Giugiaro "violò" un tabù nel 1970 e ispirò una Porsche dalle forme spigolose anziché morbide.

Se c’è un elemento che unisce la 356 del 1948 con la recentissima Cayenne sono le forme tondeggianti della carrozzeria, un vero e proprio marchio di fabbrica a cui la Porsche non ha mai rinunciato. Le poche eccezioni sono rappresentate dalla spigolosa 914 e dal modello di stile Tapiro, una coupé del 1970 realizzata da Giugiaro e basata proprio sulla 914, il cui design non ha eguali nella storia del costruttore tedesco: la Tapiro ha linee tese e affilate e un inusuale profilo a cuneo, che si rifà ad altre note sportive lanciate fra l’ultima parte degli anni ’60 e la prima del decennio successivo, come la DeLorean DMC-12, la DeTomaso Mangusta e la Maserati Boomerang (tutte ispirate da Giugiaro).


Profilo a cuneo e quattro porte apribili (verso l'alto)


La Porsche Tapiro è stata un modello coraggioso e sperimentale, lontano dai tradizionali canoni di stile dell’azienda tedesca, che in quel periodo aveva introdotto il quarto aggiornamento della 911. L’auto è più lunga di circa 8 cm rispetto alla 914 (raggiunge così i 4,05 metri) e 10 cm più larga (a 1,75 metri), pur mantenendo la stessa distanza fra le ruote anteriori e posteriori. L’altezza scende fino a un metro e 15 centimetri. L’impressione che se ne ricava è di una sportiva schiacciata a terra, dalle forme aerodinamiche, dotata di un pronunciato “becco” anteriore e di un vetro posteriore verticale, apribile verso l’alto in due metà allo stesso modo delle portiere anteriore: sia gli sportelli che i battenti di accesso al motore (collocato dietro i sedili) ricordano la forma delle ali di un gabbiano.


Il suo proprietario la guidò solo per alcuni mesi


La Tapiro adottava un motore diverso rispetto alla Porsche 914, ordinabile all’epoca con un quattro cilindri 1.7 da 80 CV o un 2.0 da 110 CV. La Giugiaro scelse invece un potente 2.4 da 220 CV, capace di raggiungere i 7.200 giri e portare l’auto fino alla velocità massima di 245 km/h. L’esordio ufficiale dell’auto risale al Salone di Torino del 1970, ma nel 1973 fu ceduta al compositore argentino Waldo de los Ríos, che poté godersela soltanto pochi mesi: le cronache dell’epoca raccontano che la Tapiro andò completamente distrutta, non è chiaro se in seguito a un incidente stradale o (meno probabilmente) per colpa di una bomba. Oggi l’auto appartiene nuovamente alla Giugiaro, che la riacquistò dopo il fattaccio.

Fotogallery: Porsche Tapiro, il profilo a cuneo la rende unica