Ci sono tante cose da dire su questo esemplare unico di Mini Clubman All4, realizzato da Mini in Italia e portato al debutto al Parco Valentino, ma non si può non partire dal nome: Scrambler. Ok, letteralmente deriva dal verbo inglese mischiare e riassume bene lo spirito di questo "esercizio" tecnico-stilistico realizzato da Mini in Italia, ma alzi la mano chi, nel leggere o sentire Scrambler, non pensa immediatamente alla Ducati. Sì, il modello storico e da qualche tempo riproposto in chiave moderna del marchio italiano. La cosa divertente è che Ducati è di Audi e Mini di BMW, marchio fortissimo (anche) nelle due ruote. Misteri di marketing.

Si ispira alla BMW R nineT

A dirla tutta, il mistero si infittisce ancor di più leggendo che la Mini Clubman All4 Scrambler deve il suo nome alla versione omonima della BMW R nineT. Ma non ci vogliamo soffermare oltre sulle scelte di "battesimo": quello che ci interessa è sottolineare come in Mini siano riusciti a dare una personalità da Dakar a quella che di base è una "civilissima" station wagon. Senza scadere nel banale peraltro. La base, come suggerisce il nome All4, è la trazione integrale, a cui questa interpretazione dà una "legittimazione" piena attraverso l'assetto rialzato e i pneumatici tassellati.

Pronta a tutto

La sensazione di già visto, guardandola negli "occhi", non è errata: i due fari circolari centrali che caratterizzano il muso sono proprio quelli della BMW R nineT. Non è tutto: a fare di questa Clubman una Scrambler, per esempio, ci sono anche il portapacchi sul tetto con traversine in legno di frassino e, internamente, la moquette morbida studiata per trattenere meglio gli oggetti. Maniacale, come era logico aspettarsi, l'attenzione per i dettagli. Dalla verniciatura Frozen Gray che si alterna ai dettagli in argento satinato al padiglione rivestito in Alcantara, passando per la pelle Nappa dei sedili e il logo Scrambler impresso a caldo sugli schienali anteriori.

MINI Clubman All4 Scrambler, la dura di casa

Foto di: Adriano Tosi