Bonus per le vetture a batteria: qualche ente locale si attiva, ma il Governo è immobile

In materia di incentivi per l’auto elettrica, l’Italia era e resta un Paese a due velocità: da una parte, qualche ente locale “corre”, proponendo bonus per le vetture a batteria; dall’altra, il Governo è immobile. Esempio virtuoso è in particolare la Provincia di Bolzano, che offre bonus per le macchine pulite: 4.000 euro sull’acquisto di un’auto elettrica, 2.000 euro sull’acquisto di un’ibrida plug-in. Per la precisione, metà del bonus è a carico della Provincia e l’altro 50% è concesso dagli stessi rivenditori sotto forma di sconto. Inoltre, è prevista l'esenzione dal pagamento del bollo per cinque anni, scaduti i quali si pagherà solo il 22,5% della tassa di proprietà della vettura. Ma attenzione: la novità è che la Provincia di Bolzano dà incentivi anche per la ricarica domestica, all’interno del Piano Green Mobility.


I criteri per la ricarica domestica


Il 12 dicembre, la Giunta provinciale di Bolzano ha approvato i criteri per la concessione di contributi per l’incentivazione di sistemi di ricarica domestici per veicoli elettrici privati. Possono farne richiesta privati cittadini, enti pubblici e organismi di diritto pubblico, associazioni e altre organizzazioni che non svolgono attività imprenditoriale. Il contributo potrà raggiungere l’80% della spesa ammessa, per un importo massimo di 1.000 euro per ogni sistema di ricarica. Ai privati possono essere concessi contributi per un massimo di tre sistemi di ricarica. Privati cittadini enti pubblici e organismi di diritto pubblico, associazioni e altre organizzazioni che non svolgono attività imprenditoriale, che abbiano la residenza oppure la propria sede in provincia di Bolzano o che vi dispongano di un posto auto possono fare richiesta di contributo alla Ripartizione mobilità della Provincia per l’acquisto e l’installazione di sistemi di ricarica per veicoli elettrici, inclusi gli ibridi plug-in, e gli eventuali costi per uno specifico allacciamento elettrico. Può essere incentivata anche la messa a disposizione di sistemi di ricarica per veicoli elettrici, inclusi gli ibridi plug-in, per mezzo di un contratto di servizio, compreso un eventuale specifico allacciamento elettrico. Incentivazioni sono possibili pure per l’allacciamento e l’installazione di una o più stazioni di ricarica, se messe a disposizione a titolo gratuito.


Friuli-Venezia Giulia, passo avanti


Sempre a livello locale, ogni Regione decide in autonomia se concedere agevolazioni in fatto di tassa di proprietà della vettura alle ibride. Sempre a livello locale, possono essere progetti di incentivazione dell’auto pulita; per esempio, c’è un passo avanti del Friuli-Venezia Giulia: nella legge di stabilità sarà contenuto un contributo per la rottamazione di veicoli inquinanti e l'acquisto di mezzi ibridi, elettrici o bifuel al fine di ridurre l'inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell'aria. Il provvedimento, contenuto in un emendamento presentato dall'assessore regionale all'Ambiente, Sara Vito, prevede la concessione a privati, tramite le Camere di commercio di contributi per la rottamazione di veicoli a benzina Euro 0 o Euro 1 o di veicoli a gasolio Euro 0, Euro 1, Euro 2, Euro 3 e l'acquisto di mezzi nuovi di categoria M1 (destinati al trasporto di persone di massimo otto persone) bifuel (a benzina/metano), ibridi (benzina/elettrici) o veicoli elettrici.


Roma: solo tante parole


Ed eccoci invece alle note dolenti: la politica di incentivi dell’auto elettrica da parte del Governo. Di questo Esecutivo come dei precedenti. Siamo ormai agli sgoccioli della legislatura, e l’automobilista ha ricevuto da Roma solo promesse: di tanto in tanto, qualche esponente annuncia provvedimenti, che poi non vengono concretizzati. Non ultimo, fra i tanti, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, a margine della presentazione di GreenItaly 2017, il 24 ottobre aveva dichiarato (vedi qui): “Stiamo ragionando sulla possibilità di incentivare il passaggio all'auto elettrica e a metano soprattutto per famiglie che hanno redditi bassi e macchine vecchie”. Tanto che Michele Crisci, presidente e amministratore delegato di Volvo Car Italia, nonché presidente Unrae, l'associazione che riunisce i Costruttori esteri in Italia, aveva detto: “Forse ci siamo davvero. Quello che mi auspico però è che arrivi qualcosa di strutturale per cambiare il parco, non un'iniziativa veloce e una tantum. Fra l'altro, gli incentivi potrebbero essere non necessariamente monetari, ma anche defiscalizzazioni o liberi accessi al centro o a parcheggi”. In realtà, non è successo niente.


Le richieste dei Costruttori


A tale proposito, Romano Valente, direttore generale Unrae intervistato da OmniAuto.it il 28 novembre scorso (qui l'intervista completa), ci aveva spiegato parlando di auto elettrica: “L’Europa impone obiettivi precisi. L’Italia, rispetto al resto del Vecchio Continente, è molto indietro. Sono contesti diversi, ma in Cina in 6 mesi del 2017 si sono vendute 120.000 auto elettriche, 50.000 negli Stati Uniti. In Europa, in due mercati principali, ossia Germania e Gran Bretagna, fra 10.000 e 12.000. In Italia, in 6 mesi, 1.136. Lo scenario che si prefigura è questo: per lavoro e soprattutto per turismo, gli automobilisti dei Paesi confinanti con l’Italia arriveranno nel nostro Paese con la loro auto elettrica. Si aspetteranno di trovare infrastrutture, stazioni di ricarica, colonnine elettriche, officine attrezzate per la riparazione di auto elettriche e la loro manutenzione. Se l’Italia non avrà preparato un tragitto per accogliere quanti verranno nel nostro Paese con l’auto elettrica, perderemo una fetta di turismo importante. Un danno economico e d’immagine per l’Italia”.

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