Cambia tutto, ma non la filosofia di fondo, che ha fatto di questa macchina un successone

Nel 2010, quando debutta la Duster, il segmento dei SUV compatti è appena agli inizi: se ne intravedono le potenzialità, ma non con precisione. In questi sette anni, lo sport utility romeno non "solo" ha convinto oltre un milione di automobilisti, ma si è fatto apprezzare a tal punto che gli sono nati attorno diversi club di appassionati. Il tempo però passa anche per i prodotti di successo, a maggior ragione quando la concorrenza ti accerchia, letteralmente. Eccomi dunque ad Atene per la prova della seconda generazione di un modello fondamentale per Dacia.


Com'è


Il design è il primo aspetto su cui in Dacia si è lavorato con chiara in testa una cosa: l'esigenza di cambiare, ma non troppo. Ecco dunque che la macchina è po' più grande di prima (+3 cm in lunghezza), le hanno spostato in avanti i montanti anteriori (quindi il parabrezza è più inclinato), a vantaggio dello spazio interno e dell'aerodinamica. Immancabili, arrivano le luci diurne anteriori a LED mentre superfici vetrate e lamiera hanno proporzioni diverse. Il tutto, però, non cambia la sostanza. Il che significa che il Duster resta il Duster, per fortuna. Lo ribadiscono la piastra anteriore, i passaruota scolpiti e le barre sul tetto. Nell'abitacolo si è lavorato di più, perché all'interno l'età del vecchio modello iniziava a farsi sentire, per esempio nella posizione bassa e verticale dello schermo del navigatore o nel fatto che il volante si potesse regolare solo in altezza. Qui invece trovo un nuovo sistema di infotainment, che non è il "tablet" verticale utilizzato sulle Renault, ma non risale nemmeno a qualche generazione fa. E poi adesso ci sono anche climatizzatore automatico (optional), cruise control (non attivo) e sensori di parcheggio annegati nella carrozzeria. Ancora, si può avere la chiave elettronica e il tasto di avviamento del motore. Dettagli, come lo sono i comandi sul volante e il display digitale all'interno della strumentazione, ma che tutti insieme incidono sulla percezione della macchina. La qualità dei materiali? Ovviamente non ci sono plastiche morbide, ma non avrebbe senso aspettarsele, dati i prezzi.


Come va


Una "materia" in cui il vecchio Duster era secchione era il comfort delle sospensioni: in particolare in città, sulle sconnessioni più brevi e secche, era una delle macchine moderne più morbide in assoluto. Sulle strade di Atene e dintorni, davvero accidentate, il Duster non si scompone minimamente. Morbido ma non eccessivamente molle, isola in modo praticamente perfetto dalle irregolarità dell'asfalto. Migliora, rispetto a prima, l'insonorizzazione, anche se non si può parlare di una macchina propriamente silenziosa, a causa in particolare di qualche fruscio che proviene dalla zona delle barre sul tetto. Un netto passo avanti lo sento subito, invece, nella guidabilità. Non che il Duster sia diventato sportivo, questo è ovvio, ma se prima lo sterzo era probabilmente tra i più lenti in assoluto, ora si avvicina molto di più alla media. In ogni caso questa è una macchina ti fa capire subito che preferisce andare piano, che i limiti di tenuta sono più che buoni e che la stabilità è a prova di errore, ma che è inutile forzare la mano, perché un leggero e progressivo sottosterzo emerge immediatamente, insieme peraltro a una perdita di connessione con le ruote anteriori. I motori? Per la prova erano disponibili solo il 1.200 turbo a benzina da 115 CV e il turbodiesel 1.500 da 110. Mi sono concentrato sul primo, che è anche quello che mi sento di consigliarvi se fate meno di 25/30.000 km all'anno e se comunque vivete in città. Come tutti i moderni turbo, la spinta è buona già ai bassi regimi e continua praticamente senza variazioni fino a 5.000/5.500 giri.


Curiosità


L'unica vera "pecca" del nuovo Duster, più di natura commerciale che tecnica, è il fatto che non si possa avere con cambio automatico e motore a benzina insieme. Chi vuole l'automatico, l'EDC a doppia frizione, è costretto a comprare il diesel da 110 CV a trazione anteriore, almeno per ora.


Quanto costa


Poco, anche se di preciso quanto non lo sapremo fino ai primi di gennaio, quanto verrà ufficializzato il listino. Per farvi un'idea, sappiate che i prezzi, in Francia, partono da 11.990 euro e, a parità di motorizzazione e allestimento, l'aumento rispetto alla generazione attuale è compreso fra i 200 e i 300 euro. Cifre che con buona approssimazione dovrebbero essere valide anche in Italia.


La scheda


Motore: turbodiesel 4 cilindri, 1.461cc
Potenza: 110 CV a 4.000 giri
Coppia: 260 Nm a 1.750 giri
Consumo medio dichiarato (NEDC): 22,2 km/l
Emissioni CO2 (dichiarate): 116 g/km
Prezzo: n.d.

Dacia Duster, evoluzione saggia

Foto di: Adriano Tosi