In attesa di risposte e dati sicuri, preoccupazioni sono per la salute pubblica e per i posti di lavoro in Italia

L’onda lunga del Dieselgate Volkswagen è ancora ben lontana dall’arrestarsi e il mondo politico, come accade quasi sempre, se ne sta iniziando a interessare ora che l’argomento è di dominio pubblico. Per ora si tratta solo di reazioni e dichiarazioni, visto che nessun ufficio pubblico ha preso ancora alcun tipo di provvedimento. Del resto, i problemi ai motori diesel tedeschi non riguardano i nuovi Euro 6, di cui le concessionarie sono fornite da tempo, ma i precedenti Euro 5. Ad ogni modo, il Ministero dei Trasporti e quello dell’Ambiente hanno chiesto informazioni direttamente a Volkswagen Group Italia. “Il quadro desta preoccupazioni, soprattutto per le possibili ripercussioni sul mercato italiano” hanno dichiarato Galletti e Delrio all’ANSA, con il secondo che ha definito come “certamente possibile” una eventuale class action nei confronti del gruppo tedesco.


Il ruolo di VW è fondamentale


Il Ministro per lo Sviluppo Economico, Francesca Guidi, invece ha ricordato che Volkswagen Group Italia è “un grande gruppo industriale sia per la Germania e che per l'Italia” e ha poi aggiunto che “Anche considerando il ruolo fondamentale dell'automotive per l'industria italiana e che la Volkswagen è il secondo produttore mondiale, è fondamentale che sia fatta chiarezza anche per verificare quali possano essere le ripercussioni''. La preoccupazione delle istituzioni, quindi, è anche quella per i posti di lavoro degli italiani che lavorano per Volkswagen e nel suo indotto, senza però dimenticare che “Dobbiamo avere un comportamento unitario a livello europeo, specie sui controlli che non si sono rivelati all'altezza di quelli americani. Senza mettere regole inapplicabili o che danneggino i mercati, ma che siano rispettate da tutti" ha aggiunto Galletti.


Le polveri sottili


Molto più duro, sebbene ancora parlando di possibilità, è stato il Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci "Se risultasse confermato che questo imbroglio ha riguardato anche il livello di emissione di polveri sottili, allora bisognerebbe limitare o vietare l'ingresso delle auto inquinanti nelle zone dove vige il traffico limitato”. Tradotto vuol dire che se una Euro 5 in realtà inquina come una Euro 4 allora è giudicata e limitata come tale. Realacci ha poi allargato il campo della sua riflessione “Il problema del diesel in Europa è legato alle polveri sottili, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, solo nelle grandi città italiane muoiono migliaia di persone a causa delle polveri sottili legate ai motori diesel che ne producono di più". La conclusione è che “In Europa serve un'Agenzia ambientale credibile perché questi controlli sono fatti con difficoltà, con un occhio un po' troppo distratto".

Dieselgate, nuove irregolarità in Germania

Foto di: Fabio Gemelli