Olivier Francois, Responsabile globale del marchio Fiat e del marketing FCA, spiega com'è nata questa serie speciale

Fiat 500 Riva: il nome dell'utilitaria per eccellenza e quello del costruttore dei motoscafi del jet set internazionale l'uno accanto all'altro. Com'è nato questo matrimonio all'italiana tra due simboli della nostra storia recente? Alla presentazione di questa nuova serie limitata, che si è tenuta a Sarnico, nei cantieri Riva, lo abbiamo chiesto a Olivier Francois, Responsabile globale del marchio Fiat e del marketing FCA. La parola d'ordine nell'unione tra Fiat 500 e Riva è stata "tradizione": come spiegato da Francois, l'anno scorso Fiat ha aggiornato la sua 500 dentro e fuori per darle più carica, più tecnologia e più connettività, affinché fosse sempre all'altezza delle aspettative del cliente. Quest'anno, invece, con la Fiat 500 Riva la Casa torinese ha voluto lavorare sul concetto di autenticità e tradizione, su quella storia cominciata con l'antenata della 500 moderna, quella nata il 4 luglio 1957. "La 500 è una macchina vera, un'icona vera e Riva ci sembrava l'icona perfetta con cui abbinarci perché scolpisce il legno, gli dà queste forme inimitabili", ha detto Francois.


Una tradizione che però convive con l'innovazione: il cruscotto di mogano con intarsi d'acero è realizzato su una base in fibra di carbonio spessa 1 millimetro che ha richiesto un notevole sforzo ingegneristico per adattare l'artigianalità del legno alla produzione industriale. Oggi la Fiat 500, infatti, è anche e soprattutto un prodotto di successo che ogni anno convince i clienti di tutto il mondo e il cui successo sembra non subire flessioni. "Non dobbiamo mai tradire le radici ma questo non basta, dobbiamo sempre tenere il prodotto all'altezza", questi i punti fermi da tenere a mente secondo Francois per garantire altro futuro al fenomeno Fiat 500, che insieme a Riva rappresenta una specie di "Dolce Vita" contemporanea, una reinterpretazione dell'italianità che fa sognare il mondo.

Fiat 500 Riva, il piccolo yacht

Foto di: Fabio Gemelli