L'automobilista drogato e ubriaco investì un pedone su un raccordo dell’autostrada A1

Record: 7 anni di carcere ad un automobilista per il reato di omicidio stradale. Come riporta il corriere.it, il 21 maggio scorso, un automobilista ecuadoregno di 24 anni al volante di una Fiat Punto investì un pedone su un raccordo dell’autostrada A1. La pena è stata ridotta di un terzo a seguito del giudizio con rito abbreviato. La base di partenza era questa: il guidatore aveva ucciso mentre era ubriaco, drogato, correva a 96 km/h col limite di 30 km/h ed era scappato dopo l’investimento (omissione di soccorso, ossia pirateria stradale). La Procura puntava ad una pena di 12 anni e 6 mesi. Alla fine, il giudice ha assolto l’imputato dall’accusa di omissione di soccorso: un po’ perché la persona investita era forse già deceduta (non più soccorribile), un po’ perché il contestato allontanamento avrebbe occupato solo 7 secondi, con l’investitore fermatosi 90 metri dopo. L’uomo, invece, è stato ritenuto colpevole per guida in stato alterato sia dall’alcol che dalla droga, e perché “volava” al triplo della velocità consentita: in condizioni normali, l’autista avrebbe potuto impedire l’evento.


Che cosa è cambiato


Si tratta di una pena record a seguito dell’introduzione del reato di omicidio e lesioni stradali di marzo 2016. In passato, prima della legge sull’omicidio stradale, ogni incidente mortale era perseguito col reato di omicidio colposo, che considerava l'incidente non doloso - ossia volontario - in caso il guidatore fosse stato colto alla sprovvista; la pena andava da 6 mesi a 5 anni e molto spesso si dava il minimo di 6 mesi (come denunciava l’Associazione Vittime della Strada). C’era un’aggravante specifica per la violazione di norme stradali con pene aumentate da 2 a 7 anni, che diventavano da 3 a 10 anni, se il colpevole fosse risultato in stato di ebbrezza grave o di alterazione da droga. Ma anche in questi casi (rari), la pena era spesso quella minima. Inizialmente si è pensato di introdurre il reato di omicidio stradale doloso, con pene severissime, ma poi si è ripiegato sull'omicidio stradale colposo, a metà tra quello per volontarietà e quello per imperizia.


Molte discussioni


Il problema è che questo reato scatta anche per chi causa un incidente provocando lesioni guaribili in oltre 40 giorni: il rischio è il ritiro della patente per 5 anni, anche se il guidatore è perfettamente sobrio e in regola con i limiti di velocità. Punto debole della normativa che ha suscitato molte discussioni, così sono arrivate critiche nei confronti della legge (o della sua applicazione) per casi eclatanti come quello che ha coinvolto l'attore Domenico Diele. Per questo c’è chi vorrebbe apportare modifiche alla normativa, andando ad inquadrare quelli che sono i veri colpevoli: gli automobilisti che si pongono al volante ubriachi o drogati, che fuggono dopo l’incidente senza prestare soccorso alla vittima e che commettono gravissime infrazioni.