Il marchio di Ingolstadt non ha necessità di monetizzare e vuole mantenere i suoi “asset” premium

La Ducati non è più in vendita, è ufficiale. La conferma è arrivata nei giorni scorsi direttamente dalla voce del numero uno della Casa di Ingolstadt, Ruper Stadler, che ha spiegato come il marchio di Borgo Panigale rappresenti la trasposizione perfetta della filosofia Audi nel mondo delle due ruote. Stadler ha anche precisato che non ci sono necessità economiche di vendere la Ducati, che negli scorsi mesi era stata oggetto di alcune valutazioni da parte di possibili acquirenti - Harley-Davison, Polaris e Royal Enfield i principali - dopo che dalla Germania era stato dato mandato ad alcune banche di sondare le opzioni di vendita. Ma ora questa fase è del tutto archiviata perché il Gruppo Volkswagen sta assorbendo bene l'impatto delle ingenti spese legate al Dieselgate, grazie a un taglio generale dei costi di 10 miliardi di euro e alla riorganizzazione di molti processi interni. Già durante l'estate si era parlato di un cambio di rotta rispetto all'eventuale vendita della Ducati ma ora c'è la piena certezza.


Il futuro della Ducati all'interno del Gruppo Volkswagen rimane tuttavia incerto, sia perché si tratta di un marchio totalmente estraneo rispetto agli altri che operano all'interno del VAG, sia perché potrebbe essere sempre venduto facilmente e a un buon prezzo. Bisogna anche considerare che nel CdA del Gruppo VW hanno un certo peso anche i rappresentanti dei lavoratori che vedono il brand italiano come una fonte di liquidità rapida che potrebbe essere reinvestita in altre imprese più strategiche rispetto al Gruppo. Poi ci sono gli investitori, che da molto tempo spingono per semplificare le ramificazioni del gruppo tedesco allo scopo di concentrarsi meglio sulle attività principali. Ma probabilmente finché la Ducati continuerà a generare utili non verrà toccata. “Curare un vivaio premium è un lavoro difficile come quello di un giardiniere, ma io sono contento per ogni nuovo fiore e ogni nuovo ramo”, ha detto Stadler riferendosi all'imminente crescita dell'altra azienda bolognese di proprietà dell'Audi.