E' il frutto della ricerca "My car, my data" di FIA, che avvisa: gli automobilisti sono preoccupati

Di privacy e dati si parla sempre più spesso. Ci sono quelli che condividiamo - consapevoli o meno - sui social network, ci sono quelli che vengono raccolti dai Big di internet quando siamo connessi e ci sono anche quelli che le auto moderne inviano ogni due minuti alla casa madre. Al conto si tratta di 30 volte all'ora e che ci si creda o meno non è fantascienza ma realtà. A dirlo è una ricerca effettuata dalla FIA (la Federazione Internazionale dell'Automobile) e divulgata in Italia da ACI, partner dall'iniziativa "My car, my data". Il nome parla da solo e lancia l'allarme a seguito dei test effettuati dall'Automobile Club tedesco, l'ADAC, su decine di modelli di marche diverse, colti "in flagrante" nell'invio di dati di bordo a server remoti.


Le telemetrie trasmesse spaziano dallo stile di guida ai numeri di giri del motore, passando per l'entrata in funzione delle cinture di sicurezza, i chilometri percorsi, la posizione rilevata dal GPS, i consumi, la pressione degli pneumatici, lo stato delle batterie e chi più ne ha più ne metta. Una scheda completa, aggiornata costantemente e senza che l'automobilista ne sia nemmeno a conoscenza. L'88% degli intervistati nei 12 Paesi interessati dallo studio si è detto "molto preoccupato", in particolare dai rischi derivanti dal pericolo di hacking e di tracciabilità, a conferma di un problema che preme con sempre maggior insistenza. Le auto, sempre più connesse e sempre più vulnerabili (come accaduto ad alla Jeep Cherokee hackerata), puntano sulla telematica per arricchire l'esperienza di bordo, ma una nuova normativa in materia sembra essere necessaria, quantomento secondo ACI e FIA.