Lo scenario internazionale dell’oro nero: i dati ufficiali dell’Unione Petrolifera

Nel 2017 i prezzi del petrolio hanno oscillato fra i 50 e i 60 dollari per barile, con una media annua di 54,2 dollari/barile: un aumento di ben il 25% rispetto alla media 2016, superando il livello del 2015. Lo evidenzia il report di fine anno dell’Unione Petrolifera, che illustra la ragione numero uno di questo rincaro: l’accordo “Opec Plus” siglato alla fine del 2016 da 24 Paesi, per un taglio complessivo alla produzione di 1,8 milioni barili al giorno, in vigore inizialmente dal 1° gennaio al 30 giugno 2017. Accordo poi prorogato per tutto il 2018, con l’obiettivo di mantenere i prezzi sui livelli attuali, che appaiono un giusto compromesso per i Paesi produttori e consumatori, come riporta la nostra previsione di fine 2016 per il 2017. L’anno scorso non hanno pesato granché le tensioni geopolitiche nelle principali aree produttive del Medio Oriente, perché ormai il mercato non teme più crisi locali, essendo l’offerta di greggio ormai globale; troviamo tensioni in Kurdistan per esempio, dove infuria la lotta per il controllo dei campi petroliferi del nord e che vede su fronti opposti i ribelli curdi, il governo iracheno e la Turchia. Scontri anche in Arabia Saudita, con l’erede al trono impegnato in una vasta operazione di “repulisti” interno. Hanno inciso inoltre i rapporti tesi tra Iran e Arabia Saudita sul lancio di un missile yemenita verso la capitale saudita. Ha influito infine la decisione degli USA di trasferire la sede dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme con conseguenze ancora difficili da valutare.


Qual è la domanda di petrolio mondiale


La richiesta mondiale dell’oro nero è salita, nel 2017, ad una media di 97,7 milioni di barili al giorno, con un aumento dell’1,6% rispetto al 2016. A questo risultato ha contribuito soprattutto la Cina, con ben 600.000 barili al giorno in più; la domanda cresce per il terzo anno consecutivo anche in Europa, superando la soglia dei 14 milioni di barili al giorno. A livello planetario, il petrolio si conferma la prima fonte di energia, con una quota stimata in circa il 32%, seguito dal carbone con il 27% e dal gas con il 22%.


E in Italia?


Nel 2017 i consumi di energia italiani sono stati, come nell’ultimo triennio, di 161,8 Mtep (un megatep, ossia un milione di tep, una tonnellata equivalente di petrolio, è un'unità di misura dell'energia). Va rilevata un'ulteriore consistente crescita del gas (+6,6%) che, con un peso del 38,3% sul totale dei consumi, rafforza la propria posizione di prima fonte di energia italiana, seguito dal petrolio, in calo dell’1,1% e con un peso di poco superiore al 35%. In forte crescita la richiesta di energia elettrica sulla rete (+1,7% nei primi 10 mesi, contro il -0,8% dell’anno scorso), spinta in particolare da motivi climatici (temperature estive più elevate).


Le stime mondiali per quest’anno


Nel mondo, proprio grazie all’accordo “Opec Plus”, le attese sui prezzi per il 2018 in media non dovrebbero allontanarsi troppo dalla forchetta 55-65 dollari/barile. Se nel corso del 2017 l’offerta mondiale di petrolio è cresciuta in misura modesta per i tagli previsti dall’accordo, il patto nel 2018 non prevede più esenzioni per alcuni Paesi (tra cui Libia, Nigeria e Iran) come nel precedente, ma richiede il coinvolgimento di tutti gli aderenti.