Il paese del Limoncello e la meta dei vip

Ci alziamo di buon ora e godiamo della splendida vista dal balcone della camera. Dopo un abbondante colazione, salutiamo il proprietario che ci regala anche qualche dolcetto del luogo, e ci prepariamo per partire: direzione Amalfi. Ci basta proseguire lungo la statale che percorre la costiera, Amalfi dista da Furore solo 8 km; mentre viaggiamo, rimaniamo ammaliati dalla bellezza del panorama e capiamo i motivi di tanta notorietà. Godiamo sui tornanti della comodità di guida e comfort della silenziosa e maneggevole SportTour.


Ci accorgiamo che stiamo per arrivare ad Amalfi perché notiamo in lontananza una distesa di case tutte colorate con tinte pastello, arroccate lungo una parete rocciosa. Proseguiamo con la macchina, entriamo nel centro e parcheggiamo per andare subito a visitare l'imponente Duomo di Amalfi. Il Duomo dà sulla piazza in cui è situata la grande statua di Sant'Andrea, Santo patrono di Amalfi. La grandezza della Basilica dell'Assunta è dovuta al fatto che in origine le basiliche erano due, poi nel XIII secolo unirono i due luoghi di culto, ottenendo una grande struttura a cinque navate. Il complesso costruito secondo lo stile arabo normanno fu soggetto a numerose modifiche fino al XIX secolo. Suggestivo il grande portale centrale di bronzo. Prima di entrare notiamo il grande campanile, risalente al 1200 e restaurato nel XVIII secolo; caratteristica la cupola arabeggiante con maioliche gialli e verdi.


Entriamo e notiamo immediatamente il Chiostro Paradiso, fatto erigere come cimitero nel 1200 per i cittadini illustri della città: bellissima la successione di volte e archi acuti, su colonnine realizzati in stile moresco. Lo stile arabeggiante è ben visibile anche nel giardino floreale contenuto nel chiostro. Entriamo nella parte interna, troviamo forme barocche risalenti al 1700, ma la parte migliore a nostro parere è il Cripta di Sant'Andrea, completamente decorata contiene le sacre reliquie di Sant'Andrea Apostolo, nonché una sua statua di bronzo, opera di Michelangelo Naccherino; ai due lati del bronzo, due statue di marmo raffiguranti Santo Stefano e San Lorenzo, i primi due martiri della Chiesa cristiana, opere di Pietro Bernini.


Lasciamo il Duomo. Si è fatta l'ora del pranzo. Ripercorriamo la strada per andare in un ristorante posto proprio sulla costa. Passiamo davanti a un arsenale, ad Amalfi ve ne sono molti, poiché fu una Repubblica Marinara ed era dotata di una flotta mercantile all'avanguardia, gli amalfitani stessi costruivano le loro navi vittoriose. Non solo, ci fanno notare anche il Museo della Carta, poiché Amalfi ha una lunga tradizione come produttore di carta, importando la tecnica dai Paesi Arabi.


Attraversiamo una passeggiata lungo mare e arriviamo fino al porto, su cui si trova, su una splendida terrazza, il Lido Azzurro (http://www.ristorantelidoazzurro.it), ristorante di pesce. Ci accoglie sorridente, come nelle migliori località di mare, il proprietario Antonio e ci fa accomodare ad un tavolo sulla terrazza, davanti agli scogli. Il profumo che sentiamo ci preannuncia un pranzo con i fiocchi. Iniziamo con l'antipasto: uno squisito tortino di melanzane ripieno di pesce bandiera, calamaro ripieno con patate e zucchine servite su un letto di scarola con aceto balsamico e alici con provola fritta. Come primi: risotto gamberi e zucchine, immancabili linguine agli scampi, e paccheri con sconcigli (lumache di mare). Proseguiamo con della spigola, calamari con gamberoni e crostini. Accompagniamo il pasto con del vino bianco: Ripa Bianca Falanghina. Terminiamo in bellezza con il dolce: sfoglia con ricotta di pecora e salsa di cioccolata.


Prima di lasciare Amalfi, torniamo verso il Duomo per percorrere le caratteristiche vie strette piene di negozi variegati e variopinti, carattere folkloristico tipico del paese. Vediamo oggetti souvenir di tutti i tipi, vestiti e cappelli, limoni grandi come meloni, ma soprattutto pasticcerie e gelaterie. Ci facciamo tentare, del resto non possiamo esimerci, e assaggiamo, giusto un assaggio dopo il sostanzioso pasto, delle squisite sfogliatelle e dei babà.


Riprendiamo la macchina per lasciare questa perla che dà il nome a tutta la costiera e ci inerpichiamo su per la salita lungo la consueta strada della costa, per raggiungere Ravello.


Il paese è celebre per aver ospitato negli anni numerosissimi attori, politici e artisti molto celebri: da Greta Garbo a Humphrey Bogart, da Ingrid Bergman a Totò e a Vittorio Gassman, fino a Joan Mirò, John Kennedy, Winston Churchill, Francois Mitterand, Robert De Niro, Paul Newman. Un motivo c'è: oltre a ospitare bellezze artistiche con le sue molteplici chiese e ville meravigliose, gode di una vista mozzafiato sulla vallata e sul Golfo di Salerno. Dal 1996 è patrimonio dell'Unesco. Fondata nel V secolo, fu abitata da barbari e normanni. Le influenze moresche sono ben visibili nella Chiesa di Santa Maria a Gradillo. La nostra passeggiata comincia a Piazza Duomo dove è eretta la Basilica. Ma le chiese sono moltissime, tra queste non possiamo non notare l'imponente Chiesa di Sant'Angelo, scavata nel fianco della montagna. Le Ville più celebri, Villa Cimbrone, che ospita una famosissima terrazza con una vista indimenticabile e Villa Rufolo che ospita oggi una serie di concerti (non solo) di Wagner: il celebre musicista trasse ispirazione da una visita al paese nel XIX secolo e creò il Parsifal, e contribuì a rendere celebre il luogo. Anche Giuseppe Verdi fu rapito dal fascino di Ravello come Fellini e Rossellini il quale vi girò diversi film.
Siamo molto soddisfatti dalla visita e la giornata sta giungendo al tramonto. Decidiamo di recuperare la macchina lasciata in un comodo parcheggio sottostante il paesino e riprendiamo la strada del ritorno. E' quasi buio ma lungo la strada ci fermiamo ad ammirare il Vesuvio che solennemente dorme e domina, avvolto nelle tenebre, tutto il presepe di luci posto alle sue pendici.

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