C’era una volta il reato di omicidio stradale. Era contenuto in un disegno legge specifico, per riformare il Codice penale, da ricollegarsi poi al Codice della strada. Puniva gli ubriachi e i drogati che guidano e uccidono; per dirla in modo più politicamente corretto, sanzionava severamente i conducenti responsabili di gravi sinistri in condizioni psicofisiche alterate. Che ne è di tutto questo? Ne sta rimanendo pochissimo.


Dal dolo alla colpa


Anzitutto, il futuro reato di omicidio stradale sarà colposo: per negligenza, imperizia, imprudenza. E non per dolo, quindi non volontario. E questa è già una mazzata letale sulla deterrenza del nuovo reato: le pene non saranno severe (anni di reclusione) come si pensava inizialmente. Poi, non ci sarà l’ergastolo della patente: si puntava al ritiro al vita della licenza di guida, ma è stato trasformato in sospensione più o meno prolungata a seconda della gravità del fatto.


Altre modifiche


Infine, ecco un emendamento al ddl sull'omicidio stradale della relatrice per la commissione Giustizia, Alessia Morani (Pd), approvato in II commissione a Montecitorio: qualora l'evento sia conseguenza anche di una condotta colposa della vittima, la pena è diminuita fino alla metà. Inalterata la parte del ddl che punisce con la reclusione da 8 a 12 anni l'omicidio stradale se commesso in stato di ebbrezza alcolica grave (con un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro) o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope; o in stato di ebbrezza alcolica con tassi alcolemici superiori a 0,8 grammi per litro o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, laddove si tratti di specifiche categorie di conducenti. Abbassate anche le pene previste per le aggravanti portandole a 4-10 anni di reclusione dagli attuali 7-10 anni. Insomma, pene sempre più miti...