Lo dice la Corte di giustizia europea: UberPOP deve seguire le regole del trasporto

Ecco il verdetto della Corte di giustizia europea: vincono i tassisti spagnoli, perde UberPOP, ossia il servizio di guidatori privati che si improvvisano tassisti, senza licenza, e scarrozzano a pagamento i clienti per la città. UberPOP deve seguire le regole del trasporto: lo stabiliscono i giudici europei che hanno preso in esame la controversia fra Asociación Profesional Elite Taxi e Uber Systems Spain SL. In Spagna, UberPOP era già stata fermata: forniva, mediante un'app, un servizio retribuito di messa in contatto di conducenti non professionisti (che utilizzano la propria auto) con persone che vogliono spostarsi nei centri urbani. Da ora, UberPOP è “un servizio di trasporto”: in Europa, se i giudici dei singoli Paesi vorranno sbloccarlo, dovranno inquadrarlo come tale. UberPOP non fornisce invece servizi propri della società dell’informazione oppure una combinazione di entrambi i tipi di servizi.


Qual è la situazione in Italia


UberPOP in Italia è già stato fermato nel 2015. Stoppata soprattutto perché il servizio permette a chiunque di fare il driver (senza alcune licenza) a patto che abbia requisiti minimi: basta possedere un’auto intestata e immatricolata da non più di 10 anni, avere almeno 21 anni, essere titolati di una patente di guida valida da almeno un anno e dimostrare di non averne subìto la sospensione e di avere la fedina penale pulita. Requisiti troppo blandi. Con ricadute negative in termini di sicurezza stradale. Comunque, dice una nota della società, UberPOP non è più disponibile in nunerosi Paesi e riguarda una parte millesimale delle attività di Uber (4 paesi su 28 dell'UE dove molto probabilmente entro un anno verrà sospeso per avviare invece dei servizi con autisti professionisti). Insomma, Uber sostiene che questa sentenza europea ha un peso specifico minimo: “Per noi cambia poco”.


UberBlack: conducenti professionisti


Cosa del tutto differente è UberBlack, l’App del taxi alternativo, fra cui i conducenti professionisti nelle berline nere: il servizio principale di Uber, l’azienda californiana che ha scatenato le polemiche nel mondo. I tassisti ritengono che Uber faccia loro concorrenza sleale. Si veda anche “Taxi vs Uber? Per Le Iene dietro c’è l’evasione fiscale”. In particolare, sostengono che le berline nere di Uber dovrebbero partire da una rimessa, e non da un punto qualsiasi della città. Uber ritiene che sia “arrivato il momento di regolamentare servizi come il nostro, ed è per questo che continueremo il dialogo con le città di tutta Europa, con l’obiettivo di garantire a tutti un servizio affidabile a portata di clic". In Italia, la legge sui trasporti è la 21 del 1992: all’epoca però non esistevano internet, smartphone, App. Il Codice della Strada è antiquato, ma la sua riforma sonnecchia in qualche cassetto: il disegno di legge non viene mai trasformato in legge, ormai dal 2013. A inizio 2017, pareva che il Governo mettesse mano alla questione (vedi questo articolo); poi non se n’è fatto più nulla.


Proiettata nel futuro


Comunque, Uber continua a pensare al futuro: fra l’altro, i suoi taxi volanti arrivano nel 2020, e c’è un nuovo accordo con Volvo sulla guida autonoma. Il tutto fra alcuni problemi da affrontare, come i licenziamenti di massa e le accuse di sessismo che hanno portato alle dimissioni del fondatore Travis Kalanick.

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