L'obiettivo è ridurre i morti sulle strade a doppio senso di marcia con due corsie. Oltralpe scoppia la polemica

In Francia, su 400.000 km di strade secondarie a doppio senso di marcia, il 1° luglio 2018 il limite di velocità scenderà da 90 a 80 km/h: lo ha annunciato Édouard Philippe, il primo ministro francese. Obiettivo di questo test (20.000 i segnali stradali che dovranno essere sostituiti) che durerà circa un anno, è far calare i morti. Infatti, su quelle strade, nel 2016 hanno perso la vita 1.911 persone (il 55% del totale nel Paese): quei 10 km/h in meno permetteranno di salvare 300 o anche 400 individui l’anno, fra guidatori e passeggeri. Queste le stime del Conseil Interministériel de la Sécurité Routière (CISR). Dopo l’esperimento si tireranno le somme. Più in generale, Philippe ha detto: “Ci sono 3.500 morti e 70.000 feriti l'anno. Dopo decenni di progresso, i nostri risultati sono peggiorati, mi rifiuto di considerarlo una fatalità”.


Critiche feroci


Diverse associazioni di automobilisti sono sul piede di guerra contro Philippe. Un sondaggio rivela che il 59% dei francesi è sono contrario a questa misura. L’associazione “40 milioni d’automobilistes”, attraverso un sondaggio, ha raccolto 600.000 firme contro gli 80 km/h: un “progetto completamente inefficace contro la mortalità stradale”. Secondo numerosi transalpini, il provvedimento non ridurrà i morti, ma piuttosto “riempirà le casse dello Stato”. Con quale meccanismo? Semplice: in presenza di autovelox, più basso è il limite di velocità, maggiori le possibilità che qualche automobilista sfori. Specie i primi tempi, nonostante l’ovvia presenza di cartelli che segnala il limite di 80 km/h anziché 90 km/h: i guidatori sono abituati al vecchio limite e potrebbero non adattarsi immediatamente alle nuove norme. Addirittura, il timore è che l’abbassamento del limite di velocità abbia conseguenze negative sull’attività economica soprattutto nelle vaste zone rurali del Paese. Ma Philippe, del partito macronista “La République En Marche!”, non intende retrocedere di un millimetro. E vuole “accettare l’impopolarità”, se è il prezzo da pagare per salvare vite, ha dichiarato.


Quali risultati?


È impossibile stabilire se l’abbassamento del limite da 90 a 80 km/h porterà i benefici sperati, nonostante le esternazioni pubbliche di Philippe e degli esperti sulla sicurezza stradale in Francia, certi di combattere la carneficina. Non ci sono statistiche univoche e incontestabili. Senza contare che i fattori in gioco sono una miriade: guida in stato d’ebbrezza e sotto l’effetto di stupafacenti, mancato rispetto della distanza di sicurezza, più quella piaga difficile da arginare che è la distrazione per uso improprio dello smartphone. Da parte sua, l’associazione “40 milioni d’automobilistes” cita precedenti a proprio favore: sostiene che lì dove il limite è sceso, in realtà i morti non sono diminuiti per niente. Portando l'esempio della Danimarca, sostenengono che ci siano altri modi per combattere e multare chi non rispetta, a beneficio della sicurezza stradale. Tutto è raccolto nel Libro bianco. In particolare, l’associazione “40 milioni d’automobilistes” ha nel mirino chi beve alcol o si droga e poi guida e chi provoca sinistri guardando il cellulare anziché la strada: chiede misure più severe contro questi soggetti pericolosi. Ed ecco quindi perché attacca Philippe col manifesto della battaglia contro gli 80 km/h.