Una città storica e il lago 'museo vivente'

Le distanze non sono così vicine, per questo decidiamo di partire nel pomeriggio per essere in tarda serata a Ravenna, così da avere a disposizione tutto il giorno dopo, fin dalle prime ore del mattino.


Arriviamo quindi a Ravenna e raggiungiamo subito l’albergo, l’Hotel Bisanzio (http://www.hotelsravenna.it/bisanzio/ita/), una splendida struttura a quattro stelle, in pieno centro storico. Dopo aver salutato, ci accomodiamo, stanchi dal viaggio, nelle nostre stanze.


La mattina ci alziamo di buon'ora, e dopo un'abbondante colazione, partiamo alla scoperta di Ravenna. Una città importante, forse oggi non abbastanza degna di attenzione per quello che rappresentò in passato, nel corso dei secoli; ad essa sono legate personalità come il poeta inglese Byron, lo scrittore irlandese Oscar Wilde, il grande poeta Dante Alighieri che qui fu sepolto, e fu capitale dell'Impero Romano d'Occidente prima e dell'Impero Bizantino poi (era strategicamente circondata dall'acqua e accessibile solo dal mare), vantando quindi un'eredità che la porta ad essere una delle poche città al mondo ad avere otto monumenti dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.


Con un po’ di emozione, consapevoli del fascino millenario della città, usciamo e cominciamo a camminare per la strada; con lo sguardo all'insù per ammirare la bellezza dei palazzi, ci imbattiamo nella piazza principale, Piazza del popolo.


I monumenti importanti non sono difficili da raggiungere vista la posizione privilegiata in cui già ci troviamo. Prima tappa: Basilica di San Vitale. Si tratta di una delle bellezze dell'Unesco, emblema dell'arte paleocristiana e bizantina. Di pianta ottagonale (otto simboleggiava la Resurrezione), gode del tipico sfarzo bizantino, celebri i suoi capitelli decorati e i mosaici che affrescano l'intero abside in uno spettacolo unico per gli occhi.


Usciamo dalla Basilica per dirigerci verso altri due monumenti importanti, vicini alla Basilica: il Mausoleo-Tomba di Dante e il Mausoleo di Galla Placidia. Il primo sorge accanto al convento di San Francesco: la tomba del sommo poeta è un monumento semplice in marmo con la scritta DANTIS POETAE SEPULCRUM, e racchiude le spoglie rivendicate inutilmente nei secoli dalla città natale del poeta, Firenze.


Sempre a piedi, passeggiando per il centro, raggiungiamo il Mausoleo di Galla Placidia, anch'esso patrimonio dell'Unesco: Galla Placidia era il nome della figlia dell'Imperatore d'Occidente, Teodosio, anche se i documenti dimostrano che la fanciulla morì a Roma dove fu sepolta. L'edificio è a pianta latina e anche qui vediamo dei mosaici meravigliosi, sempre di ispirazione bizantina. In ogni caso, viene annesso alla Chiesa (romana) di Santa Croce.


Ma le chiese e le basiliche sono decine a Ravenna, quindi decidiamo di selezionare quelle più significative: ci spostiamo dal centro storico per raggiungere a pochi km la Basilica di Sant'Apollinare in Classe, che fa parte degli 8 monumenti dell'Unesco. Dedicata a Sant'Apollinare, primo vescovo di Ravenna, è un'imponente basilica dotata anche di un campanile dell'IX secolo di forma cilindrica. Entriamo e notiamo ai due lati lunghe navate di archi, un abside decorata con mosaici e raffigurazioni del Cristo e dello stesso vescovo. Riprendiamo la macchina perché dobbiamo recarci fuori città, dove si trova il Mausoleo di Teodorico, un altro dei momunenti protetti dall'Unesco: quando arriviamo ci troviamo di fronte un monumento suggestivo, a pianta circolare è costituito da un unico monolite in pietra (e non in mattoni), 300 tonnellate per 11 metri di diametro, un'impresa mastodontica considerando che fu trasportato per mare e costruito come necropoli riservata agli Ostrogoti, in particolare a Teodorico il Grande verso il 520 come sua Tomba in marmo bianco d'Istria.


Ci sentiamo soddisfatti dalle visite culturali, una sintesi efficace delle bellezze di Ravenna. Si è fatta l'ora di pranzo, torniamo verso il centro storico per recarci al Ristorante Bistrot (www.bistrotravenna.it), a pochi passi dalla meravigliosa Basilica di San Vitale. Un ambiente piacevole, con un menù delizioso quanto ricercato: polipo al vapore con patate e pesto di olive e capperi, cappelletti di branzino con ragu bianco di gamberoni; come secondo, tagliata di scottona con riduzione di sangiovese e semi di senape e trancio di branzino con salza di sedano rapa e mosto cotto. I dolci non sono da meno: cassata allo yoghurt con canditi e frutta secca, latte cotto alla vaniglia con caramello alla scorze di mandarino e castagne.


Salutiamo il padrone di casa ringraziandolo per l’ospitalità e il meraviglioso pranzo e ci apprestiamo a lasciare Ravenna. Riprendiamo, infatti, la macchina per dirigerci a Nord, verso le Valli di Comacchio.


Lungo la Romea, approfittiamo della bella giornata e all’altezza di Marina di Ravenna apriamo la cappotta della nostra Mégane CC, godendoci la piacevole brezza provocata dall’andatura sostenuta. Prendiamo poi la deviazione per Sant’Alberto, luogo consigliato per visitare il paesaggio lacustre delle Valli di Comacchio.


Arrivati a Sant’Alberto ci informano che vi sono diversi modi per visitare le Valli: lungo sentieri attrezzati, per via fluviale su un traghetto, e a breve sarà possibile anche utilizzare la bici attraverso percorsi ciclabili.


Decidiamo di portare la macchina sul traghetto per addentrarci nelle profonde zone lacustri. Chiamano le Valli “museo vivente” e presto capiamo perché. Ci spiegano che è il luogo ideale per praticare l’itticoltura delle specie migratorie che arrivano dal mare, quindi sono presenti branzini, sogliole, orate, latterini e nella zona di Comacchio le anguille. Ma a noi quel che salta subito all’occhio sono le molteplici specie di uccelli, di rara bellezza, come l'Airone Bianco maggiore, l'Airone Cenerino, l'Airone rosso, e altre specie meno conosciute come il Tarabuso, i Corrieri, i Pivieri, i Beccacini, i Chiurli, i Piro Piro, tutti uccelli delicati dal becco sottile. Vista la grande quantità di pesce, è presente anche il grande Cormorano.
Ci raccontano che una volta vi erano anche molti fenicotteri rosa, ma ora sostano principalmente solo nei pressi delle saline. Attraversando il lago, notiamo anche i cosiddetti “casoni”, tipici del luogo, sono vecchie capanne di paglia e canne dove i pescatori si ritrovavano un tempo, e infatti non mancano pescatori agguerriti e accampamenti per la pesca. Oltre alle saline dove viene prodotto il sale, vediamo i lavorieri, bacini comunicanti per la pesca delle anguille.


Il paesaggio è silenzioso, smettiamo infatti di parlare per sentire solo il rumore dell’acqua che si infrange sulla stiva del traghetto e il verso di qualche uccello nella palude. Il silenzio è d’obbligo, del resto, per la vita da pescatore.


Il giro in traghetto è terminato, riprendiamo quindi la macchina per dirigerci verso Comacchio, dall’altra parte del lago, ovvero perimetriamo la zona delle Valli. Lungo la strada 309 vediamo in lontananza il paesaggio paludoso e apriamo di nuovo la cappotta per vedere gli uccelli che si innalzano in volo dalla palude.


Giungiamo a Comacchio che è già buio, decidiamo quindi di raggiungere la struttura e rimandare la visita del paesino al giorno seguente. Arriviamo, quindi, “Al Cantinon” (www.alcantinon.com), un ristorante, osteria, enoteca provvisto anche di camere; la posizione è ottima, nei pressi del ponte “Trepponti”. L’oste ci accoglie con un benvenuto nella zona Delta del Po, e non ci vuole svelare nulla della “piccola Venezia”, così è chiamata Comacchio, che andremo a visitare il giorno dopo. Dopo un passaggio nelle camere per una rinfrescata, ci accomodiamo al ristorante dove degustiamo: come antipasto, fritto misto di calamaretti, seppioline, gamberi e verdurine (zucchine, melanzane e peperoni) con aceto balsamico. Iniziamo poi una degustazione tipica a base dell’immancabile anguilla: brodetto d'anguilla "a becco d'asino", anguilla marinata, bracioline d'anguilla fritta; poi continuiamo con purea di sgombro, alici marinate, gamberetto di valle o "schilla", seppie con piselli, polenta scottata alla griglia. Vista l’abbondanza chiediamo solo dei primi, ci portano del risotto comacchiese e uno spaghetto nero all’aglio, olio e peperoncino, speck, gamberi e pomodorini. Vi accostiamo del vino rosso, Fontana del Bosco. Ci concediamo come dolce una ottima e “casalinga” zuppa inglese. Siamo abbastanza stanchi per dare l’ultimo sguardo al corso d'acqua che passa sotto il ponte per poi andare a coricarci nelle camere.

Fotogallery: Viaggi - Ravenna e le Valli di Comacchio