Fiumi, montagne e arte cinese

Il pernottamento a Yangshuo, nell’omonimo resort, è stato a dir poco rigenerante. Non tanto per la comodità della struttura alberghiera, quanto per l’atmosfera squisitamente cinese che vi si respira. A cominciare dall’architettura tipica incastonata nei paesaggi che all’inizio del 900 ispirarono i dipinti ad olio di Xu Beihong e che oggi sono in grado di infondere un’incredibile sensazione di pace dei sensi. E proprio per vedere meglio questo paesaggio, il road book del Trans China Tour prevede una gita in zattera sul fiume Li che scorre a pochi metri dalla città.


SULL’ACQUA E NELL’ACQUA


Un pullman ci trasferisce nell’area dove si affittano queste imbarcazioni e capiamo subito che questa è una della principali attrazioni turistiche del luogo. Non facciamo in tempo a scendere che il nostro gruppo viene circondato da diversi uomini che vogliono vendere i biglietti per salire sulla loro zattera e da simpatiche vecchine che cercano di rifilarci delle colorate pompette spara acqua la cui “utilità” lo capiremo solo una volta in navigazione. E a proposito di navigazione, questa è teoricamente assicurata da da una decina di canne di bambù legate trasversalmente tra loro e lunghe quanto basta per formare una chiatta con lo spazio per due sedie a sdraio sovrastate da un ombrello. Un accessorio, quest’ultimo, fondamentale per riparare i passeggeri da pioggia e dall’umidità che nella giornata di oggi abbondano. Solo quando ha inizio la navigazione capiamo una serie di cose: la prima è che la zattera galleggia il minimo indispensabile e che basta pesare qualche chilo in più o fare movimenti improvvisi per ritrovarsi con i piedi nell’acqua. La seconda è che oltre ad osservare il paesaggio, l’attività promossa dai rematori è quella di bagnare le altre zattere sparando acqua con le pompette sopracitate. Un gioco simpatico in una calda giornata di sole, ma meno piacevole quando piove e fanno 15 gradi! L’esperienza ovviamente la viviamo comunque e il bilancio finale è positivo perché il fiume Li regala davvero scenari fiabeschi.


L’ULTIMO VIAGGIO


Un ulteriore sosta in albergo ci consente di asciugare vestiti (e ossa) dall’umidità per rimetterci nemmeno un’ora dopo in viaggio. In quest’ultimo giorno di viaggio in Cina al volante dell’Audi Q3 dobbiamo percorrere solo 70 chilometri che ci separano da Guilin. Il primo tratto di strada, lungo circa 10 chilometri, si snoda su una statale piuttosto tortuosa, in cui la Q3 mette in mostra una buona precisione di guida. L'assetto è piuttosto piatto, pur senza essere sportivo, mentre lo sterzo è rapido nell'inserire il muso della vettura in curva. Il feeling non è quello di un'auto sportiva - la rivale della BMW X1 non punta nemmeno ad esserlo, del resto - ma affrontare un misto di campagna a ritmo brillante si rivela appagante. Nello specifico, però, la campagna che ci circonda attira la nostra attenzione con una vegetazione assai rigogliosa e con il lavoro incessante dei contadini, che con degli improbabili veicoli da lavoro trasportano quintali di canne di bambù nella totale precarietà e inosservanza di qualsiasi regola di sicurezza. Su questa strada si incontrano anche mucche, galline e si attraversano villaggi rurali poveri, ma ricchi di fascino che, ancora una volta, conquista gli obiettivi della nostra macchina fotografica e dei nostri occhi.


L’ARRIVO A GUILIN


"Rubato" qualche altro scatto a questo angolo di Celeste Impero, si riprende la marcia in direzione di Guilin, che con una popolazione di circa 700.000 abitanti non rientra certo fra le megalopoli del Paese. Costruita sul fiume Li, questa città è nota per la fittissima distesa di alberi di pero e per le dolci fragranze che da essi si liberano. Il "nostro" Trans China Tour si conclude poco fuori questa città, varcando il portale di arrivo presso l'Homa Chateau, un albergo che merita menzione perché è di fatto un museo d’arte moderna cinese a cielo aperto, come potete vedere dalle foto scattate nel parco circostante. Ed è in questo ambiente surreale che ci prepariamo a tornare a casa con la convinzione che per quanto la Cina sia considerata vicina, ora siamo noi (noi italiani, noi europei) a doverci avvicinare di più a questo immenso paese che con la sua esplosione economica è destinato ad influenzare sempre di più la nostra vita. Quanto alla Q3, se lo scopo dell'Audi era quello di creare una vettura flessibile e adatta a tutte le latitudini, la missione si può ritenere compiuta. Le strade della Cina, con l'ampio spettro di difficoltà che presentano, lo hanno dimostrato ampiamente. Tanto più che le vetture da noi guidate erano quelle con specifiche tecniche (motori, assetto, pneumatici ecc.) europee.

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