni sempre un po' spettrali e originali che, d’inverno la natura rende ancora più scenografiche. Tornando verso l'ingresso e costeggiando il lungo viale che ci accompagna all'uscita osserviamo il paese di Bomarzo le cui stradine strette attraversiamo nuovamente a bordo della nostra Lexus per muoverci verso la prossima tappa: Vignanello.


Castello Ruspoli: i giardini, le stanze e piatti a base di nocciole


Le strade che ci accompagnano in questi 20 km costeggiano una delle risorse agricole principali della zona: i noccioli che ci circondano sembrano introdurci ai sapori che a breve avremo la fortuna di gustare. E’ questo il momento giusto per variare la modalità di guida della Lexus RX Hybrid che ci accompagna in questa giornata, passando dalla normal alla eco per viaggiare in silenzio e a passo meno spedito, godendo dei profumi e del solo rumore della natura. E così che, rapiti dalle coltivazioni, ci troviamo di fronte a Vignanello che appare improvvisa ai nostri occhi dopo una curva. La raggiungiamo inerpicandoci e nuovamente rimaniamo senza fiato nel vedere Castello Ruspoli aprirsi sulla piazza principale: decidiamo di osservarlo in tutto il suo splendore circumnavigandolo e soffermandoci sotto il ponte levatoio da cui ci saluta la padrona di casa, la principessa Claudia Ruspoli (che qui vive con il marito 6 mesi l’anno alternandosi con la sorella), che incontriamo entrando dalla parte opposta del palazzo che subito ci introduce in uno dei giardini meglio conservati in Italia. Se il castello ci racconterà decine di storie misteriose e affascinanti, il giardino ci fa strada verso un mondo d'altri tempi dove la perfezione delle aiuole, la loro geometria e le posizioni non sono mai lasciate al caso. Ci inoltriamo in questo giardino pensile, superiamo la fontana centrale affiancando piante di limone e siepi di alloro e mirto mentre un gruppo di ortensie ci accompagna verso un balcone da cui ci si affaccia su un giardino, finora rimasto nascosto alla vista, dove le aiuole disegnano i semi delle carte così come desiderato da una delle principesse - amante del gioco - che abitarono questo palazzo. Entriamo nel castello immaginando dame di altri tempi aggirarsi in abiti fastosi tra i giardini, nascondersi in quelli segreti dove incontrare l'innamorato lontano da occhi indiscreti, desiderose di godere di questi paesaggi perfetti dalle loro finestre. E’ proprio questo il pensiero che ci viene alla mente affacciandosi sul giardino appena percorso e che da questa prospettiva ci svela il suo disegno: la firma dei padroni di casa nella perfezione dei tagli delle siepi che disegnano le iniziali di Ottavia Orsini e dei due figli. Ci voltiamo e ci addentriamo nuovamente nel misterioso mondo quotidiano dei principi e dei reali d'altri tempi: i colori, i tessuti, le reliquie di queste stanze hanno molto da raccontare, storie di innamorati e di prelati, di famiglie nobili i cui destini si incrociano e di papi che qui hanno soggiornato lasciando tracce della loro presenza. Ci affascina la storia di Santa Giacinta (patrona di Vignanello) che, dopo una gioventù ricca e sontuosa, salvatasi miracolosamente alla morte dopo una lunga malattia, dedicò il resto della sua vita alla cura dei più deboli e dei meno abbienti, prodigandosi anima e corpo a questa causa e dando vita alle congregazioni dei Sacconi e degli Oblati di Maria, infliggendosi penitenze che la portarono a morire di stenti. Nelle stesse stanze del palazzo nel corso dei secoli si sono avvicendate altre storie interessanti, a volte più macabre, altre dal risvolto romantico proprio come è tipico delle storie di principi e principesse d’altre epoche: ecco allora che lo stemma parzialmente cancellato sopra uno dei camini non è un segno del tempo che sta passando ma racconta la follia di un’altra discendente degli Orsini che uccise proprio qui con un attizzatoio il marito (appartenente alla famiglia dei Marescotti), il cui ritratto in questa stanza ha lo sguardo rivolto verso l’ingresso ma che, in alcuni momenti, pare guardare il punto in cui avvenne l’omicidio, forse come monito ai visitatori.


Ci riporta al presente il richiamo della cuoca del palazzo, la signora Mirella, che ci invita a restare a pranzo con i padroni di casa: quello che ci aspetta è un viaggio anacronistico nei profumi e nei sapori tipici di questa zona grazie a ricette del passato reinventate in piatti consumati in un ambiente in cui tutto contribuisce a far vivere un’esperienza unica. I profumi che arrivano dalla cucina danzano con la musica soft che invade la sala da pranzo: fanno il loro ingresso gli antipasti (le tipiche bertolacce, la delicata pizza vignanellese e quella ai fiori di zucca) seguiti dal primo piatto fatto rigorosamente a mano (gnocchi al ferro al sugo pazzo). La presenza delle nocciole in questo pranzo è forte: i suoi sapori si accostano al salato come al dolce, rendendo interessante e gustosa ogni pietanza che incontrano. Neppure la carne ha paura di confrontarsi con la frutta secca: il coniglio alle nocciole è l’apoteosi del gusto. Accostamenti di sapori che sorprendono e rapiscono, accompagnandoci in una strada dove il finocchietto selvatico fa il suo ingresso delicato ma deciso e dove anche un semplice contorno di zucchine assume un sapore divino. Il cesto di biscotti che scorta la torta meringata e il gelato (alle nocciole, dobbiamo dirlo?) ci accompagna in deliziose chiacchere post pranzo: sapori genuini, casalinghi e avvolgenti, che hanno la capacità di farci perdere completamente la cognizione del tempo.

Fotogallery: Alla scoperta della Tuscia - Bomarzo