Il deserto con le sue dune!

Dopo la camminata notturna nel deserto, oggi ci siamo svegliati con la sabbia ancora nei pantaloni. Quella di ieri stata un’esperienza incredibile: tutto era nero come la pece; solo qualche contorno era appena visibile grazie all'illuminazione naturale del cielo stellato. Spettacolare! Avete presente quando si dice “ho toccato il cielo con un dito”? Ecco, noi ieri abbiamo provato la sensazione di esserci riusciti...


Ma torniamo a questa mattina. Il buffet non è degno di quello di ieri, ma poco importa. Oggi si sfidano le dune di sabbia. Partiamo alle 9 dall’albergo in direzione Erfoud centro; ci attende prima un’intervista con Mustapha Adidu, attore marocchino che ha recitato nel film Marrakech Express di Gabriele Salvatores, e poi una visita della piazza principale e del mercato.


Arrivati in centro città la prima cosa che il gruppo organizza è l’acquisto di 4 turbanti. Le nostre guide, Xavi e Sergio optano per un classico e fresco turbante bianco. Io e Carlo invece scegliamo il blu berbero.


Il turbante è piacevole. E’ ben saldo sulla testa, ma l’aria filtra e rinfresca i nostri cranii europei, troppo sensibili al primo sole estivo africano.


Il mercato di Erfoud non ha nulla a che vedere con quello di Marrakech, è sporco e povero. Ci colpisce il numero di cani randagi e la quantità enorme di mosche attorno alla carne cruda. Molto folcloristico è invece il mercato delle pecore che si estende su un piazzale al di fuori del mercato principale. Uomini, donne e bambini che osservano, pesano, scrutano negli occhi, toccano zampe e mammelle, accarezzano peli, discutono animatamente, urlano, fumano e sputano e alla fine comprano e caricano sui loro furgoni pecore e capre.


Il tempo per Erfoud è esaurito. Le nostre guide sono già in macchina ad attenderci. Bisogna fare un po’ di chilometri prima di arrivare alle dune di sabbia e noi non vediamo l’ora.


Raggiungiamo le dune: il deserto è finalmente davanti a noi. Deformato dal calore e modellato dal vento, una visione unica. Più ci si avvicina a lui e più sembra fluido, come un quadro di Vincent van Gogh.


Inebetiti dal panorama, senza rendercene conto siamo già con le quattro ruote sulla prima duna ed iniziamo a giocare con la Wrangler. Xavi e Sergio ci hanno istruiti a dovere su come governa l’auto in queste condizioni. La guida deve essere molto morbida e deve lasciar scivolare la macchina per inerzia. La Wrangler ancora una volta ci fa capire che questi terreni le sono congeniali e ci sentiamo sicuri, quasi inarrestabili. Quasi…


Le prime dune sono molto semplici, ma a poco a poco crescono e l’inesperienza ci emoziona tutti. Arriviamo sulla cima di una specie d’altipiano dove Xavi e Sergio ci fanno fermare per sgonfiare le gomme. Da ora in poi le dune sono troppo difficili per essere affrontate con la pressione standard chiosa Xavi dall’alto delle sue tre Dakar affrontate con un camion 6x6. Bisogna sgonfiarle a 0.8. E allora obbediamo, rivestiamo le macchine fotografiche di plastica e iniziamo la nostra avventura nel deserto marocchino. Bottiglia d’acqua e taccuino alla mano.


Per pranzare ci dirigiamo con la dovuta cautela verso un'oasi. Ci sono dei letti su dei tappeti bellissimi, protetti sotto un enorme tendone dove sono state appese lenzuola di ogni colore e fantasia. Le pietanze sono come al solito a base di carne ed insalata di pomodori. Tutto molto buono e, condito con due coca-cola a testa, ci sazia e ci rinfresca magnificamente.


Dopo la discesa kamikaze in snowboard di Sergio da una duna molto alta, riaccendiamo i motori e riprendiamo il nostro tragitto tra le dune sino a giungere ad una delle più alte della zona.


Il primo tentativo di attraversarla ci fa subito capire che non sarà cosa facile. Xavi sale sino alla cima per scrutare il lato nord e vedere se c’è una strada percorribile. Dalla cima ci fa segno che è ok e così Sergio fa il primo di molti tentativi di superamento della duna con il Grand Cherokee, che si conclude con il suo insabbiamento proprio su crinale. Xavi prende in mano la situazione e dopo due tentativi fa letteralmente volare la Wrangler sopra la dune sul lato nord. Una macchina è passata ora tocca trainare l’altra. Xavi però non si fida e va in perlustrazione con la Wrangler. Niente da fare, non c'è una strada percorribile e dopo tutta questa fatica dobbiamo scendere dalla parte da cui siamo faticosamente saliti. Sono passate già due ore da quando abbiamo deciso di superare quella che ormai è la “nostra” duna. Intanto il sole inizia a scendere e farsi sempre più rosso, trasformando il deserto intorno a noi in montagne di sabbia arancione. Lo spettacolo è contagioso e così, senza dirci niente l’un con l’altro, ci mettiamo seduti sul crinale e rispettosamente ascoltiamo la voce silenziosa del deserto.


Dopo aver assistito in silenzio all'imponente tramonto, ci rimettiamo in marcia verso Erfoud, dove stanchi ed appagati dalle esperienze di giornata, ci buttiamo esausti sui nostri letti.

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