La SUV ibrida plug-in abbina prestazioni e consumi irrisori, almeno nei primi 50 km di utilizzo

Si fa presto a dire: i SUV inquinano. Nel caso poi di giganti della strada come la Volvo XC90, è un attimo che i più radicali tirino fuori il ditino accusatorio. Se sapessero però che quel gigante si muove a emissioni zero, almeno finché il pacco batterie del modulo ibrido plug-in ha energia da dispensare, si ricrederebbero. Già, la monumentale XC90 T8 Twin Engine ha un motore elettrico da 87 CV posizionato sopra le ruote posteriori, che dà il proprio decisivo contributo al già brillante 2.0 turbo a benzina da 320 CV. Risultato: 407 CV - la potenza totale in questo caso è la semplice somma algebrica dei due valori - e 640 Nm di coppia. Il pacco batterie, da 120 kg, è posizionato longitudinalmente sotto il pianale della vettura e assicura, secondo Volvo, 43 km di autonomia a zero emissioni (allo scarico). Di seguito le prime impressioni di guida, che ho raccolto dopo un breve test drive in anteprima svolto nei dintorni di Göteborg. Per chi fosse interessato, la vettura è già ordinabile a prezzi che partono da 78.950 euro, ma le consegne non cominceranno prima di inizio 2016.


Parsimoniosa sì, "miracolosa" no


Diciamolo subito: i 43 km promessi dagli ingegneri sognateveli. Ho guidato tra la periferia e il centro di una comunque "fluidissima" Göteborg adottando uno stile molto (ma molto) eco-friendly e la carica del pacco batterie è terminata dopo 22 km. Tanti? Pochi? Considerando il genere di vettura - peso, dimensioni, cerchi da 21" - non è un risultato da buttare via, ma siamo appena a "metà strada" rispetto a quanto promesso. Detto questo, nel mio breve giro di 55 km il computer di bordo indicava 5,1 l/100 km di consumo medio. Ovvio, si tratta di un valore che sarebbe peggiorato, qualora avessi fatto un test più lungo, dal momento che i primi 22 km "regalati" dalle batterie avrebbero inciso meno sul consumo medio totale. Non c'è dubbio però che nell'utilizzo quotidiano il risparmio ci sia e sia sensibile.


Brillante ai limiti dell'aggressività


La vedi così grande e grossa e pensi che sì, con più di 400 CV abbia brillantezza a sufficienza, ma che la sportività sia un'altra cosa. Poi butti giù il pedale del gas e ti ricredi, proiettato in pochi attimi a velocità che nessun Codice della Strada tollera. La XC90 T8 Twin Engine spinge tanto e spinge da subito. Il bello è che il telaio sembra avere tutte le carte giuste per supportare tanta vivacità di spinta. Come detto, il test è stato breve, ma il piacere di guida assicurato dalla variante a gasolio e le pur poche curve affrontate in questo test mi fanno ben sperare. In ogni caso, il modo migliore per godersi la XC90, a maggior ragione questa XC90, è la souplesse. Partire con un filo di acceleratore e muoversi nel silenzio del motore elettrico, per esempio; lasciare da parte la voglia di curve e farsi coccolare dalla morbidezza delle sospensioni. Ancora, in autostrada non c'è ragione per non utilizzare il cruise control adattivo e il sistema di mantenimento della corsia: dispositivi che non sono mai da intendere come propri "supplenti", ma che riducono parecchio lo stress e incrementano la sicurezza propria ed altrui.

Volvo XC90 T8, due motori sono meglio di uno

Foto di: Adriano Tosi