L’autunno nelle Langhe, i sapori del Piemonte

Scegliete una colonna sonora che vi porti fin su, al Nord, nel Piemonte, nella terra delle Langhe, quella delle colline del Barolo e dei boschi di tartufo. Una colonna sonora adatta a un sali e scendi ordinato di strade e ai castelli arroccati sulle colline appuntite. Solo dopo potete partire e capirete perché terre come questa vi predispongono alla contemplazione. Il vero lusso nella vita è viaggiare e viaggiare vuol dire ammirare i paesaggi, accostare la macchina ai bordi della strada e fermarsi ad ammirare. Il nostro punto di riferimento nelle terre piemontesi, per questi due giorni a spasso con la DS3, è il Golf Relais Monforte (http://golfrelaismonforte.marachellagruppo.it/), costruito sul pendio di una collina e colorato con la stessa tonalità di un prato autunnale. Si può scegliere se dormire in appartamento, su due piani con cucina attrezzata, bagno con vasca idromassaggio, salottino e un piccolissimo giardino panoramico; oppure in una camera, magari una bella suite, arredata con i colori caldi del bordeaux per le rifiniture e del legno scuro per il pavimento. I mobili vogliono essere semplici, ma con stile.


Prima tappa del viaggio Monforte, un paesino medievale che sventola, come molti di quelli incontrati durante il tragitto, la bandiera arancione del Touring Club italiano, marchio di qualità turistico ambientale. Il centro storico restaurato di recente si arrampica ripido sulle strette vie che portano alla torre campanaria e all’oratorio di Sant’Agostino, in cima alla collina. E proprio lì c’è il famoso auditorium di Horszowski il musicista che lo inaugurò nel 1986 e che è noto per la sua acustica perfetta. Piccolo, ma funzionale, con larghi gradini che vanno a formare un anfiteatro. E sembra di sentirlo Bollani seduto al suo pianoforte che riempie l’aria con le sue amatissime note jazz. Le case sono in pietra e legno, ma signorili e ricordano quelle della montagna che sta qui a due passi. Hanno i portoni che affacciano sulla strada e i colori che rompono la monotonia cromatica con improvvise pareti viola, gialle e azzurre sparse qua e là. Forse solo qui una targa su di una porta può permettersi di recitare: “Qui vive una fata. Si prega di non pronunciare formule magiche”.


Il pranzo lo facciamo nel centro storico di Monforte, presso l’Osteria La Salita (http://www.lasalita.it/), una vecchia casa appartenuta a un falegname e a una restauratrice che ha riportato in luce gli affreschi sulle pareti e ne ha aggiunti di nuovi su entrambi i piani su cui si sviluppa il locale. Ma ancora prima, negli anni ’50, era stata una sala da ballo al piano di sopra e una sala per il gioco delle carte al piano di sotto. Si diceva che era il posto migliore per andare a prendere moglie. Michela è in sala, Marco in cucina. Il pranzo lo chiediamo tradizionale e veniamo accontentati. Una caponatina rustica al sapore di rosmarino per antipasto, un saporito vitel tonnè, tartare di carne con una palla di gorgonzola che alla vista sembra gelato. Poi ravioli al plin, che da queste parti vuol dire pizzicotto, perché vengono pizzicati per chiuderli, ripieni di carne, e tagliata di manzo. Il pranzo si chiude con un dolce a base di uno dei prodotti più famosi del Piemonte ed esportato in un tutto il mondo: la Nutella, per l’occasione trasformata in gelato. La cantina è stracola di vini e per accompagnare il nostro pranzo approfittiamo sia di un bianco, uno Chardonnay, che di due rossi, uno Dolcetto d’Alba e un Nebbiolo.


Prendiamo la SP125 e dopo 10 km arriviamo a Serralunga d’Alba. Percorriamo un sentiero di sassi sporgenti e arriviamo al castello di Serralunga, chiuso su se stesso, stretto e alto, massiccio. Da un lato un giardino con due bellissimi alberi di melograno e panchine di legno per fermarsi e godere del panorama. Ci troviamo in un paese decisamente ridotto, ma che vanta una storia lunga mille anni e che si raccoglie a raggiera tutto intorno al suo castello. Ai lati del paese i vigneti a nebbiolo da Barolo. A soli 8 km arrivando dalla SP157 si apre Grinzane Cavour di cui Camillo Benso “fu di questo comune sindaco operoso e benefico” per diciassette lunghi anni, prima di diventare uno dei padri della patria. Anche Grinzane è fiera del suo castello medievale, che racchiude dentro di sé l’Enoteca regionale, il museo delle Langhe, i cimeli cavouriani e la sala delle Maschere, dove ogni anno si tiene l’asta mondiale del tartufo bianco d’Alba, un avvenimento che coinvolge via satellite una clientela proveniente da tutto il mondo, e per tutto il mondo si intende Berlino, Parigi, New York, Los Angeles, Tokyo, Londra, Mosca, Hong Kong, e dove un tartufo pregiato vale come un diamante bianco, come quello, per esempio, del 2007 che fu venduto per 143 mila euro. Entriamo nell’Enoteca, consapevoli che non si può andar via senza aver fatto una degustazione come si deve. Assaggiamo un Moscato d’Asti, un Arneis, un Dolcetto, un Barbera d’Alba, un Barolo e un Barbaresco, tutti provenienti dalle cantine piemontesi. Ad accompagnare i bicchieri gli tradizionali ed enormi grissini, senza il cui prezioso aiuto non avremmo potuto continuare il viaggio. L’enoteca è un posto dove riscoprire anche i prodotti tipici di questa zona, i sapori antichi delle Langhe come i mieli alla rosa canina, alla lavanda e al girasole, le lacrime di vino moscato, i cuneesi al Barolo, la crema alle ortiche. Rientriamo verso Monforte, è sera. La giornata può finire alla grande se metti piede dentro una spa. Quella del Relais ha una piscina con sdraio in immersione, giochi di luce da cromoterapia dentro l’acqua, cascate per l’idromassaggio. Accanto una vasca per il percorso kneipp, quello famoso che aiuta la circolazione sanguigna, una sauna, un bagno turco e una doccia tropicale. È ora di cena e ci dirigiamo al ristorante del Relais. Un ambiente raccolto e completamente bianco, dove gli specchi l’uno di fronte all’altro fanno a gara per riuscire a ingrandire la sala. La cucina è tradizionale, servita però in piatti di ceramica bianca molto ornamentali. La tartare di carne qui è accompagnata da un crostone di formaggio e ci tengono a farci notare che la carne di fassone non si trova ovunque. La salsa del vitel tonné è molto delicata. In chiusura di antipasto un tortino di funghi e fonduta. I ravioli al plin sono coperti, finalmente, di tartufo nero, i tagliolini fatti in casa, molto buoni, sono con le verdure. Poi una morbida tagliata di fassone con spinaci, filetto di maiale ristretto al vino con fagioli e patate, delicati filetti di rombo dorato con asparagi. A chiusura il nostro maitre si arma dietro a un carrello per prepararci una profumatissima crêpe suzette. Con le narici piene di profumo di arancia ce ne torniamo nelle nostre stanze.

Fotogallery: Viaggi - Da Monforte per Serralunga e Grinzane Cavour