Inizia l'avventura

Svegliatomi all’alba, mi ritrovo di fronte il minareto della Kutubiyya, che visto al sorgere del sole è uno spettaccolo unico.


Dopo una rapida colazione saliamo finalmente sulla nostra Jeep Wrangler Unlimited e ci perpariamo alla tappa odierna. La destinazione è Boumalne Dades che raggiungeremo dopo aver attraversato il valico del Tizin’Tichka a 2260 m di altitudine.


Ma prima di metterci in marcia, vogliamo rendere l’addio a Marrakech il più lungo possibile e così ci addentriamo nella medina. La piazza di Jama‘a el-Fnaa ha cambiato volto rispetto alla sera precedente. Tutta la parte che era occupata da tavoli e cucine non c’è e più e per la prima volta ci si rende realmente conto della grandezza della piazza. I carrettini con la frutta secca sono comunque presenti così come i domatori di serpenti. Ci imbattiamo in uno dei più conosciuti (vista la folla che lo circonda) che non perde tempo a farci lo spettacolo completo con tanto di cobra sul cofano della Wrangler.


Una volta finito con il domatore risaliamo in macchina e ci addentriamo negli affascinanti vicoli della medina, non prima però di aver apprezzato da vicino la bellezza del minareto della Kutubiyya.


La medina è un intreccio di vicoli su cui si affacciano soprattutto negozi di tappeti e botteghe di artigiani, ma non è niente a confronto del suq (mercato) di Marrakech. Anche se ancora mezzo vuoto, si riesce comunque ad avvertire la frenesia di questo posto, ai nostri occhi ammasso informe di borse, vestiti, carne, scarpe e barbieri, ma in realtà caos ordinato per i marocchini che hanno tutt’altra sensibilità per le forme geometriche.


Io ed il video-operatore Carlo siamo totalmente presi dal posto, però dobbiamo a malincuore partire visto che ci attendono 350 km tra le montagne e tante cose da vedere. Ce ne andiamo quindi via da Marrakech elettrizzati ed un po’ delusi per il ritardo del volo di ieri che ci ha impedito di scoprirne con calma i segreti e angoli nascosti. Marrakech meriterebbe sicuramente ben altra attenzione e molto più tempo, ma le montagne dell’Atlante ci attendono.


La catena montuosa dell'Atlante è un sistema montuoso dell'Africa nord-occidentale, diviso tra Marocco, Algeria e Tunisia. Il suo nome locale in berbero è Adrar n Dern, il Monte dei Monti. Anche il nome Atlante, benché pervenuto tramite la mitologia greca, doveva essere in origine un toponimo locale di origine libico-berbera.


I primi 100 km di strada non sono niente di particolare se non per la meravigliosa catena montuosa che si staglia all’orizzonte. La Wrangler, sulla strada asfaltata di montagna, sembra fremere in attesa dei terreni sconnessi a lei più congeniali.


Pian piano le montagne crescono in altezza ai nostri fianchi e si fa sempre più fatica ad avere una visuale aperta. Ormai siamo dentro l’Atlante. Le strade sono molto buone e si inerpicano tra le montagne aride e di colore beige pallido. L’unica pecca per ora è il tempo grigio e piovoso che non ci lascia godere lo spettacolo di queste montagne atipiche.


Le preghiere rivolte a Giove pluvio non rimangono inascoltate e, una volta giunti al passo del Tichka, a 2260m di altezza, il sole fa la sua prima comparsa tra le montagne.


Dopo una breve pausa sul passo, passata tra una chiacchierata e l’altra con la gente del posto che pur di venderci qualcosa ci trascina letteralmente dentro le botteghe, risaliamo in macchina alla rotta di Boumalne Dades.


Dopo due curve la natura camaleotica marocchina si rimodella davanti ai nostri occhi in nuove forme e colori con una rapidità che ha dell’incredibile, come quando a teatro la sala si riempe di buio per qualche secondo e al riaccendersi delle luci il palco non è più lo stesso.


Ora la terra è tornata rossa, siamo di nuovo in Africa, e le rocce si fanno più piccole e la flora più ricciuta. Si ridiscendono quasi tutti i metri scalati in precedenza sino a giungere in una valle che, illuminata dalla tarda luce pomeridiana, diventa una lingua rossa su cui si trovano piccoli villaggi costruiti con la stessa pietra delle montagne. La fusione uomo-natura trova nell’urbanistica primitiva di questi villaggi un esempio brillante!


Continuiamo a guidare sino a giungere in serata a Boumalne Dades, una cittadina che giace in una valle immersa nell’Atlante e dominata da una fortezza di origine spagnola.


Sono le 19:00. Abbiamo tempo per un giretto nella medina, bella e autentica ma non vibrante come quella di Marrakech. Dopo aver trascorso un paio d’ore tra un negozio e l’altro della medina, ci dirigiamo verso l’albergo Xaluca Dades (www.xaluca.com), che si trova pochi km fuori dalla città.


L’albergo domina la cima di una collina ed irradia di affari e luci alla parigina tutte le abitazioni ai suoi piedi che al confronto sembrano una sterminata “necropoli”. Quando arriviamo ci sono canti e balli ad attenderci e darci il benvenuto. Sono ormai le 21:30, noi siamo stanchi ed affamati, dopo 10 minuti siamo già pronti al ristorante dove un buffet etnico meravigliosamente variegato e gustoso ci attende. Cuscus, verdure cotte e carne la fanno da padroni al tavolo del gruppo Jeep e danzano in bocca aiutati dalla birra Casablanca.


In questo albergo non si ha la sensazione di essere a disneyland, qui il marocco sembra tutto più…vero.
Buonanotte a tutti. A domani.

Fotogallery: Viaggi - Marrakech - Boumalne Dades