Castelluccio, Norcia e Cascia

Ci alziamo di buon’ora, dopo un’abbondante colazione, siamo in forma per ripartire in questo secondo giorno di viaggio. Direzione: Castelluccio di Norcia. La strada è libera e ci permette di arrivare a velocità sostenuta, il motore risponde bene. Poi cominciano le curve per salire l’altopiano (omonimo) e anche qui la macchina dà prova di avere una buona ripresa, tanto che il tempo di salita è breve. La salita è doverosa, Castelluccio si trova a 28 km da Norcia e si erge su un’alta collina, a quasi 1500 metri, che ne fa il centro abitato più elevato dell'Appennino Umbro-Marchigiano (con solo 150 abitanti). È inserito nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Durante il tragitto, ammiriamo il panorama e man mano che saliamo si fa sempre più evidente il contesto montano: incontriamo persone che fanno trekking e anche cavalli allo stato brado, ciclisti, e alla fine anche un maneggio. Dopo uno sguardo intorno ci rendiamo conto del straordinario numero di attività che vengono svolte in questo piccolo paese, chiediamo alle persone che incontriamo maggiori informazioni e ci dicono che Castelluccio è riconosciuto come il paese degli sport, un punto di riferimento per escursionisti, sciatori, deltaplanisti, ciclisti, snowshoeing, surviving, arco, mountain bike, bird-watching, orienteering (divenuta disciplina sportiva si tratta dell’orientamento in un luogo, anche con mezzi come orologio, bastoncino o semplicemente il sole). Tutte queste attività sono di facile attuazione, anche per i meno esperti, grazie all’organizzazione del territorio che offre guide alpine, guide escursionistiche, accompagnatori, istruttori di volo e guide equestri.


Arrivati in paese, troviamo la prima norcineria del nostro viaggio, specializzata nella vendita di carne suina, e tipica di queste terre. Ci fermiamo a guardare (per ora, solo guardare) il celebre prosciutto di Norcia. A forza di sostare davanti alla norcineria, ci viene voglia di andare nel luogo dove queste tradizionali botteghe pullulano, quindi decidiamo di aver respirato abbastanza l’aria pura di montagna, e raggiungiamo Norcia. I paese è uno spettacolo garantito per i buongustai: una norcineria dietro l’altra, le vie sono colme di botteghe dedite alla vendita di carne suina, con un’esposizione che invita all’assaggio ad ogni angolo di strada. Decidiamo che questa volta non possiamo esimerci, e ci facciamo mettere una fetta di prosciutto su un pezzo di pane: capiamo il motivo della tanta celebrità. Del resto, i prodotti suini tipici di Norcia sono lavorati con peculiari tecniche di produzione, assolutamente tradizionali. Il Prosciutto di Norcia ha il riconoscimento del marchio IGP già nel 1998. Dopo aver soddisfatto il gusto, è ora di soddisfare la mente, quindi decidiamo di visitare i monumenti.


Purtroppo la posizione geografica non ha aiutato Norcia durante gli eventi sismici e nel corso dei secoli il patrimonio artistico ne è rimasto danneggiato, soprattutto le tracce risalenti all’epoca pre-romana. Rimangono caratteristici, nel centro storico, gli edifici bassi e con i muri “a scarpa”, testimonianza delle normative che furono adottate nella legislazione pontificia dopo il sisma del 1859, dove si raccomandavano “costruzioni a baracca”. Gironzoliamo per la città, e arriviamo alla Basilica di San Benedetto, dedicata a San Benedetto da Norcia, fondatore dell’ordine dei benedettini, nella piazza che porta il suo nome (al centro la statua del santo), a destra il portico delle misure (un singolare mercato dei cereali al coperto, con le misure di capacità in pietra ancora visibili), e a sinistra il palazzo comunale. Ugualmente importante la Cattedrale di Santa Maria Argentea, il Duomo di Norcia e La Castellina, la residenza fortificata sede della prefettura e dei governatori pontifici.


Arriva l’ora del pranzo e decidiamo di fermarci a Palazzo Seneca, un restauro di un’antica dimora del ‘500. Il posto infatti è incantevole, oltre al giardino, vi sono dei grandi salotti con camini e divani in pelle, una location ottima per rilassarsi in una cornice prestigiosa. Di fronte a tanta eleganza, siamo molto fiduciosi per il menu, che infatti non ci tradisce: piatti raffinati, da uova del contadino al tartufo nero alle terrine di foie gras d'oca, fino ai tradizionali umbricelli di pasta di pane alla Norcina.


Lasciamo Norcia e ci dirigiamo verso Cascia, vi arriviamo in meno di venti minuti. Tappa obbligata solo per visitare la Basilica e il monastero di Santa Rita, centri religiosi di fama mondiale. La Santa infatti nacque (1371) e morì (1447) in questi luoghi, nella frazione di Roccaporena. La suora fu beatificata nel 1900 e oggi è dispensatrice di grazie e venerata durante tutti i pellegrinaggi. Oltre alla Basilica di Santa Rita, sono importanti anche altre chiese: la chiesa gotica di S. Francesco (imponente il rosone e il portone), la chiesa di S.Antonio Abate, la chiesa di Sant’Agostino e la collegiata di Santa Maria, uno degli edifici più vecchi della città, modificato nel corso degli anni a causa dei terremoti, all’interno custodice un Crocifisso del 1400. Cascia, insieme a Norcia, rappresenta il centro umbro con il più alto livello di sismicità. Prima di lasciare Cascia, e tornare sulla via del ritorno, ci fermiamo a Monteleone di Spoleto, a pochi km, piccolo paesino popolato fin dall’antichità. È particolare per le tre cinte murarie che hanno nei secoli protetto gli abitanti e le chiese che si trovano all’interno, gran parte delle mura è ancora ammirabile. Si respira l’aria di una volta, con gli anziani seduti ai tavolini del bar e le vie che si popolano solo all’uscita dei ragazzi dalle scuole.


Dopo questo salto nostalgico nel passato abbandoniamo il paese e lasciamo l’Umbria, godendoci per l’ultima volta il paesaggio verdeggiante e dolcemente collinare.

Fotogallery: Viaggi - I Montei Sibillini e Norcia