Nasce come azienda indipendente nel 1967. Ora è un marchio (Daimler) da 100.000 auto all’anno

Hans-Werner Aufrecht ed Erhard Melcher sono due nomi poco noti anche fra gli esperti di automobili. Eppure è a loro due che si deve la nascita delle Mercedes sportive, di cui la Project One presentata al Salone di Francoforte è l'ultimo e più eclatante frutto. Un’idea per certi versi contraddittoria, di sicuro dirompente nel 1957, visto che dalle auto della Stella, fino a quel momento, ci si aspettava solo il massimo del lusso e del comfort. I due, per non farsi mancare niente, a quale modello per primo mettono le mani addosso? Alla Classe S ovviamente, cioè al top della Casa per quello che riguarda appunto comodità ed eleganza. In realtà il modello di partenza si chiama 300SEL 6.3, ma dopo la loro cura, amorevole, diventa AMG 300 SEL 6.8. Un berlinone capace di aggiudicarsi, nel 1971, la 24 Ore di Spa nella sua categoria e il secondo posto assoluto. La peculiarità di questa elaborazione sta nella distribuzione ottimizzata per gli alti regimi. Una specializzazione, quella nei motori, che rimane ancor oggi la cifra di ogni AMG. Un’azienda alla cui base c’è una filosofia molto particolare: “One man, one engine”. In pratica, ogni propulsore viene seguito personalmente da un addetto, che a fine processo appone la targhetta con la propria firma.

Tutto ha inizio in un mulino trasformato in officina


Negli anni Sessanta le auto sono “analogiche” e c’è ancora molto spazio per il “genio meccanico” di persone come Aufrecht e Melcher, che in un vecchio mulino aprono la loro azienda, denominata "Studio di ingegneria, progettazione e collaudo per lo sviluppo di motori da competizione”. Ma facciamo un piccolo passo indietro. I due non sono certo degli improvvisati, visto che fin dall’inizio del decennio lavorano, nel reparto di ricerca e sviluppo di Mercedes-Benz, alla realizzazione del motore da gara per la 300SE. Nel 1965, Manfred Schiek vince ben dieci gare nel German Touring Car Championship al volante di una 300SE, il cui motore è stato preparato proprio da Aufrecht e Melcher. A quel punto i due godono, non più solo all’interno dell’azienda, della fama di super specialisti di motori. Una fama meritata, ma non sufficiente a convincere i vertici di Mercedes-Benz del fatto che valga la pena creare dei modelli stradali derivati da quelli da corsa. 

La decisione di mettersi in proprio
Il desiderio di creare una linea di auto stradali sportive è soprattutto di Aufrecht, il quale non trova appoggi in azienda ma lo trova nel suo compagno di lavoro più fidato, quell’Erhard Melcher che si convince a lasciare il proprio posto di lavoro, sicuro, per lanciarsi nell’avventura imprenditoriale. I due, come già scritto, aprono dunque la propria attività. A(ufrecht)M(elcher)G(rossaspach), città natale di Aufrecht): nasce così la AMG, nella municipalità di Burgstall. Il resto è storia.

Una crescita costante


La vittoria nella 24 Ore di Spa del 1971, ottenuta con un’ammiraglia di rappresentanza contro rivali molto più piccole e leggere, ha un’eco pazzesca in tutto il mondo, ma Aufrecht e Melcher non si vogliono limitare alle competizioni. Anzi, da lì in avanti si cimentano in un nuovo business: la personalizzazione delle vetture in chiave sportiva. L’idea è vincente, l’azienda cresce e nel 1976, quando raggiunge il numero di 12 dipendenti, si sposta in quella che è tuttora la sua sede: Affalterbach.

La notorietà è globale nel 1984


Un importante salto di qualità viene poi compiuto nel 1984, quando AMG diventa, di fatto, un’azienda capace di progettare e costruire motori in totale autonomia. Melcher sviluppa e realizza, infatti, una testata (di cilindro) con quattro valvole, che verrà utilizzata sul 5.0 V8 della Classe E Coupé (CE), famosa con il soprannome di Hammer (martello). Proprio questo modello si può considerare il capostipite delle Mercedes-AMG odierne anche perché, dato il successo riscontrato, dal 1988 il Gruppo Daimler e AMG collaborano in modo più stretto. Fra il 1988 e il 1993 colgono insieme la bellezza di 50 vittorie nell’allora prestigiosissimo campionato DTM. Mentre il reparto corse vince gare su gare nel DTM, chi si occupa di produzione lavora alla prima auto sviluppata congiuntamente da AMG e Mercedes: si tratta della C36 AMG. Una macchina che piace, che i concessionari Mercedes vendono bene in tutto il mondo e che fa capire ai vertici della Casa di Stoccarda che quello delle trasformazioni sportive può essere una bella fonte di guadagno. L’1 gennaio 1999 Werner Aufrecht cede così le quote di maggioranza all'allora DaimlerChrysler AG, che nel 2005 completa l’acquisizione assorbendo il 100% delle azioni.

Dal mulino alle 100.000 auto all’anno


Nel corso del tempo, la gamma AMG si è allargata a dismisura: oggi, solo Classe B, Classe V e smart (che però ha l’alternativa Brabus) non hanno almeno una versione con le tre lettere “magiche” sul portellone; e non si parla di allestimenti estetici, ma di versioni vere e proprie, con modifiche alla meccanica. Almeno perché ci sono modelli che ne hanno anche più di una. Sì perché con l’escalation di potenza dei motori con sigla 63 (arrivati a 585 CV, per esempio, sulla S Coupé), per non parlare dei “65” (V12, oltre quota 600 CV), il “gioco” stava diventando troppo esclusivo. In AMG, o in Mercedes se preferite, si sono dunque inventati la linea 43: V6 biturbo 3.0 nell’ordine dei 400 CV. I risultati parlano chiaro: nel 2016, le Mercedes griffate AMG vendute in tutto il mondo sono state ben 99.235. Nel 1999 erano 5.000.

Fotogallery: AMG, mezzo secolo ad alte prestazioni