Valnerina, Monteluco, Spoleto

Sarà per la nostalgia delle vacanze appena trascorse che decidiamo di recarci subito alla Cascata delle Marmore. Il rumore sempre più assordate dell’acqua ci fa capire che stiamo arrivando a destinazione. Scendiamo dalla macchina e rimaniamo a bocca aperta: una spaccatura in mezzo al verde della natura che precipita con forza sulle rocce sottostanti. Uno spettacolo. Tale bellezza risale all’epoca romana quando il console Manio Curio Dentato progettò la bonifica delle paludi del Velino e fece scavare un emissario nel punto dove oggi si trova la cascata principale, incanalandovi le acque stagnanti del fiume. Sulle origini della cascata c'è una leggenda: una ninfa di nome Nera si innamorò del pastore Velino. Ma Giunone, gelosa di questo amore, trasformò la ninfa in un fiume, che prese appunto il nome di Nera. Allora Velino, per non perdere la sua amata, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore.


Questo salto, destinato a ripetersi per l'eternità, si replica ora nella Cascata delle Marmore. Citata da nomi illustri come Vittorio Alfieri e Galileo Galilei, la cascata deve il suo nome ai sali di calcio presenti sulle rocce, simili al marmo. Il dislivello è di 165 metri (è tra le cascate più alte d’Europa) e si suddivide in tre balzi. Significativo il fatto che le acque della cascata sono sfruttate intensamente per la produzione di energia elettrica. Per accedere alla vista suggestiva della cascata vi sono due punti di osservazione che permettono a visitatori e turisti di godere della forza dell’acqua, dei suoi colori alla luce del sole, dei freschi schizzi e del rumore assordante che dà la sensazione di essere sull’orlo del precipizio. Dopo aver soddisfatto i sensi, quindi, decidiamo di approfittare della splendida giornata per fare qualcosa di spericolato e divertente: rafting! Un’attività sportiva particolarmente praticata in questa zona e di facile attuazione, basta recarsi a Papigno, a 1,5 km prima del Belvedere, e prendere informazioni presso il Centro Rafting Marmore un centro di sport acquatico. Le attività praticabili son tante olter al Rafting è infatti possibile effettuare anche discese in Hydrospeed o fare percorsi di Torrentismo nei dintroni (Forra del Casco o Rocca Gelli). I prezzi variano tra i 35 e i 45 euro. Al Centro sono gentilissimi e ci organizziamo subito per una discesa in rafting. Ci vestiamo e prima di partire facciamo un breve corso teorico-pratico sui gommoni, in modo da essere più preparati durante la discesa. Si parte proprio dal Belvedere, una volta arrivati via terra, caliamo i gommoni e sotto alla maestà della Cascata diamo il via alla nostra avventura. Il percorso è elettrizzante, una rapida dietro l’altra, schiviamo i sassi nell’acqua e ci facciamo trasportare dalla corrente. Il percorso si chiude in bellezza, dopo l’ultima rapida facciamo infatti anche un rapido un tuffo per una prova di "acquacità"! Insomma, il divertimento è garantito!


L’adrenalina ci fa venire fame, quindi, tolti giubbotto e caschetto e asciugati i vestiti, decidiamo di spostarci e dirigerci verso il Lago di Piediluco, secondo lago umbro dopo il Trasimeno. Oggetto di dipinti nell’arte del ‘600 e dell’800 per la sua bellezza, il Lago di Piediluco è particolarmente importante per la fauna ittica. Arriviamo al paese, che porta lo stesso nome del lago. Un bel posto che gode della vista sull’acqua, con una lunga passeggiata a bordo lago. Visitiamo il piccolo centro con chiese risalenti al 1300 e l’imponente Palazzo comunale del 1500. La fame non fa che aumentare, quindi, con la voglia di godere ancora di questo splendido paesaggio, ci fermiamo a mangiare all’Hotel del Lago, dove, lo dice lo stesso nome, c’è una vista magnifica.


I piatti non sono da meno. Degustiamo rustici per aperitivo, poi degli gnocchetti gambero e tartufo e Ciriole alla ternana (pasta fatta in casa, pomodorino “arrabbiato”, disponibili anche con asparagi o ai fughi locali). Come secondo, spezzatino di bocconcini di manzo del posto e un mix di dessert.


A pancia piena siamo pronti per ripartire e dirigerci verso Spoleto. Ma una tappa a Monteluco, piccola frazione di Spoleto, è doverosa: posizionato in collina, abbellito da un fitto bosco di leccio sempreverde, il paese offre una splendida vista sulla valle umbra.


Lo raggiungiamo attraverso una strada panoramica costruita anche grazie ai prigionieri austriaci dopo la Prima Guerra Mondiale e passiamo vicino al possente Ponte delle Torri (10 arcate alte 80 metri per una lunghezza di 230) che un tempo rappresentava il passaggio obbligato. È il simbolo della città di Spoleto: acquedotto romano-longobardo, rappresenta oggi il ponte antico in muratura più alto d’Europa.
Il percorso in salita per raggiungere Monteluco ben si adatta alle prestazioni della monovolume compatta, che viaggia su per la collina senza difficoltà grazie alle sue prestazioni. Arriviamo a destinazione e capiamo subito perché Monteluco fu il monte sacro degli anacoreti (chi abbandona la società per dedicarsi alla vita solitaria e alla preghiera): è un luogo molto silenzioso. Qui vi si stabilirono gli anacoreti fin dal VII secolo. Tra gli anacoreti cristiani troviamo S. Benedetto, non è caso infatti che qui vi sia l’ordine benedettino.
Ci dirigiamo quindi subito alle grotte degli eremiti attraverso un percorso pedonale che passa per il bosco, alle spalle del convento francescano. Un convento nato sui resti di una celebre scritta di S. Francesco posta su una lapide, ancora oggi ben visibile: “Nihil jucundius vidi valle mea spoletana” (“Nulla c’è al mondo di più giocondo della mia valle spoletana”, decantando la valle umbra). Del piccolo convento oggi rimangono un pozzo d’acqua fresca che si dice fatto sorgere da San Francesco, una cappellina-oratorio, dove Francesco amava sostare in preghiera, ornata da una Natività del Cinquecento, e sette piccole celle visitabili.


Dopo questo momento sacrale, riprendiamo la macchina, ridiscendiamo la strada panoramica e arriviamo finalmente a Spoleto. Questo importante centro umbro, in provincia di Perugia, è nota per essere una città d’arte. In posizione privilegiata sulla collina, porta i segni dell’epoca medioevale grazie al dominio dello Stato Pontificio. Ma è col Rinascimento che diventa un centro culturale strategico, e nonostante periodi di decadenza, rimase ugualmente importante (due noti papi, Urbano VIII e Pio IX furono stati prima Arcivescovi di Spoleto).


Entrando in Spoleto, salta all’occhio immediatamente il Duomo, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, di epoca medioevale (ma completata nel XVIII secolo). Conosciuta per gli affreschi interni del Pinturicchio e di Filippo Lippi. Ma Spoleto è ricca di chiese: la Chiesa di SS. Giovanni e Paolo contiene il più antico affresco esistente al mondo raffigurante l'uccisione di Thomas Becket, avvenuta nel 1170 nella cattedrale di Cantembury, per mano di quattro cavalieri inviati dal re d’Inghilterra Enrico II. Singolare il periodo in cui fu dipinto, quasi subito dopo il fatto, molto raro per quei tempi. Di rilievo anche le altre Chiese romaniche di San Gregorio Maggiore, San Domenico, San Giuliano, San Ponziano.
Passiamo poi davanti all’Arco di Druso, arco romano che introduceva al foro centrale, oggi rappresentato dalla Piazza del Mercato: uno spazio pubblico di grande importanza, la piazza rappresenta ancor oggi il cuore del centro storico e della città. E ancora la Torre dell’Olio e la Porta Fuga: in difesa della città si gettava olio bollente sui nemici che assediavano la sottostante Porta (prima cinta muraria della città).


Infine i teatri, Teatro Romano, il Teatro Caio Melisso e Il Teatro Nuovo che ospita il celebre Festival dei due mondi. Una curiosità, a Spoleto vi hanno girato anche molti film, tra cui “Quattro mosche di velluto grigio” di Dario Argento e “Controsesso” di Marco Ferreri con Ugo Tognazzi.


Dopo tutte queste visite, si è fatto tardi ed è arrivata anche l’ora di cena. Ci spostiamo di poco per recarci a Cerreto di Spoleto. Decidiamo di andare in un posto unico: Madonna di Costantinopoli. Questa dimora storica e residenza d'epoca è ospitata nella splendida cornice di un ex-convento francescano. Il menù è altrettanto all’altezza. Antipasto della casa, carpaccio di bresaola e melone con rucola e scaglie di grana, come primi lasagnetta di fiori di zucca con salsa di pecorino e zuppa di ceci con salsiccia e pane. Esageriamo anche con i secondi, scaloppine di pollo all'arancio e tagliata di manzo con radicchio e pomodorini, con della cicorietta. Infine, il dessert: creme caramel con nocciola e amaretti in salsa di cioccolato.


La cena sostanziosa ci fa cadere senza troppe esitazioni tra le braccia di Morfeo nelle bellissime stanze della struttura.

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