La società alza le barricate e si scontra con il locale Ministero dei Trasporti: non vuole accettare il nuovo regolamento di servizio

Il mancato rinnovo della licenza a Londra non è l’unico grande problema che Uber deve affrontare in questi giorni. La società americana di trasporto privato è ai ferri corti con l’amministrazione del Quebec, una provincia del Canada, dove il locale Ministro dei Trasporti ha presentato un nuovo regolamento che obbliga gli autisti di Uber ad affrontare test e controlli in linea con quelli dei normali taxisti, scatenando l’opposizione dell’azienda, che nell’ultimo anno ha operato grazie ad un programma agevolato messo in piedi quando il Ministero era al lavoro per tracciare l’accordo definitivo. Uber non intende rispettare le nuove disposizioni e fermerà il servizio dal 14 ottobre, stando al New York Times, a patto che il Ministro non ritiri la proposta e accetti di ritornare alle condizioni odierne.


Il nuovo regolamento è basato su tre punti: gli autisti di Uber dovranno sostenere un corso preparatorio di 35 ore, farsi controllare il certificato penale dalle autorità e sottoporre le auto utilizzate per il servizio ad un controllo annuale obbligatorio. Oggi invece la “fedina” degli autisti è controllata da una società incaricata da Uber e il corso preparatorio non oltrepassa le 20 ore, quando invece i taxisti devono investire 150 ore in formazione (ma nel regolamento è previsto anche per loro lo “sconto” a 35 ore). Uber si è lamentata dicendo che le nuove proposte renderanno più difficile il lavoro agli autisti part-time. Jean-Nicolas Guillemette, responsabile di Uber per l’area del Quebec, ha spiegato inoltre al New York Times che l’azienda è convinta di poter offrire lo stesso grado di preparazione chiesto dalle autorità in meno di 35 ore, utilizzando un metodo alternativo su cui però non ha fornito dettagli.