Viaggi - Val Nervia, da Pigna a Dolceacqua

Nota come la "Porta occidentale d'Italia", la Riviera di Ponente è una terra ricca di fascino al quale la natura ha donato un litorale mirabile e un entroterra ancor più incantevole con il verde delle alture interrotto con grazia da borghi d'altri tempi. Ed è proprio da un antico paese dell'interno che parte il nostro viaggio alla ricerca del benessere.
Si tratta di Pigna, villaggio dell'alta Val Nervia dalla genesi remota, come dimostrano i ritrovamenti preistorici e romani, e dal nome dall'origine incerta.
Per alcuni derivata dalle estese foreste di conifere che avvolgevano il borgo adagiato sotto le "piccole Dolomiti", per altri dalla forma del nucleo medievale, con i suoi vincoli ad anelli concentrici collegati dai "chibi" (stretti passaggi coperti dalle volte), che ricorda una pigna.


La storia scritta sulle pietre


Crocevia di importanti cammini, come la via del sale, che collegano Liguria, Piemonte e Francia, Pigna è contesa nei secoli per il controllo militare della regione e del commercio dalle milizie dei conti di Ventimiglia e di Provenza, dalla Repubblica di Genova e dai Savoia fino a entrare a far parte del Regno di Sardegna e, dal 1861, del Regno d'Italia. Una storia di ostilità svanita con le mura difensive per lasciare spazio a una quiete rilassante ideale per gustarsi le bellezze del borgo e andare alla ricerca delle tracce del passato.
Le prime le troviamo appena superate le volte della Loggia di accesso alla città, dove affiorano i contenitori in pietra che servivano a misurare olive e granaglie. Poco lontano si trovano le tacche di ferro per calcolare la lunghezza delle stoffe fissate alla base della chiesa di San Michele Arcangelo. Una costruzione eretta nel XV secolo, su un edificio preesistente, dalla pregevole architettura tra il tardo gotico e il primo Rinascimento.
Da notare il un rosone in marmo firmato da Giovanni Gaggini da Bissone e, all'interno, lo splendido polittico di Giovanni Canavesio costituito da 36 comparti con al centro San Michele che colpisce il demonio.


La pieve di San Bernardo


Seguendo le orme dell'artista piemontese ci dirigiamo alla pieve di San Bernardo di Mentone in compagnia di Giorgio (tel. 329.2330252) che custodisce le chiavi per accedere all'edificio e le preziose storie degli affreschi dipinti da Canavesio nel 1482. Prima di arrivare incrociamo la pittoresca grotta ricca di stalattiti e stalagmiti fatta addobbare da Don Giacinto Bianchi come devozione alla Madonna di Lourdes e oggi richiesta per i matrimoni dai turisti scandinavi. Giunti dal patrono degli alpinisti ci lasciamo cullare dagli allegri racconti di Claudio sui dipinti della Passione di Cristo e del Giudizio Universale.


E sui simbolismi inseriti da Canavesio per indurre uomini e donne a non cedere alle tentazioni, come un diavolo con attributi spaventosi tenuti al guinzaglio da San Bernardo che esorta a tenere comportamenti casti.


Un museo per la memoria


Rientriamo in centro per la visita al Museo "La Terra e la memoria", una piccola struttura intrisa della storia della civiltà contadina locale. Qui si ripercorrono a ritroso le vicende di Pigna attraverso gli strumenti per lavorare la terra e gli attrezzi di botteghe e officine artigianali, i dipinti in omaggio alla Madonna del Passoscio e le fotografie delle transumanze e della feste musicate dalla banda "L'Alpina", fondata nel 1896 e ancora oggi protagonista dei principali eventi locali.
Prima di lasciare Pigna merita una sosta la Piazza Castello, dove si possono scovare tracce della fortezza dei Conti di Ventimiglia, rinvenire le iscrizioni che narrano della storia del borgo e godere della splendida veduta sul territorio del Parco delle Alpi Liguri. Un'area di 6.000 ettari disseminata di paeselli, come le vicine Castelvittorio e Buggio, di musei d'interesse, quale quello di Triora dedicato alla streghe, di cantine vinicole e di accoglienti bed & breakfast e confortevoli agriturismo dove soggiornare e desinare.
E che nasconde una fitta rete di sentieri per appassionati di trekking e mountain bike che consente di arrivare a Imperia ad Est, alle porte del Principato di Monaco ad Ovest ed entrare in Piemonte a Nord. Per chi preferisce l'auto, non mancano percorsi ricchi di curve dove dilettarsi al volante, quelli delle speciali del Rally di Sanremo. E per i più temerari è possibile sorvolare la zona con parapendio o discendere i torrenti in canoa. Noi preferiamo un'attività più rilassante alle terme in fondo alla valle.


La sorgente di "acquamarcia"


Secondo la leggenda gli effetti benefici della sorgente sono scoperti nel XII secolo da un contadino che vede risanarsi il proprio asino dopo che si è abbeverato dell'"acquamarcia", così chiamata per l'odore sgradevole che emana.
Una guarigione miracolosa che attrae intorno al Lago Pigo la popolazione fino al crollo delle mura voluto, si narra, dalla Madonna per punire l'indifferenza mostrata per l'adiacente chiesa dell'Assunta. Più verosimile è la storia che rileva la presenza dell'acqua sulfurea nell'800 fino alla sua scomparsa dovuta al catastrofico terremoto del 1887.
Riaperta la sorgente nel 1954, le terme rivivono una stagione di interesse che attrae a Pigna personaggi noti come Grace Kelly. Decaduta l'attrattiva, l'attività termale è rilanciata nel 2000 con l'inaugurazione Grand Hotel Terme di Pigna.


Le terme del benessere


Imponente edificio, l'albergo adagiato sul fondo valle è, di fatto, l'unica stazione termale attiva della Liguria. In un ambiente elegante arricchito da numerosi quadri, sculture e arredi di pregio, offre un'ampia gamma di servizi curativi, anche se ad attrarci sono quelli dediti al benessere, a cominciare dalle piscine, interna ed esterna, con acqua sulfurea a 31° C.


Ma le cure per la salute di corpo e mente sono innumerevoli. Si può scegliere di "depurarsi" in sauna o nel bagno turco, di tonificarsi in palestra o con apposite manipolazioni, di rilassarsi sul lettino musicale o nell'idromassaggio a secco.
O ancora farsi avvolgere in benefici fanghi argillosi e sottoporsi ai massaggi rilassanti, olistici o russi nella preziosa stanza dell'ambra. Non mancano le proposte orientali, quali l'agopuntura, la moxibusione, lo zen shiatsu, il watsu o la tuina, un'antica tecnica di manipolazione della medicina tradizionale cinese che riattiva il naturale flusso energetico del corpo.


L'osteria dell'Acqua Dolce


Rigenerati dalle cure termali, ci trasferiamo nella vicina Dolceacqua per pranzare all'Osteria Acqua Dolce, locale accogliente e con tavole allegramente imbandite. Malgrado il nostro DNA, preferiamo la più intima Sala delle Rane a quella dedicata alla macchinine, sulla quale vi invitiamo a scovare tra le grigie pietre della parte le automobiline e a farvi raccontare la loro simpatica storia da Valeria.
Che ci aiuta a scegliere le pietanze più tipiche e a narrarne gli aneddoti legati ai loro nomi. Come quelli sui due antipasti, lo sciattamaio e il brandacuiun.
Il primo è un polpettone di fagiolini alla genovese talmente ghiotto fare "schiattare i mariti", in dialetto sciattamaio, per ingordigia. Il secondo è uno stoccafisso mantecato alla ponentina che deve essere scosso, o "brandato" in antico provenzale, con energia all'interno di una pentola tenuta tra le gambe all'altezza dei "cujun".
Un lavoro duro e ripetitivo affidato all'uomo meno sveglio di famiglia con un invito emblematico "va branda, cujun!". Una tecnica ancora oggi utilizzata dai cuochi dell'Osteria per creare la purea di stoccafisso e patate, anche se non abbiamo voluto indagare se a farla è Fabrizio o Franco. Di certo il duo in cucina ci delizia con dei squisiti mandilli, ossia i "fazzoletti", al pesto delicato e un coniglio alla Rossese e patate spadellate al rosmarino ottimamente accompagnato dal Rossese di Dolceacqua 2010 della piccola azienda Testalonga di Antonio Perrino. Chiudiamo il pasto con altre due pietanze tipiche: i dolci Tacunà e Stroscia, ossia la crostata ricoperta e la torta friabile locali.


L'incantesimo di Dolceacqua


Una soavità di palato confacente con la visita a Dolceacqua, borgo che deve il nome del proprietario romano Dulcius (dolce) o al celtico "Dussagana", la sibilla degli incantesimi. Un sortilegio che avvolge molti, compreso Claude Monet che ha voluto fissare su tela il fascino del ponte a schiena d'asino sul torrente Nervia. "Un gioiello di leggerezza" che unisce il Borgo del Quattrocento con il più antico nucleo Terra, quello costituito da un coacervo di case che si arrampica sulla collina per rilevarsi in tutta la sua magia nelle rovine del Castello dei Doria alla sommità del villaggio.
Una fortezza del XII secolo con una storia gloriosa decaduta dopo i bombardamenti dell'artiglieria franco-ispanica del 1744 e dalle scosse del terribile terremoto del 1887. Da visitare sono pure la pieve romanica di San Giorgio del XII secolo, trasformata in epoca gotica e barocca, dove riposano Stefano e Giulio Doria, e la parrocchiale di Sant'Antonio Abate con campanile eretto sulle antiche mura e con all'interno il prezioso polittico di Santa Devota di Ludovico Brea. Ma il consiglio per assaporare Dolceacqua è di "perdervi" tra i carrugi e soffermandosi nelle botteghe di artigiani, artisti e nelle rivendite di vino e michetta.
Il dolce tradizionale creato dalle ragazze dolceacquine per festeggiare la fine dello "jus primae noctis", cioè il diritto del tiranno a passare la prima notte di nozze con la giovane sposa. Incerto è l'evento che porta all'abolizione dell'odiata norma: per alcuni è dovuto all'assassinio del Signorotto locale da parte del marito della donna fatta morire nelle segrete per essersi rifiutata di concedersi, per altri è una insurrezione popolare a mettere fine al sopruso o una rivolta pacifica delle fanciulle del paese che prepararono un dolce con il nome dialettale del sesso femminile offrendola al tiranno con la supplica "mangiatevi questa di michetta".


I sapori della terra


Prima di rientrare a Pigna sostiamo a Isolabona, paese avvolto da torrenti e con una popolazione mite di carattere. Meno nota delle vicine, ha attrattive di interesse, quali il Castello del XIII secolo, i vicoli a scacchiera e la "Bunda", la via principale che ospita una pregevole fontana in ottagonale del 1486 e porta alla barocca chiesa di Santa Maria Maddalena. Una passeggiata che stimola l'appetito che saziamo alla Trattoria Terme di Pigna, il punto di riferimento per gustare la cucina tradizionale grazie all'abilità ai fornelli, riconosciuta da innumerevoli guide, di Gloria.
Aperto nel 1968 con il marito Silvio, offre i saporiti prodotti del territorio miscelati con sapienza per creare pietanze squisite. A cominciare dagli antipasti preparati sul momento, come le crespelle con asparagi e la lattuga ripiena, per proseguire con i ravioli di borragine conditi con olio extravergine e salvia e dalla sfoglia sottilissima fatta a mano. Altrettanto appagante per il palato è la tradizionale capra con fagioli bianchi di Pigna, un presidio slow food da non tralasciare. Nascono dalle mani di Gloria pure i gustosi dessert, su tutti il tiramisù dal sapore delicato.
L'ideale prima di coricarsi nelle confortevoli stanze del vicino Grand Hotel Terme.

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