Milano - Gli artigiani dello stile

A conferire a Milano l'etichetta di capitale mondiale del design non sono soltanto i luoghi e le firme illustri, ma pure gli artigiani di diversi settori, compreso quello delle biciclette. Che a Milano sono sempre di più numerose, strane e di moda grazie ai piccoli produttori come Ciclistica, Detto, Dodici o Rosignoli. Con quest'ultimo salito alla ribalta al recente Fuori Salone per avere presentato, in collaborazione con lo Studio Tagmi, il kit Fix Your Bike per personalizzare le due ruote con vivaci ornamenti adesivi disegnati da Danilo Leonardi. Noi, però, varchiamo di poco i confini della città per visitare uno dei punti di riferimento della nuova cultura ciclistica del capoluogo, La Stazione delle Biciclette di San Donato Milanese.


Una "stazione" per bici poco classiche


Inaugurata nel 2003, è la prima "ciclostazione" italiana e, soprattutto, un luogo di incontro per gli amanti dei pedali dove trovare un'infinita di accessori, come manubri in legno, cerchi colorati o campanelli, e di biciclette dalla svariate forme. A cominciare dall'ampia gamma creata dai gestori che spazia dalla Piccoletta, un'insolita bike con ruote da 20", alla Locomotive con cerchi da 29", una moutain bike per superare qualsiasi ostacolo. In mezzo le "diaboliche" versioni delle 666. l'esenziale René, la raffinata Costante dallo stile sopraffino in omaggio al grande Girardengo e la Barbara, pensato per andare in "nessun posto" come nei racconti di Gianni Rodari. Ma potete optare pure per le "classiche" dal design "doc", come gli eleganti modelli vintage di Cicli Blume o le rigorose svedesi Pilen. O le pieghevoli, comode da riporre in auto o portare sui mezzi pubblici, prima di "spiegarle" in pochi secondi per pedalare in centro città. I marchi sono molti, tra i quali la "bici-trolley" Strida, la nota Brompton o l'americana, la Tern con telaio in alluminio ad elevata rigidità per prestazioni "vere". Alternative per cultori sono le proposte a "scatto fisso", come la KHS, l'insolito motociclo o le reclinate dove si pedala sdraiati, ideali per la pianura. Per i trasporti extra ci sono la Bicipace con borsa anteriore espandibile, la Gazelle Cabby con un ampio cassone davanti e la Yuba, modello a "passo lungo" e con un super portapacchi in grado di ospitare due seggiolini o grandi borse da carico.


Il design nel "giardino delle delizie"


Per passare dalla "rivoluzione" a due ruote al mondo fashion torniamo in centro per la visita a "10 Corso Como", locale sorto come galleria d'arte all'interno di una tipica casa di ringhiera che ospitava un'officina Renault. A distanza di oltre 20 anni è divenuto uno dei luoghi più esclusivi di Milano con il suo cortile trasformato in "giardino delle delizie" per suppellettili e ornamenti, per la vegetazione rigogliosa e per le prelibatezze che arrivano dal caffè e dal ristorante. E per l'adiacente negozio di moda e design dove si scovano proposte eccentriche firmate da design affermati o da "10 Corso Como", il marchio con il logo creato dall'artista americano Kris Ruhs che raggruppa le proposte di musica, editoria, design, moda e cosmesi del locale. Ad affascinare sono pure gli spazi espositivi al piano superiore e il roof garden, la terrazza considerata da Lipu una riserva per uccelli e dal quale si gode un'insolita vista sui tetti di Milano e sui fiorenti grattacieli.


Nella Manhattan d'Italia


A enfatizzare lo sviluppo verso l'alto di Milano è il percorso che si porta al Ristorante Ratanà in piena zona "over 100". Numero che si riferisce ai metri delle costruzioni a cominciare dal "Pirellone" progettato da Giò Ponti nel 1960, per oltre 50 anni il grattacielo d'Italia con i suoi 127 metri. Palazzo in calcestruzzo che ha dovuto abdicare di fronte alle nuove costruzioni futuristiche. Come il Palazzo Lombarda, 39 piani e 163,3 metri, sede della giunta e degli uffici della Regione, e la Torre Hines disegnata da Cesar Pelli. Una struttura di acciaio e cristallo di 146 metri che diventano 231 grazie alla guglia-antenna di 85 metri rivestita di led che, a seconda della ricorrenza, può assumere colori diversi. Dalla corsa verso l'alto è stata risparmiata l'antica stazione merci di Porta Nuova, struttura il stile liberty destinata ad essere abbattuta nel progetto di riqualificazione dell'area, ma "salvata" dalla Fondazione Catella che ne ha fatto la propria sede. Creando il "Parco dei diritti dei bambini" con giochi realizzati da designer e un ristorante, il Ratanà.


Ratanà, la tradizione a tavola


Dedicato al Pret de Ratanà, prete vissuto ai primi del ‘900, celebre per le sue guarigioni "miracolose" mal viste dalla Chiesa e ancora oggi molto amato dai milanesi, la locanda offre ricette della tradizione e "La schiscéta", il contenitore con il pranzo degli operai e qui inteso come piatto unico del giorno. Noi optiamo per le pietanze classiche: risotto alla milanese all'antica e ossobuco. Pietanze non semplici da cucinare, che lo chef esegue alla perfezione rendendo il pasto delizioso, merito pure di grissini e pane artigianali e vino milanese San Colombano DOC dei Poderi San Pietro, gustoso nella sua miscela di uva creatina, barbera e rara. Apprezziamo molto pure l'ampia descrizione sul menù delle materie prime utilizzate e gli sconti previsti per pescatori a mosca, ciclisti metropolitani e devoti del Pret de Ratanà.


Nell'Isola degli artigiani


Il nostro viaggio nella Milano del design prosegue per le vie e i cortili del quartiere Isola, un tempo "operaio" e malfamato, oggi tra i più vivaci della città con i suoi locali di richiamo, come l'allegro Frida o il tempio del jazz Blue Note, e con le sue innumerevoli attività artigianali, molte dedite al design. Che qui assume una connotazione "verde" per le progettazioni nel segno della sostenibilità ambientale. Come quelle di Simona Colombini che dal recupero e riutilizzo di vecchi mobili e oggetti di scarto crea tavoli, sedie, librerie, lampade e altri complementi d'arredo in un solare stile provenzale. Dai materiali abbandonati nascono pure le creazioni di Costanza Algranti, un'avventura cominciata raccogliendo legni, ciottoli e metalli nelle spiagge che si trasformano in sdraie, poltrone o cucine dal charme rustico che hanno affascinato pure il New York Times. Il recupero è presente anche nell'atelier di Miriam Giuliana per la propria collezione di tessuti d'arredo, con tende, cuscini e borse che alternano stoffe preziose di lino o raso con frammenti di sacchi di caffè o drappi di sconosciuta provenienza sapientemente cucini per formare pezzi unici che sanno di piccole opere d'arte.


Il "verde" dello slowdesign


Il green è pure il colore di NVK Design e RivaViva. Nel primo Natasha ha inventato lo Slowdesign, filosofia che si sintetizzata in poche frasi: "no allo spreco, riduzione degli inquinanti nel processo produttivo, tracciabilità dei materiali". Regole che portano a privilegiare materiali "poveri", o di recupero, che richiedono poche lavorazioni, a realizzare oggetti durevoli e a utilizzare legni provenienti da foreste gestite in maniera sostenibile. Un impegno che è valso il marchio "No effetto serra" a molti dei suoi mobili. Stessa ideologia caratterizza gli arredi per la notte di RivaViva, creati tenendo in considerazione la tutela ambientale per l'intero processo produttivo, dalla progettazione alla selezione del legname, dalla costruzione alle finiture. Filiera dove sono vietati collanti, vernici tossiche e parti metalliche, con viti e bulloni sostituite da sofisticate soluzioni ad incastro.


La moda critica, etica e sostenibile


Se la moda delle griffe di via Montenapoleone è conosciuta nel mondo, qui la notorietà è meno evidente, ma aggiunge alcuni elementi di sicuro interesse. Come per l'arredo a dominare sono le proposte "alternative" come nel Laboratorio di Sara Rotto Loria, che crea abiti per i più piccoli pensati "con gli occhi dei bambini", e l'Isola della Moda. Un "negozio condiviso" che raccoglie al suo interno artigiani della sartoria indipendente rivolta allo stile e alla qualità, con la selezione di tessuti di pregio, la produzione "fatta a mano" e la cura dei dettagli. Ad accomunare le diverse etichette è pure la scelta di una filiera corta, del rispetto dell'ambiente e di una filosofia cooperativa dove i "marchi" non sono concorrenti, ma uniti nel valorizzare e scambiare le esperienze professionali. E per creare eventi comuni, come Critical Fashion e l'area abbigliamento di Fa' la cosa giusta, per promuovere la "moda critica"


Opere d'arte da indossare


Dalla moda ai gioielli il passo e breve. E come per gli abiti, il mondo degli accessori dell'Isola è costituito da alcune eccellenze che portano il nome di Monica Castiglioni e di Natsuko Toyofuku, un duo femminile dalle molte affinità. Entrambe figlie d'arte, Monica del designer Achille, Natsuko dello scultore d'avanguardia Tomonori e della pittrice Kazuko, reinterpretano l'idea di preziosità spostando l'attenzione dai materiali alla forma, vera rappresentazione della bellezza e del valore. Ne scaturisce la rinuncia all'oro e alle pietre più preziose per metalli più "caldi", come bronzo o argento combinati con rame o stagno, e a gemme più "naturali", come ambra e quarzo. Il risultato sono "sculture primitive" di un eleganza ancestrale che incorporano il creato e le diverse personalità delle due artigiane. Opere d'arte esposte nei musei di Berlino, Parigi e Tokio, al MoMa di New York e al Victoria & Albert Museum's di Londra.


Le mutevoli morfologie del design


All'Isola il design si trasforma e assume variegate morfologie. Quelle moderne del concept, graphic e web design di Studiolabo, gli inventori inventando delle piattaforme di successo come Fuorisalone.it e Milano Design Network, il contenitore per conoscere, promuovere e pianificare attività di comunicazione e strategie marketing legate al mondo del design. O quelle artistiche dello Spazio Pastrengo e dell'associazione O', dove l'arte si tramuta in suoni, esibizioni, immagini e bookshop sperimentali. Come quello di MaRea, libreria-galleria fotografica che ridisegna l'Isola con libri e fotografie degli autori di quartiere, tra i quali Francesco Gallone, gestore di una bancarella nel mercato locale e autore di tre gialli di successo, o Valentina Poggi, che al territorio si è ispirata per scrivere "Isola". O ancora quelle dei veicoli a propulsione muscolare della Orco Cicli, dove un "orco" da cuore tenero e con la passione dei pedali si divida tra insegnare a riparare le due ruote alla Ciclo officina della Stecca, scrivere manuali di manutenzione delle biciclette e a creare modelli "di oggi fatti come quelli di ieri per durare anche domani". Il tutto rigorosamente su misura per il ciclista, esattamente come fanno i sarti con gli abiti. Ma qui ad assumere forma di design è pure la comunicazione con i progetti di co-working di Spazio A e delle "Soglie" di c-r-u-d. Con quest'ultimo che traccia il territorio con strisce fucsia che uniscono le realtà dell'Isola resistenti all'isolamento culturale e umano. Una condivisione di intenti che, in un mondo dominato dall'individualismo, è forse la forma più pura di design.

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