Macerata, Treia, Cingoli

La seconda giornata comincia da Macerata. Capoluogo di provincia con origini antiche (fu eretta dai romani tra il I e II secolo AC), è sede di un’università fondata nel 1290 e trova il suo massimo splendore nel ‘500 e nel ‘700, non a caso gli stili rinascimentale e neoclassico dominano il centro storico anche se la cattedrale presenta suggestioni gotiche. E proprio a canoni classici è ispirato lo Sferisterio, edificato nel 1823 e che deve il suo nome al fatto che lo spazio dedicato al pubblico (circa 3mila persone) è ricavato da una porzione di cerchio. La forma è quella dei campi di pallone con bracciale. Oggi è uno dei tempi della lirica estiva, ma la città non si fa mancare musica e teatro neppure nei mesi meno caldi all’interno del teatro Lauro Rossi. Interessante anche l’offerta museale organizzata in sistema all’interno del quale spicca per novità e particolarità il Museo della Carrozza, situato all’interno del bellissimo palazzo Buonaccorsi. Lasciata alle spalle Macerata, ci dirigiamo verso Treia, classificata tra i borghi più belli d’Italia. E a ragione, perché le sue mura, la sua pianta, le sue numerose porte e infine il reticolo di strade e viuzze sembrano ancora quelli nati in epoca romana e consolidatisi nel Medioevo. Percorrendone le vie si respira un’atmosfera di altri tempi e dal balcone della piazza centrale si guarda verso il mare e si domina la valle del Potenza. Sul lato opposto invece, ai piedi delle mura, c’è lo spazio dove ancora oggi si gioca al pallone col bracciale, gioco molto diffuso in zona tanto che Leopardi stesso ne parlò nel suo carme “A un vincitore del pallone” nel quale sono cantate le gesta sportive del “garzon bennato”, al secolo Carlo Didimi, uno dei più forti giocatori di pallone al bracciale di quel tempo e nativo proprio di Treia. Dopo una vista sul passato, salutiamo Treia e ci dirigiamo verso Cingoli, centro dell’entroterra maceratese posto a oltre 600 metri sul livello del mare, dove si respira quasi aria di montagna, ma si gode di un panorama spettacolare verso il mare che, se la visibilità lo permette, arriva fino alle coste della Croazia tanto da meritarsi il titolo di “Balcone delle Marche”. Antichissima nelle origini (almeno un millennio AC), Cingoli ha sulla sua sommità una piazza sulla quale si affacciano municipio e campanile e ha dato i natali a Francesco Saverio Castiglioni, divenuto nel 1829 papa Pio VIII. La famiglia risiede ancora in città e l’antica casa nobiliare è un vero scrigno di gusto settecentesco che custodisce anche l’archivio con documenti che risalgono addirittura all’anno Mille. Spicca la sala della musica sormontata da soffitti a piccole cupole per migliorare l’acustica. Per rimanere nel passato anche a tavola, il piano inferiore ospita “La Cantina del Palazzo” gestito dalla stessa famiglia Castiglioni. Si può mangiare nella vecchia cucina circondati da mobili e utensili secolari oppure nel giardino, accanto all’ingresso che serviva per la carrozza. I dintorni sono ideali per una pausa post prandiale, magari sulle sponde del lago di Cingoli, artificiale di nascita ma naturalissimo per i panorami che regala fino alle lingue di neve dei Monti Sibillini. Il pomeriggio ci riporta verso il punto di partenza, ad Appignano, per visitare una delle cantine più belle delle Marche, quella di Villa Forano (www.fattoriaforano.it). Alloggiata nelle grotte ricavate sotto l’antico podere settecentesco ancora oggi di proprietà della famiglia Lucangeli, questa cantina appare come il luogo ideale dove far riposare e maturare il frutto dei campi circostanti in botti, carati e bottiglie. Montepulciano (60%) e Sangiovese (40%) sono l’anima del Rosso Piceno accompagnato da un’altra DOC, quelli del Bianco dei Colli Maceratesi che nell’uvaggio comprende l’autoctono Maceratino (90%) insieme a Malvasia e Trebbiano. La terza DOC della zona è il Rosso dei Colli Maceratesi, ottenuto da Sangiovese (50%), Lacrima(25%) e Vernaccia Nera (25%). Un piccolo sorso di vino può essere una buona compagnia anche per la merenda, magari accompagnato fa formaggi e salumi, tra i quali non può mancare il ciauscolo, salame morbido da spalmare sul pane sciapo (senza sale) o insieme alla crescia, una focaccia morbida e bassa che fa parte della tradizione marchigiana più autentica. Le migliori strette di mano si danno con il palato. Arrivederci alle Marche.

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