I borghi medievali e le vigne del Chianti

L'unica cosa che potete fare è mettervi comodi e godervi il viaggio. L'unica cosa che potete sentire è il silenzio tutto intorno. L'unica cosa che potete vedere sono le verdi colline di uno degli angoli di mondo più invidiati. Qui le strade sono un tutt'uno con la natura e le foreste sembrano disegnate da un architetto. Nulla è lasciato al caso: vie, piazze, case, prati, vigne, tutto si incastra alla perfezione. È come se la natura seguisse delle regole armoniche, dei codici di buon comportamento.
Lasciata l'autostrada del Sole e presa la SP408, Gaiole è la prima tappa del viaggio. Posizionata all'inizio della valle del Chianti, fin dall'antichità è stata considerata il nodo cruciale per le comunicazioni con il Valdarno superiore. Risalgono agli inizi dell'anno mille le prime testimonianze di Gaiole come mercato comune per tutti i castelli circostanti, dove gli abitanti si incontravano per lo scambio delle merci. Oggi le targhe attaccate ai muri del paese ricordano fatti più recenti, come quella dedicata a Egisto Bruni, 8 anni, al quale "un giorno di sole un proiettile nazista gli rubò la vita". Ora Gaiole, lontana dai ricordi di guerra, è un tranquillo paese sviluppato in lunghezza lungo la strada provinciale, costeggiato dal torrente Massellone. Anche la piazza ha una forma allungata, animata al suo interno dal municipio, i bar, i negozi e i colori della toscana disegnati sulle ceramiche. Il resto del paese si arrampica sulla collina dietro. La chiesetta, quella di S. Sigismondo, è al di là della strada, semplice e pulita come il paese a cui appartiene.
Seconda e desiderata tappa è presso il ristorante Badia a Coltibuono, situato nella località omonima, nel comune di Gaiole in Chianti. Si raggiunge senza fretta da Gaiole con la SP408 lungo 6 km di curve. Il ristorante è inglobato all'interno dell'Abbazia così detta "del buon raccolto", con alle spalle storie di monaci, di meditazione, di uve e di lotterie, fino al 1846 quando fu acquistata dall'antenato degli attuali proprietari. Le tradizioni, si sa, sono dure a morire, però in questo caso è meglio così. Paolo, tris-tris-nipote del fu Michele Giuntini, è un ottimo padrone di casa, nel senso letterale del termine. I piatti che ci consiglia di assaggiare sono un misto di tradizione toscana e reinterpretazione moderna, un impuro ben riuscito. Gustosa la ricotta di pecora condita al forno con crema di melanzane, aglio e filetti di pomodoro. Tenerissimi gli gnudi di sedano (sedano mischiato a pangrattato e uovo) conditi con sugo d'oca brasata e spezie. Particolare la guancia di vitello brasata in uva sangiovese con puree di patate e castagne. Il dolce è un divertente cannellone di liquirizia ripieno di mele su crema inglese, con scorze di arancia zuccherata. Necessario accompagnamento al pasto è una buona bottiglia di Chianti classico, proveniente dalle antiche cantine dell'abbazia e riportato ai suoi splendori, anche commerciali, grazie alla dedizione della famiglia. Ristorante, convento e chiesa di San Lorenzo vanno a disegnare questa grande struttura che per i suoi colori mai accesi e per la pietra nuda con cui è costruita sembra voler non disturbare il paesaggio che gli si apre davanti e il bosco che maliziosamente la tocca.
Si riprende la strada provinciale e il cartello indica la deviazione per il Castello di Vertine, a pochi kilometri da Coltibuono, sempre dentro il comune di Gaiole e nella zona nord-orientale del Chianti. La fortuna di questo castello è di non essere stato mai soggetto alla potenza distruttiva delle guerre e nel corso dei secoli è riuscito a mantenersi intatto. E con le stesse pietre con cui furono costruite le mura e il massiccio torrione che campeggia dall'alto, furono erette anche le case. Il risultato è di essere piombati nel Medioevo. Un dedalo di viuzze e una piccola piazza, dove si affacciano l'unico bar in gestione del borgo, due B&B e una manciata di abitanti, fanno di Vertine un ottimo rifugio. A scorrazzare libero per il borgo, spiegano i residenti, è Zorro, un cagnolino nero diventato la loro mascotte.
Uno volta che si torna sulla strada provinciale, a un solo km da Gaiole ma verso sud, un altro castello vale la visita e la bevuta. Il Castello di Meleto, una volta di proprietà dei monaci benedettini, passato poi per la famiglia Ricasoli, oggi è una delle più seducenti location per tutti coloro che non possono fare a meno del matrimonio in stile romantico o per quelli che sono affezionati ai soggiorni bucolici. La cantina è a disposizione per le degustazioni, un'ampia sala tutta bianca dove le botti di rovere oltre a contenere il vino si trasformano in divertenti sgabelli e tavoli. L'ambiente fresco e leggero predispone all'assaggio: un Chianti classico del 2008, conservato in botti di rovere per dodici mesi, con un 90% di sangiovese e un 10% di merlot; un Chianti classico del 2007, in barrique per quattordici mesi, al 100% sangiovese; per ultimo un Grazioso del 2008 IGT, nato in una vigna che gode di un'ottima posizione soleggiata ed elevata, con un 40% di sauvignon e un 60% di sangiovese. Come ogni castello che si rispetti ha la sua chiesetta, un piccolo borgo di case alla sua sinistra e, soprattutto, distese di vigne colme di grappoli neri tutto intorno.
Si riprende il viaggio di nuovo verso nord e, seguendo la provinciale per undici km, si arriva al comune di Radda in Chianti. La targa esposta sotto il portico del municipio recita orgogliosa che per oltre cinque secoli Radda è stata la capitale dei produttori del Chianti classico. È ripreso nel 1924 il desiderio di ridare al vino l'energia e la vita di cui godeva e grazie alla nascita e al lavoro del Consorzio del Chianti tutto ciò è stato possibile. Oggi il gallo nero è il loro marchio inconfondibile. Il borgo medievale di Radda è, all'interno delle mura, un brulicare di gente e di negozi. La piazza principale ospita il Palazzo del Podestà, esempio di architettura minore del quattrocento fiorentino, e in cima a una scalinata la Chiesa di San Niccolò. La particolarità di questi borghi sparsi nella valle senese sono gli scorci, così capita che se giri lo sguardo dalla facciata della chiesa gli occhi cadono su una casetta in pietra con il tetto spiovente e un minuscolo terrazzo protetto dalle piante e invano cerchi nell'aria la mano del disegnatore.
Nella frazione di Radda in Chianti a a soli 3,4 km c'è Volpaia, un borgo fortificato in pietra arenaria del XI secolo. Costruito su un crinale di una collina tra due piccole valli, il borgo è, neanche a dirlo, perfettamente conservato. Camminare per le viuzze di Volpaia vuol dire avere a che fare con la tradizione toscana, vuol dire imbattersi in cantine aperte dove si sente il vino scorrere dentro le grandi botti, passare accanto a camion carichi di bucce di acini, respirare l'odore acre della lavorazione dell'uva. Camminare per Volpaia vuol dire entrare nella chiesa di San Lorenzo e sentire un americano intonare Quella furtiva lacrima, scoprire la commenda di San Eufrosino, una chiesa del quattrocento sconsacrata, oggi sede di un'enoteca e della sua cantina, vuol dire parlare con un residente del borgo che ti spiega come si vive nel silenzio di questa campagna incontaminata.
La giornata cede alla notte oramai vicina. A due km dal centro di Radda sorge il My Onehotel Radda, un albergo di tendenza minimal per i colori e per il tipo di arredamento, ma con lo charme della struttura elegante. All'interno risaltano il bianco e il marrone, solo la scritta che campeggia sulla parete e che da il benvenuto nel Chianti è nera, all'esterno una bella piscina azzurra. Per chi vuole godersi appieno il posto vale davvero la pena salire, e magari anche cenare, sulla terrazza panoramica con una vista totale e imperdibile su tutta la valle. Basterebbe bearsi dell'ospitalità con cui vengono accolti i clienti per convincersi a trascorrere la notte in questo albergo. Se poi non è sufficiente, c'è un centro benessere dove lasciare che si prendano cura del corpo con trattamenti all'avanguardia, vasche idromassaggio e creme a base di uva del Chianti. Al ristorante, il Cavaliere Errante, il menù è semplice e confortevole: crostino toscano, pici al burro e ricotta, tagliata di manzo. Il riposo è assicurato.

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