Milano - Nei templi dello stile

Gli italiani non sono perfetti, ma hanno eccellenze che il mondo ci invidia. Una di queste è di certo lo spiccato senso estetico che, miscelato con fantasia e passione, si esprime tramite l'abilità dei moderni creativi, i designer. Un estro che si concentra in particolare a Milano, indiscussa capitale mondiale del design e meta del nostro viaggio alla ricerca dello stile "Made in Italy" e dei suoi templi.


Orlandi, il design della gioia di vivere


A inaugurare il nostro tour è lo Spazio Rossana Orlandi, showroom ricavato da una antica fabbrica di cravatte dell'Ottocento situata all'interno di un cortile storico di Milano. Un'affascinate struttura con giardino, due piani espositivi e una galleria di sicuro effetto visivo. A darle fama internazionale, però, è l'impronta della fondatrice, personaggio eclettico ed energetico con un passato nel mondo della moda, un gusto per il bello sopraffino e un intuito innato per scovare nuovi talenti. L'esito è un'esposizione eterogenea di mobili d'epoca e contemporanei, di accessori d'arredo e per la tavola, di abiti e gioielli che in comune hanno la firma dei migliori designer del mondo, da quelli affermati a quelli lanciati proprio dalla Orlandi. Un labirinto in continua evoluzione dove ammirare pezzi unici, edizioni limitate e arredi d'avanguardia. E da vivere insieme ad artisti, galleristi, collezionisti o appassionati di life-style durante eventi e mostre. Perché, come afferma la Orlandi, "il design è gioia di vivere, tutto quello che entra in una casa e la rende bella è in grado di rendere la vita migliore".


Omaggio al genio di Castiglioni


La strada tra presente e passato è breve. Pochi chilometri e siamo al Castello Sforzesco, cuore medievale del capoluogo lombardo, per la visita al vicino Studio Museo Achille Castiglioni. Lo spazio dove per anni uno dei geni del design ha firmato le sue opere che gli sono valsi innumerevoli premi, menzioni, lauree Honoris Causa e nove Compassi d'Oro, il massimo riconoscimento italiano per i creatori di forme. Con l'ultimo, quello del 1989, conferito alla carriera "per aver innalzato, attraverso la sua insostituibile esperienza, il design ai valori più alti della cultura". Un estro ancora vivo nelle stanze dove ha lavorato con il fratello Pier Giacomo, ambienti ricchi di fascino con lo specchio a 45 gradi che crea un ingannevole gioco prospettico, con la sala riunioni dove si trovava con i suoi collaboratori, con lo studio ancora colmo di tecnigrafi, compassi, squadre e i tubi dove conservava i fogli con i disegni. Con la parete adornata da lettere, biglietti, ritagli di giornale, fotografie e appunti, quella colma di libri e riviste o la vetrina con gli anonimi oggetti che Achille soleva mostrare agli studenti durante le lezioni accademiche che rendono vivida la sua presenza, la sua allegria contagiosa e ispiratrice. E soprattutto con i "suoi" oggetti, dal giradischi stereofonico RR126 di Brionvega alla lampada Parentesi di Flou, dall'ironico cappello ispirato alla forma per budino realizzato per Borsalino allo sgabello Sella creato per Zanotta. Oggetti svariati accomunati da bellezza e la funzionalità che oggi sono esposti in innumerevoli musei, dal MoMA Museum of Modern Art di New York al Living Design Center Ozone di Tokyo, e nelle abitazioni di molti.


Un pranzo di piccole sculture


Poche centinaia di metri ci separano dal tempio del design di Milano, la Triennale. Il palazzo progettato da Giovanni Muzio negli anni Trenta per ospitare le esposizioni internazionali delle Arti decorative e industriali e dell'Architettura moderna e oggi vivace luogo di incontro per gli appassionati dell'arte. Che ha come punto focale la centrale libreria e il Design Café & Restaurant, dove ci fermiamo per pranzo attratti dalla suggestiva vista sul Parco Sempione e della location. Costituita da sedie e tavolini e altri arredi "firmati" e dalla mostra che propone modellini, disegni e opere dell'artista del momento. A essere creativi sono pure i piatti che escono dalla cucina a vista preparati dal giovane chef dal nome promettente, Michelangelo. Aspettativa non delusa, visto che le pietanze sono piccole sculture con gusti delicati originati dal sapiente accostamento di sapori diversi, come l'uovo cotto a bassa temperatura condito con asparagi, tartufo nero e fonduta al pecorino o il riso mantecato al finocchietto selvatico, pancetta e scalogno in agro. La portata più prelibata è, però, la capasanta arrosto con salsa tonnata, sedano e albicocche secche.


Un secolo di grafica al Design Museum


Vera meta della visita alla Triennale è il Design Museum istituito nel 2007 e che ogni anno propone una mostra con una tematica diversa che, fino a febbraio 2013, è la grafica italiana del Novecento. Un'esposizione che si avvia con un suggestivo ingresso sul ponte in bambù di Michele De Lucchi e con lo scenografico atrio colorato che riprende le cromie delle nove sezioni. Un percorso tematico che inizia con l'evoluzione dei caratteri tipografici per concludersi con i primi esempi di grafica in video, come lo studio del marchio "pura lana vergine" di Franco Grignani. Nel mezzo un secolo di storia politica, culturale e sociale della Penisola attraverso scritte e immagini ideate dagli artisti dei caratteri e dell'illustrazione per riviste, libri, manuali, imballaggi, loghi di aziende e molto altro. Un excursus affascinate che consente di riscoprire alcune delle icone della comunicazione visiva, dai packaging degli anni '50 ideati da di Erberto Carboni per Barilla alla copertina di Linus di Salvatore Gregorietti del 1965, dal logo di Feltrinelli di Bob Noorda agli studi Studi Armando Testa per Martini e di Bruno Munari per Campari. O, per rimanere in tema di motori, le grafiche di metà secolo di Eni e Pirelli o il manifesto della 500 Miglia di Monza del 1957 abbinata all'omonima gara nell'ovale dell'Indiana.


Nhow, il design si fa albergo


Dal centro ci trasferiamo nella zona di Tortona, uno dei cuori della creatività di Milano dove sorge l'albergo che ha fatto del design la propria impronta, l'Hotel Nhow. Realizzato nel 2006 dal recupero della ex sede della General Electric, è l'essenza della creatività con una miscela di architettura industriale, arte contemporanea e arredi di design di camere e parti comuni, comprese le insolite toilette con lavabi comuni per uomini e donne. Un effetto eccentrico enfatizzato dalle esposizioni temporanee allestite nei quattro piani dell'edificio, come quella in mostra fino a ottobre, "Leftovers" (traducibile in "lasciato andare oltre) dove gli avanzi diventano arte. E così le lattine di birre e tonno riciclate si rimodellano in un tavolino con fattezze della nostra Penisola nella creazioni di Giacomo Fava o i 18.000 bottoni colorati si ricompongono nella cassettiera anni '50 di De Rosas. Rappresentazioni originali di 12 artisti e 10 designer che prendono le più svariate forme, dal divano-barretta di cioccolato ai pouf-pasticcino di Diego Maria Gugliermetto, dai "pinguini metrolopotani" di Pao alla chaise longue in cristallo Black Diamond di Cromatina, dai murales su carta di Giovanni Manzoni Piazzalunga alle scie luminose impresse dalla fotocamera da Julien Breton.


Piccoli artigiani "mondiali"


Un'impronta artistica, quella dell'Hotel Nhow, che si estende nelle vicine vie, dove sono presenti studi di architettura e di designer, sedi di nomi noti della moda e piccoli artigiani poco conosciuti, ma dal sicuro fascino, come Trasposizioni Visive e l'Atelier Traviganti. Il primo è un colorato laboratorio dove si realizzano decorazioni murali e pannelli ornamentali di vario genere: dai "macro" floreali alla Regina di Saba e al Signore di Galata creati in esclusiva per Ipe Cavalli da Giovanna, un diploma all'Accademia di Belle Arti di Brera e la realizzazione di "pupazzi" e fondali per gli spettacoli di Dario Fo e Vito Molinari alle spalle. Opere che hanno fatto il giro del mondo, da Parigi a San Pietroburgo, da Dubai alla Cina. Un itinerario seguito pure dai lavori di Traviganti, l'artista della metallurgia con i suoi oggetti di artigianato unici, come la domestica-robot a controllo remoto Caterina, l'insolito Bar Train o le teiere a forma di ape, ragno, serpente o sottomarino.


Una cena creativa per conciliare i sogni


Rientriamo all'Hotel Nhow per la cena al ristorante interno, un open space elegantemente diviso con tende chiare che formano ambienti più intimi. Non mancano le note di design, come i lampadari "floreali" e semisferici con cucchiai a reggere le luci o le sedie sviluppate apposta per l'hotel. Impeccabile la mise en place, così come il servizio e l'estetica delle portate pensate dal chef Luca Molteni. La cucina è, e non potrebbe essere altrimenti, creativa, con ricette mediterranee e internazionali reinterpretate in chiave artistica. Compresa quella ideata con la scultrice Donatella Baruzzi, "Radici…nella cipolla di Tropea", che costituisce il piatto solidale d'Artista con parte del ricavato devoluto Onlus "Tazzinetta Benefica" che si occupa di sfamare chi non ha da mangiare. Per apertura prendiamo il Pollo in Waldorf 2012, un insalata di pollo cotto al forno a bassa temperatura adornato con sedano bianco e verde, mela confit, croccante di noci e soncino. Un piacere per gli occhi e il palato sono gli "gnudi" alla granseola con demi-glace di crostacei e fiori di zucchina croccante e il filetto di ombrina al forno su crema di piselli e invidia belga scottata al limone. Chiudiamo con dolcezza assaporando il delizioso biscotto alle nocciole con mele al lime e gelato alla gianduia. Una squisitezza che ci aiuta a conciliare sogni piacevoli nella bianca suite al quarto piano, una dimora ampia con bagni integrati nell'arredo e con più comfort di quelli che si riescono ad immaginare, dalla doccia con cromoterapia alle comode sdraio dove rilassarsi, dalla camera soppalcata alla vasca oceanica con "oblò".

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