Viaggi - Dalla teatrale di Apricale alla sonora Sanremo

Una rigenerante immersione termale e un abbondante colazione ci fornisce la giusta energia per la nuova giornata.
Partiamo per Apricale, il villaggio "esposto a mezzogiorno" come enuncia il suo nome latino "apricus". A chiarire le ragioni della denominazione è il percorso che da Isolabona sale al paese medievale che all'improvviso appare adagiato sul crinale di un colle illuminato dai raggi del Sole e adornato da boschi di castagni e abeti. Una vista bellissima che diventa ancora più attrattiva con l'approssimarsi al borgo fondato nell'X secolo.


Il borgo dei murales


Ci addentriamo nel dedalo di carrugi di quella che era una roccaforte dei Conti di Ventimiglia e dei Doria riconoscendo gli elementi tipici del "villaggi di pietra" dell'entroterra di ponente: stretti vicoli disposti a spirale e con andamento irregolare, ripide scalinate e passaggi sotto volte e archi armoniosi.
A stupirci sono i murales che ci accompagnano lungo il percorso. Dipinti voluti dalla Comunità Artistica Nervina negli anni Sessanta e arricchiti nel tempo da pittori locali e forestieri che hanno contribuito a fare di Apricale il paese degli affreschi e dell'arte. Un cammino di colori che rende più gradevole l'ascesa alla centrale Piazza Vittorio Emanuele II.


Un palcoscenico medievale


Lo slargo intitolato al primo Re d'Italia è il cuore vivo della città con i suoi edifici pubblici, dal Municipio alle scuole elementari, e palcoscenico naturale degli eventi di maggiore rilievo.
A confermalo è la pietra al centro dell'arenaria, detta ciotu de magiu (pietra di maggio), in passato basamento dell'albero della libertà, oggi base per quello dell'ulivo eretto per celebrare l'olio nuovo e quello della cuccagna alzato alla festa della primavera.
Ma qui si svolgono pure la golosa sagra della Pansarola (il dolce locale), la gare di pallone elastico, le serate danzanti e gli spettacoli del Teatro della Tosse di Genova che dal 1990 attira in paese migliaia di visitatori avvolgendoli con rappresentazioni memorabili.
A fare da scenografia sono i principali palazzi storici del borgo, dalla "Casa dei Sindaci" e a quella del "Boia" dove venivano appese le teste dei criminali giustiziati, dalla parrocchiale della Purificazione di Maria Vergine all'Oratorio di San Bartolomeo.
Con quella dedita alla Madonna di origine tardomediavale e nota per il campanile eretto nel Duecento sui resti di una delle torri della fortezza, la pavimentazioni a mosaico e le decorazioni ecclesiali e floreali.
Dalla facciata semplice, l'Oratorio ospita sobrie decorazioni barocche e alcuni dipinti di pregio del Cinquecento, come il polittico con la Madonna della Neve col Bambino. A dominare su tutti, però, il Castello Argentina, oggi detto della Lucertola.
Un soprannome dalla genesi dubbia e che alcuni attribuiscono alla storpiatura dell'appellativo dato alla fortezza dai francesi, "les arts", delle arti.


Un Castello prestato all'arte


Costruita come fortezza nel X secolo, con il tempo ha perso la sua funzione di difesa per divenire un'elegante residenza con al centro un giardino decorato da una ricca vegetazione e da pregiate sculture e dal quale si gode un'impagabile vista sulla sottostante piazza.
L'interno ospita un salone per le esposizioni temporanee di artisti di fama, come Picasso e Mirò, e il Museo della Storia di Apricale. Sei stanze finemente decorate che conserva significativi cimeli e documenti d'epoca, come il più antico Statuto della Liguria edito proprio qui nel 1267, una ricca collezione d'arte.
Sculture, dipinti e serigrafie di artisti contemporanei come Folon, Verdet ed Eward o gli italiani Karlo Gabriele, Antonio Bueno e Emanuele Luzzati, fondatore del Teatro della Tosse. Al quale sono riservati pure alcuni spazi dei sotterranei che raccolgono foto e manifesti delle rassegne passate e le sagome della scenografia dei Tarocchi, una delle recite più note della compagnia.
E come nei migliori Castelli, non manca la stanza del fantasma, naturalmente la più tetra dei sotterranei.


La Contessa e il trombettiere


Dalle stanze della roccaforte residenziale emergono le storie leggendarie dei personaggi del passato. La più amata riguarda Cristina Anna Bettomo. Nata nel 1861, sposa giovanissima Battista Pisano, truffaldino presto agli arresti. Rimasta sola e senza risorse, va al servizio dal conte Charles de la Tour a Nizza.
La sua bellezza ammalia il nobile che la introduce nella Parigi aristocratica e le conferisce il titolo simbolico di Contessa. Scomparso l'amante francese, eredita una fortuna e si reca in Russia dove seduce Sergey Romanoff, fratello dello Zar. Divenuta spia, è catturata e imprigionata dai giapponesi.
Riconquistata la libertà, torna ad Apricale in cerca del divorzio che gli consentirebbe di sposare Sergey trovando, però, il pugnale del geloso marito che la uccide prima di togliersi la vita impiccandosi. Altro figura tra il reale e il mitologico è quella di Giovanni Battista Martini.
Venuto alla luce nel 1841, dopo avere combattuto per Garibaldi emigra in America all'età di 24 anni, dove prende il nome di John Martin.
Lo stesso che, in qualità di trombettiere, sarebbe stato accanto al Generale Custer durante la battaglia di Little Big Horn nel quale gli indiani Sioux e Cheyenne, guidati da Cavallo Pazzo e Toro Seduto, sterminarono Settimo cavalleria dell'esercito americano. Unico superstite proprio il nostro Martin, salvato dall'ordine di andare a richiedere aiuto.


Da Delio a deliziarci il palato


Con le vicende dei due eroi liguri nella mente giungiamo da Delio, proprietario del ristorante Apricale e oste per tradizione famigliare. Con suo nonno partito giovane per la Francia a cercare fortuna portandosi appresso la sola sapienza culinaria e tornando avendo appreso i segreti della cucina transalpina.
Una cultura che trasmette a Gastone, zio di Delio e titolare della locanda La Capanna da Bacì dove trasmette al nipote i segreti per scegliere con cura frutti, verdure, carni e altri prodotti che il territorio offre, incluso l'olio d'oliva frutto del duro lavoro tra gli uliveti delle colline circostanti. E a miscelarli nel rispetto delle tradizioni per esaltare sapori e profumi.
Un insegnamento che Delio apprende bene, tanto che l'Apricale è menzionato in molte guide, compresa la Critica Golosa che da anni gli attribuisce il titolo di migliore tavola dell'Italia dell'Est e della Costa Azzurra dalla Guida Critica Golosa. Un giudizio che appare verosimile assaporando i delicati antipasti "I Previ", i cavoli ripieni in guazzetto.
Deliziosi sono pure i primi, come i ravioli di coniglio al profumo di timo o i maltagliati di farro al pesto piccantino, e i secondi a base di stoccafisso, capra, coniglio o manzo. Ma a deliziare il palato sono le irrinunciabili pansarole da gustare con zabaione caldo al Marsala.


La pieve degli affreschi
Prima di lasciare il "villaggio esposto a mezzogiorno" discendiamo ai margini inferiori dell'abitato per raggiungere Santa Maria degli Angeli. Posta nella vicinanza degli arcaici lavatoi sul Rio San Rocco lungo l'antica mulattiera che collega Apricale con Isolabona, era rifugio per viandanti e luogo di culto per fedeli.
Di origini antichissime, ha una struttura a capanna priva di facciata e con una cancellata a regolarne l'accesso nell'unica grande arcata. Ad affascinare sono le tre campate interamente affrescate con stili diversi tra il XV e il XVII secolo, il grande altare ligneo del Cinquecento e il piccolo campanile triangolare.


La Cattedrale e il Casinò


Un piacevole trasferimento tra le colline e giungiamo a Sanremo che è pomeriggio inoltrato, giusto in tempo per una visita in centro partendo dall'imponente e austera Cattedrale di San Siro. Costruita nel XII secolo su un preesistente edificio paleocristiano, si fa apprezzare per il rosone che sovrasta il portale, i bassorilievi delle porte laterali e il campanile barocco.
Tra le navate spiccano un pregevole crocifisso e una statua della Madonna del Rosaio di Anton Maria Maragliano, nonché il crocifisso nero del XVI secolo al quale si attribuisce il merito della miracolosa vittoria della milizia cittadina contro gli invasori saraceni nel 1573. Pochi passi e passiamo di fronte l'Oratorio dell'Immacolata Concezione e al bel battistero che custodisce una tela di Orazio De Ferrari.
In un attimo siamo nella ragnatela di carrugi dell'antico nucleo cittadino che porta al Casinò. Simbolo della Belle époque rivierasca, il bianco edificio in stile liberty di Eugenio Ferret sale alla ribalta negli anni '50 ospitando al Salone delle Feste il neonato Festival della canzone italiana, dove rimarrà fino al 1976. Famoso è pure l'adiacente convento dei Frati Cappuccini, dove si narra, i giocatori perdenti alla roulette si recano in cerca di consolazione.


L'arrivederci a Sanremo


La visita a Sanremo prosegue per via Matteotti, "la vasca" della città dove si trovano le boutique dei marchi della moda, caffè e ristoranti eleganti e il Teatro Ariston, attuale sede del Festival. Ad attrarci è, però, il Palazzo dei Duchi Borea d'Olmo, sede del Museo Civico che accoglie reperti archeologici preistorici, una preziosa Pinacoteca e un'interessante collezione di manifesti.
La splendida facciata Rococò del XVI secolo con la statua della Madonna del Montorsoli sopra il portale e gli affrescate dagli artisti genovesi del Seicento e Settecento ne fanno uno degli edifici più belli di Sanremo, dove hanno dimorato ospiti illustri, da Carlo Emanuele III a Papa Pio VII.
Ormai è l'imbrunire e rimane giusto il tempo per una breve visita al porto e ai suoi accoglienti locali, attrattiva dei giovani locali. E' ora di partire. Sappiamo di avere tralasciato innumerevoli attrattive della città, come Villa Nobel, edificio in stile moresco dove visse e morì il fondatore dell'omonimo premio, la chiesa ortodossa di San Basilio e il quartiere Pigna, uno dei più suggestivi di Sanremo con un labirinto di carrugi e scalinate che portano al Santuario della Madonna della Costa.
Rabbocchiamo il serbatoio della nuova i30 certi che presto torneremo nella Riviera di Ponente alla ricerca del benessere di corpo e mente.

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