Basta scimmiottare le tedesche: l’ammiraglia issa la bandiera del Sol Levante

I marchi non nascono per caso e tutti hanno una pietra angolare. Per Lexus nel 1989 fu la LS che oggi arriva alla quinta generazione con l’ambizione di rinnovare l’immagine e la missione di Lexus: non più la copia senza anima delle tedesche, ma un prodotto autenticamente e orgogliosamente giapponese che non pretende più di farsi scegliere con la ragione e per un certo spirito snob, ma perché è davvero diverso. Per dirla in modo fashion: non un tubino nero cucito a Tokyo, ma un vero e proprio kimono. Per mettersi alla prova, la LS ha invece scelto una via di mezzo tra i due mondi: l’Oman.


Com’è


Una volta la LS sembrava una Mercedes, poi ha virato verso BMW e oggi assomiglia di più ad una Maserati Quattroporte o ad una Porsche Panamera, abbandonando i complessi di inferiorità e anzi alzando il tono della voce. Se la LS fosse una cantante, direi che ha smesso di farlo a bocca chiusa e ha buttato fuori un bel Do di petto lungo ben 5 metri e 23. Dentro invece la LS suona con delicati tocchi di shamisen, suonati magari dall’impianto Mark Levinson con 23 altoparlanti o mentre mi guardo un film sugli schermi da 11,6 pollici mentre il sedile posteriore destro si inclina di 43 gradi e mi fa un massaggio shiatsu. Per fare spazio a questo bendiddio, i tecnici giapponesi mi raccontano che hanno dovuto mettere la batteria del sistema ibrido dietro lo schienale e dunque la capacità del bagagliaio è di 430 litri. Ci sono auto più corte di oltre un metro che offrono di più. Sedendo al posto guida, gli attacchi delle cinture si sollevano, vedo la plancia con il legno laser cut percorso da sottili listelli in metallo, la strumentazione raccolta sotto due corni che sorreggono due manopole (controllo di stabilità e modalità di guida), l’head-up display per auto più grande del mondo e lo schermo da 12,3 pollici del sistema telematico che non accetta di specchiare alcun dispositivo esterno e si comanda con il touchpad, da rivedere per il feeling troppo scorrevole offerto dalla superficie. La climatizzazione a 4 zone si comanda touchscreen da dietro, davanti tramite pulsanti e rotelle “fisici”. I comandi essenziali della parte audio sono piccoli tasti circolari che ricordano certi smartphone.


Come va


Come dicevo prima, ci sono due modi di vivere la LS e farlo da passeggero è più gratificante, sin dal momento in cui si abbassa per farmi entrare più comodamente. La LS è un’auto da autostrada e, non appena arrivano curve più strette, il passo di 3 metri e 12 (e i circa 23 quintali di peso) si sente, invece su quelle veloci il baricentro basso, le sospensioni pneumatiche e le barre antirollio attive la fanno viaggiare come su un rettilineo e sui dossi passa come se gli facesse una carezza. Si sente anche il motore quando si schiaccia l’acceleratore. La cosa mi sorprende non poco, abituato al silenzio quasi irreale che ho sempre trovato sulle LS precedenti e la responsabilità non è del solito sistema ibrido Toyota perché la trasmissione Multi-Stage a 10 rapporti è un bel passo avanti rispetto al passato. In ogni caso è sempre meglio non chiederle di scendere in pista e sfruttare invece tutte le possibilità di avere due motori elettrici oltre al V6. Sulla LS si riesce ad andare a emissioni zero fino a 140 km/h, ma per farlo devo prima stabilizzarne la velocità e poi pelare con l’acceleratore. Funzionano bene anche i sistemi di assistenza alla guida, anzi trovo che l’azione autonoma di freni, acceleratore e sterzo sia molto naturale e fluida anche se – per fortuna – non ho provato il sistema che scarta i pedoni in abbinamento alla frenata autonoma. Bellissimo il sistema di visione perimetrico che ti fa vedere la vettura come se stessi giocando a Gran Turismo.


Curiosità


La LS vuole essere la massima espressione dell’artigianato giapponese e il nome per questa idea è Takumi, un termine che vuol dire proprio artigiano, artefice. Sono quelli che cuciono la pelle come un accessorio da boutique, realizzano i pannelli in legno come uno strumento musicale, le modanature in vetro kiriko come un prezioso vaso di cristallo e i rivestimenti in tessuto plisettato come un origami. A questo proposito, i Takumi Lexus devono essere capaci di completare l’origami di un gatto in meno di 90 secondi con una sola mano, ma non quella che usano di solito, l’altra: è come se chiedeste a Messi di giocare solo con il piede destro.


Quanto costa


Due scelte: la Executive a 105.000 euro e la Luxury a 140.000 euro, solo ibrido e con la trazione integrale. Una proposta netta, anche per i due allestimenti, perché in mezzo c’è il valore di una CT ben accessoriata e la LS è, per definizione, il frutto di un’idea ben precisa di automobile e di lusso. Ma non è un problema perché quelli di Toyota Motor Italia pensano di vendere la LS al ritmo di due unità al mese e perché questo fa parte del fascino di un’auto e dell’idea di esclusività che l’accompagna. Dunque la Luxury è “la” scelta perché ha tutto di serie lasciando al cliente solo la scelta sul colore della pelle e sugli inserti in legno laser cut e in vetro Kiriko. In quel caso, è pura questione di gusti.


La scheda


Motore: 6 cilindri a V ibrido
Coppia: 350 Nm a 5.100 giri (motore a benzina)
Potenza: 359 CV a 6.600 giri (sistema ibrido)
Consumo medio dichiarato (NEDC): 7,1 l/100 km
Emissioni CO2 (NEDC): 161 g/km
Accelerazione 0-100 km/h: 5,5 secondi
Velocità massima: 250 km/h

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Foto di: Adriano Tosi