E’ stata la prima SW sportiva, oltre 20 anni fa, ora tocca livelli eccezionali da tutti i punti di vista

Il “controsenso” della station wagon potentissima e cattivissima ha successo, e tanto, da oltre vent’anni. Audi, che si è inventata il genere nel 1994 con la RS2 (realizzata con Porsche su base 80 Avant), porta avanti la tradizione e con la nuova generazione torna in un certo senso alle origini: addio V8 aspirato, bentornato turbo. Ovviamente, non si tratta più del 5 cilindri 2.2 della RS2, ma del V6 2.9 biturbo che già agita - tra le altre - la RS5 Coupé.


Com’è


Agli appassionati basta uno sguardo per intuire che si tratta di una RS: glielo rivelano la coppia i terminali di scarico ovali, il contorno nero della griglia anteriore, colore ripreso per le calotte degli specchietti e per le barre sul tetto. Chiunque la incrocerà per strada, persino chi di auto sa poco o nulla, capisce al volo che questa station wagon ha qualcosa di diverso dal solito, di “sinistro”. Un esempio? I cerchi da 19” pollici come misura più piccola, per esempio. Ma ci sono anche il profilo aerodinamico inferiore del paraurti e, soprattutto, i passaruota bombati, che la fanno sembrare palestrata. Nulla da dire sulla qualità, se non che Audi è una garanzia e che la RS 4 non fa eccezione. Qualità che significa certamente ottimi materiali nelle zone più in vista e di livello appena inferiore nelle zone più nascoste, ma significa anche assemblaggio perfetto e gran gusto nell’accostamento dei colori, dei tessuti e delle superfici. Così, pur trattandosi della versione più estrema della gamma A4, la RS 4 non si dimentica dell’eleganza. E del comfort, fatto di spazio abbondante per quattro adulti - il quinto posto, quello sì invece che è davvero stretto, fra imbottitura del sedile e tunnel molto alto - ma anche di comandi posizionati in maniera semplicemente perfetta. A proposito di spazi, questa è pur sempre una station wagon: il bagagliaio da una capacità di 505 litri, che diventano 1510 abbattendo gli schienali posteriori. In vacanza in 4 ci si va, ecco, magari non portandosi proprio tutto tutto, perché lo spazio non manca ma non è nemmeno da record.


Come va


Dire forte sarebbe ovvio. Infatti la RS 4 va fortissimo, con una semplicità che è davvero disarmante. E pericolosa, se non si usa il cervello dal primo istante in cui si accende il motore fino a quando lo si spegne. Sì perché la velocità che sviluppa questa macchina, nel giro di qualche istante, fa spavento. Il fatto è che poi non se ne perde molta in curva, dato che il limite di tenuta è altissimo, quasi magnetico. L’elettronica? C’è, ovviamente, ma è molto discreta e oltre a farsi da parte, se richiesto, si può impostare in modo che metta una pezza solo poco prima del danno, spostandone in alto la soglia di intervento. Ma il più grande progresso di questa macchina rispetto alle Audi del passato (e del luogo comune), è nella completa sparizione del sottosterzo, a meno di sbagliare clamorosamente la velocità di ingresso. Insomma, nelle situazioni in cui le Audi prima tiravano una riga dritta con le ruote davanti, questa gira, svelta peraltro, aiutata anche dalle ruote dietro, a cui può arrivare fino al 70% della coppia e che quindi chiudono quel tanto che basta per permettere di usare pochissimo angolo di volante. Ciò non significa che la RS 4 Avant sia una macchina per fare traversi. Non su asciutto almeno. Di sicuro però ha un’agilità entusiasmante nei cambi di direzione, supportata alla grande dal 2.9 V6 biturbo da 450 CV e 600 Nm di coppia disponibili già a 1.900 giri. Numeri che su strada si traducono in una spinta praticamente da auto elettrica, di quelle potenti, grazie anche al cambio a 8 rapporti, rapidissimo e perfetto nella scelta delle marce.


Curiosità


La corsa all’aumento della potenza, per una volta, non c’è stata: 450 CV la vecchia, 450 la nuova. Nettamente diverso, come detto, è lo “strumento” utilizzato per raggiungerla. Se prima era un V8 4.2 aspirato, ora è un 2.9 V6 biturbo. Il che significa un netto incremento della coppia (da qualche parte di doveva essere un segno più, del resto…): da 430 a 600 Nm.


Quanto costa


Tanto in senso assoluto: 87.900 euro. Il giusto in rapporto a quello che offre, cioè prestazioni da supercar, guida coinvolgente, qualità, status, comfort e spazio. Insomma, ammesso di potersi permettere di spendere quasi 90.000 euro per una macchina (ma in un attimo si arriva a 100.000, se ci si lascia tentare dagli optional…), si tratterà di soldi ben spesi, dato l’utilizzo totale che si può fare di questa macchina. Da soli, con gli amici o in famiglia.


La scheda


Motore: 2.9 V6 biturbo a iniezione diretta
Potenza: 450 CV
Coppia: 600 Nm a 1.900-5.000 giri
Accelerazione 0-100 km/h: 4,1 secondi
Accelerazione 0-200 km/h: 14,3 secondi
Velocità massima: autolimitata a 250 km/h (280 km/h a richiesta)
Consumo medio dichiarato (NEDC): 8,8 l/100 km
Emissioni CO2 dichiarate (NEDC): 199 g/km


 

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Foto di: Massimo Grassi